Archivio mensile:marzo 2013

Beauty in the garbage.

Ovvero, gli empties del mese.
A quasi due mesi dall’avvio claudicante della mia nuova avventura blogghifera, credo sia giunto il momento di unirmi insieme a tutte voi beauty addicted e mostrare al mondo che sì, compro davvero un sacco di roba, ma cerco di finirne altrettante (più o meno…ok, almeno ci provo).

Credo che quello dei prodotti finiti sia uno dei post più utili in circolazione, un po’ per fare una piccola overview di ciò che è finito sulla nostra faccia/corpo negli ultimi tempi, ma soprattutto come una sorta “di piccola terapia di gruppo” per tutte le ragazze che come me, si rendono conto di comprare davvero tante tante tante cose (riuscirò davvero mai a finire tutti gli ombretti che posseggo?e sapendo questo, con quale coraggio continuo a comprare palette come se non ci fosse un domani?).

“Ciao sono G., sono una consumatrice compulsiva di make up. In questo mese sono stata brava e ho finito un sacco di prodotti.”

Ora, passando in rassegna il mio piccolo cestino, noterete che non si sono prodotti come i bagnoschiuma, dentifricio, deodorante e simili. Ecco, non imbrogliate. A meno che non siate fan delle dirrty girl, sono prodotti che si usano su base quotidiana e spero non usiate più di due deodoranti alla volta, o più di due detergenti intimi. No perchè altrimenti state messe peggio di me.

beautygarbage

Quello che veramente mi preme finire, e che voglio condividere con voi, sono quei prodotti che hanno cugini o fratelli per casa, che stazionano lì da tempo immemore che abbandono per correre dietro alla novità del momento. Oppure le creme per il corpo, che continuano a regalarmi e che io uso davvero davvero di rado (sono riuscita a finirne solo una in vita mia, in un momento in cui c’avevo dato veramente sotto con lo smaltimento).
E poi loro, i miei trucchi. Perchè sono tanti e non sembrano aver voglia di finire. Dovreste vedere i miei salti di gioia quando comincio a intravedere il fondo di qualcosa (potrei fare un post sui trucchi con il buco, quello si che mi darebbe soddisfazione:P).

C’è un altro argomento correlato che dal mio punto di vista non va sottovalutato. L’angoscia emotiva che mi provoca il tentativo di finire un prodotto, soprattutto se non mi piace granchè oppure ho cose che gradisco di più in giro per casa. Sono davvero frustrata quando giorno dopo giorno riprendo in mano la stessa bottiglietta e mi accorgo che ancora no che non è finita. Sta lì che mi sorride beffarda, consapevole dei mille trucchi che uso per ucciderla. Quindi sì per me è fondamentale finire quello che ho, ma questo non significa che sia una cosa che faccio con leggerezza emotiva, o che faccio con costanza.

1. Acqua Micellare Sephora. 

Dopo i primi entusiasti utilizzi, dovuti essenzialmente alla scoperta di un nuovo modo di struccarmi (è stata la mia prima acqua micellare) – in cui una sostanza a prima vista così leggera riusciva a portarsi via tutto il trucco – ho dovuto drasticamente ridimensionare le mie aspettative. Sul viso non mi piace troppo perchè secca molto la pelle e io sono abituata comunque a fare un secondo step con acqua e sapone. Sentivo la pelle tirare tantissimo e dovevo mettermi sempre la crema (cosa che, sappiatelo, non mi piace tanto fare di sera). Ho poi notate che le zone in sono ancora presenti i segni dell’acne e qualche brufoletto (intorno alle labbra), assomigliavano a una terra colpita dalla siccità: crepe, mancanza di elasticità, rossore ancor più evidente. Usata con meno regolarità non creava questi problemi, dovuti, credo, all’uso costante.
é stata riciclata a struccante per gli occhi. Così il nostro rapporto è continuato con molti meno problemi, anche se verso la fine ha iniziato anche a bruciarmi gli occhi se non facevo abbastanza attenzione.
Adieu.

2 e 3. Sensai Silky Purifying Kanebo: Cleansing Oil e Instant Silky Foam.

Sono due prodotti diversi, ma per cercare di non rendere questo post infinito ve ne parlo insieme visto che vanno usati in combo. Li avevo comprati credo due anni fa (no, non sono scaduti nel mentre), quando la mia pelle ha iniziato a dare evidenti segni di squilibri (= bolle a non finire) in una spa in cui vado tutti gli anni.
Sono costati veramente troppo e il risultato mi ha lasciato abbastanza perplessa.
Tanta gente, anche con la pelle mista, si strucca con gli olii. Io credo non lo farò mai più. Pur essendo un prodotto per pelli problematiche che io toglievo con particolare alacrità, lasciava sulla pelle una sensazione per me poco piacelo.
La mousse era un’idea carina, già pronta all’uso senza bisogno di acqua. L’ho usata dopo l’olio e spesso anche la mattina per lavarmi il viso. Un sapone come un altro se non fosse per il fatto che a contatto con gli occhi bruciava maledettamente. E tendeva a rendere arida la pelle.
Oltretutto ho capito solo con il tempo che tutto ciò che ha azioni purificanti sulla mia pelle non va bene. Tende a buttare fuori tutte le impurità e a seccare una pelle che grassa non è.
Ho fatto davvero una fatica infinita a finirli. credo che la mia esperienza Kanebo può dirsi conclusa (ho ancora un altro prodotto da finire e quello veramente è anche peggio ç_ç).

4. Acqua di Luna Lush.

è stato il mio primo tonico non da supermercato. Ne ero entusiasta così entusiasta che ne avevo due confezioni. Entusiasta sì, ma dell’idea. Perchè per me Acqua di Luna non fa quello che dovrebbe fare un tonico: riequilibrare. Troppo aggressivo per i miei gusti, mi creava arrossamenti e faceva tirare la pelle (immaginate usato in combo con l’acqua micellare di Sephora cosa poteva essere). L’ho continuato a usare perché sarebbe stato davvero un peccato buttarlo, ma mi sono un po’ pentita della scelta. In compenso ottimo per assicurarsi di essersi struccati del tutto. Ho detto basta e sono passata a un tonico più lenitivo che sto adorando per ora.

5. Maschera dolce aromatica alle 3 rose Nuxe.

Comprata nella fase critica delle mie impurità sotto pelle, perché ne avevo sentito parlare (di una sua cugina in realtà) da qualcuno su youtube. Ero disperata.
In base alle informazioni sulla confezione dovrebbe essere purificante (ardaje!) e schiarente. Nel complesso è una maschera che non mi è dispiaciuta, ma non perchè mantiene le promesse. Non ho visti miglioramenti per lo stato delle problematiche, in compenso dava subito un aspetto più compatto e radioso al mio viso. In più aveva un buon odore di rose ed era estremamente morbida e piacevole, perchè non si assorbiva mai del tutto ma rimaneva della consistenza di una crema. Il nostro rapporto si è concluso abbastanza bene ma non la ricomprerò perché ho bisogno di qualcosa di più specifico.

6. Pure skin anti-spot moisturizer Essence

Acquistata tanto per – ero in una di quelle fasi di attacco selvaggio allo stand essence appena rifornito. E invece non è una cremaccia come il brand potrebbe far pesare. Non ha particolari effetti benefici, però non peggiora lo stato della mia pelle, non fa uscire sfoghi indesiderati, ha una bella consistenza. E poi ha un prezzo fuori mercato. Uniche note negative: va centellinata, nel senso che se se ne usa troppa tende a lucidare la pelle e a non far durare il trucco; e non ha un elevato potere idratante (forse a causa del problema precedente).
é finita così, nell’anonimato con cui tutto era iniziato. Non la ricomprerò perchè sto cercando di trovare una crema adatta in tutto e per tutto a me.

7. Energy Serum Intensive SP Wella.

Un siero molto acquoso che io ho usavo sulla cute per poi spargerlo sulle lunghezze, dopo aver lavato i capelli (si poteva usare anche sui capelli asciutti ma non sono un’amante dell’impastrocchiamento dei capelli puliti). L’avevo comprato dal parrucchiere in un periodo in cui i miei capelli cadevano come foglie (e non era autunno). Usato con costanza dovrebbe andare a irrobustire alla radice e a dare un aspetto più forte a tutto il capello.
Mi è dispiaciuto molto finirlo, perchè oltre a rendere vagamente più forte il mio capello (probabilmente lo usavo con troppa poca costanza rispetto a quanto indicato), rendeva più facile pettinarli senza spezzarli. Ora però voglio provare altri lidi e sperimentare un pò nel mondo del capello.
Anzi, se avete qualche buon prodotto per irrobustire i capelli, fate un colpo.

8. Maschera rinforzante extra volume Collistar

Non merita nemmeno due parole secondo me. Si tratta semplicementi di un balsamo ultra siliconico che lì per lì sembra rendere il capelli più setoso e corposo. Non fidatevi, è tutta un’illusione. Ho finito per usarlo come balsamo davvero per poi passare a una maschera degna di essere chiamata tale.

9. Erborian bb crème in light

La prima bb cream che ho utilizzato. Ed è stato subito amore. Mi piace molto l’effetto che lasciano le bb crème per non parlare della strana coincidenza in base alla quale nel periodo di utilizzo della suddetta, pur trattandosi di un prodotto siliconico e idealmente dannosissimo, la mia pelle stava molto molto meglio (già perchè sappiate che non tutti i siliconi sono uguali…tra le altre cose). Alla sua dipartita sono stata un pò triste, ma non l’ho ricomprata perchè ho preferito provare qualche altra marca (Embryolisse e skin79).

10. I love extreme Essence.

Lui è bello, soprattutto dopo qualche tempo dall’apertura. Super economico. Nerissimo.
L’unica pecca è che non mi dura tantissimo ma tende a sbavare un pò. Non gliene faccio una gran colpa visto il prezzo ridicolo. Ora sto usando un altro mascara, ma lui è sempre nel mio cuore pronto per essere riacquistato.

11. Hipnôse Doll eyes Lancome

Diro una cosa per nulla politically correct, ma io questo mascara l’ho fregato a mia madre (io non spenderei mai tutti quei soldi per un mascara, sincera). Sì, stesso scovolino, stessi batteri. Ma i miei occhi stanno benissimo. Naturalmente, è stupendo, adoro la forma dello scovolino che riesce a prendere anche le ciglia all’interno; ha un bel nero, è abbastanza resistente. Ma se nessuno me lo regala rimarrà là, perchè mi sembra una follia spendere così tanto per una variazione impercettibile del risultato. Oppure continuerò a rubare ascara costosi a mia madre 🙂

12. Miracle Lancome

Sì ho finito un profumo! Una delle cose che mi rende più felice, perchè mi rendo conto che usare tre o quattro profumi insieme è un peccato, visto che tendono a svaporare e non sono molto economici. Quindi ho fatto un piccolo fioretto: non ricomprare profumi da più di 50€ fino a che non avrò finito tutti quelli in mio possesso. La cosa è finita che mi sono comprata un’acqua di profumo e me ne sono innamorata, abbandonando i miei profumi, ma questa è un’altra storia di cui vi parlerò più avanti. 🙂 Miracle è stato il mio profumo per molto tempo, ha una nota dolce e floreale che mi manda in brodo di giuggiole, purtroppo come quasi tutti i profumi, sulla mia pelle non è per nulla persistente.

Ecco, questi sono tutti i prodotti sensati che ho finito in questi due mesi (febbraio/marzo), ce ne sono altri in dirittura ma me li riservo per aprile visto che mi sentivo già abbastanza soddisfatta.

Come avrete visto tendo a concentrarmi nel portare alla fine quei prodotti che non mi piacciono più molto, in modo da non vederli ancora per casa, anche se questo non mi rende affatto felice talvolta.

Ennesimo post infinito, se siete arrivate fino in fondo, sappiate che vi amo alla follia. E meritate tuta la mia stima e anche una palla di pelo di Dorian.
Prometto solennemente di essere più concisa…la prossima volta 🙂

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Momenti Zen | 1. Corpo.

Finalmente a casa, dopo una giornata che sembrava non darmi più pace, con ora che si automoltiplicavano come batteri, farcite di telefonate indiavolate scadenze da rispettare, documenti scomparsi, litigi causati dall’ansia di prestazione. Per di più fuori piove forte e l’autobus mi e la metro era un carro gestiamo diretto al mattatoio, sono riuscita a respirare solo una volta scesa a Termine, per tornare riempire bene i polmoni per la tratta successiva. Potrei iniziare a darmi all’apnea sportiva.

Il primo pensiero degno di una qualche utilità è doccia. Calda, bollente, piena di vapore. In rado di uttar via dalla mia pelle tutto lo sporco della città e le brutte sensazioni di una giornata proprio no.
Sono decisamente una ragazza da doccia.
Il bagno non metto in dubbio, ha un’alare tutta romantica, fatta di bolle di sapone profumate, relax e una preparazione che sembra già di suo un piccolo rituale.
Ma,a parte il fatto che sono una stagista che vive a Roma in affitto, e mi devo un attimo accontentare di quello che riesco a trovare a un prezzo che sia inferiore al mio rene sinistro. Dall’altro mi piace proprio la doccia, mi dà una sensazione di maggiore pulizia e il rumore dell’acqua che scorre, il getto contro la nuca sono elementi terapeutici. Non da ultimo è più ecologica e questo per me è un fattore molto importante.
Però, ecco, ci sono momenti in cui non c’è nulla di meglio di abbandonarsi in stato semi vegetativo a un tripudio di vapori e acqua calda. Farsi travolgere dall’effetto rigenerativo dell’immersione nella vasca, lasciando tutto il mondo fuori dalla proprio bagno, che in quel momento diventa un regno.

Butto via i vestiti, tiro fuori il mio miglior pigiama – sì proprio quello rosa con gli orsetti, che mica io mi sento una bambina.

L’ipod è al suo posto e c’è la mia playlist speciale ad attendermi, insieme a qualche candela profumata e a una birra ghiacciata, che per me è meglio di un moment.

zen1collage

**I prodotti di cui andrò parlando hanno un comune denominatore che li rendono perfetti: sono avvolgente e riescono perfettamente nello scopo di rigenerarmi e coccolarmi, magari non saranno perfetti per lo scopo che l’azienda ha pubblicizzato ma per me svolgono la loro funzione senza essere aggressivi o disturbanti. In certi casi ho proprio bisogno di coccole di bellezza. A questo proposito mi rendo conto che magari esistono prodotti che svolgono meglio il loro lavoro, ma richiedono uno sforzo in termine di accettazione, sentire la pelle che tira, un odore molto fastidioso, una consistenza terribile e difficile da gestire…**

Accendere la propria candela preferita.

Nel mio caso la scelta, banale, ricade su una yankee candle, nella profumazione clean cotton. Visto il costo proibitivo (12€ nella versione piccola), questa candela è un regalo saltuario e va centellinata. Però ha un’odore che mi fa pensare alla morbidezza dei vestiti appena lavati, leggermente indorati dal sole. Mi fa ricordare le mie estate di bambina e mi fa sorridere appena la accendo.

Detersione ad alto tasso di piacere olfattivo.

Usate non il primo bagnoschiuma che vi capita sotto mano, ma quello più bene; considerato un pò speciale. Se non ne avete uno, procuratevelo solo per questi momenti.
Tutti i giorni, ammetto, uso un bagnoschiuma nella versione barile, di quelli che si trovano in offerta al supermercato. Però quando mi voglio regalare un momento di vera auto-dolcezza, prendo il pezzetto di Nonsimangia! Lush, che è dolcissimo e avvolgente. Mi fa pensare di essere finita dentro un barattolo di miele zuccherato. (sì adoro gli odori dolcissimi se non si fosse capito)

Buttate via tutto quello che del mondo vi è rimasto intrappolato addosso.

Insomma fate uno scrub, ma uno di quelli delicati, evitate i simil “carta vetrata” dall’indubbio potere sulla circolazione o sulla cellulite, preferitene uno che magari fa il suo piccolo lavoro, ma lo fa senza aggredire la vostra pelle, in modo da trasformare lo scrub in un male necessario ad un passo confortevole. Io di solito uso lo scrub della Guam, che è potentissimo e fantastico sulle cosce e cuscinetti vari ma non certo proprio il massimo della goduria per la mia pelle ultradelicata; al suo posto preferisco usare lo scrub Cocco e Vaniglia di Sabon, che ha un profumo che…mamma mia, se amate il cocco, ecco non potrete che innamorarvene follemente. Inoltre è talmente delicato che dopo non necessita nemmeno di una crema idratante.

Amiamoci e dimostriamocelo.

Ecco, io una cosa che proprio non amo è passarmi la crema idratante addosso. Le scie, il dover aspettare che si asciughi, i miei terribili tentativi di essere veloce e finire per trasformarmi in una melma di pelle umida e crema. La mia via di salvezza l’ho trovata nei balsami solidi idratanti da usare sotto la doccia. Ce ne sono diversi in giro, ma il mio preferito è Summer Honey di Bomb Cosmetic, che mantiene la fragranza di miele e cocco. Una buona alternativa (anche se più cara) è Cantando sotto la pioggia di Lush.

é ora di uscire. La birra finita è siamo anche arrivate alla fine di un capitolo particolarmente intenso. E poi la pelle delle dita si sta raggrinzendo, segno inequivocabile che, per quanto vorremmo, non siamo pesci.
Ma per noi non è ancora finita, ci aspetta altri fondamentali momenti zen.

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Diario di una consumatrice non responsabile: il marketing dei colori

 Ieri stavo sistemando nel mio ripiano al bagno tutti i prodotti di skincare che ultimamente sto utilizzando con frequenza e che mi hanno fatto accantonare il resto. Hanno tutti le confezioni bianco e rosa pallido.

Il verde, invece, era il colore che predominava in precedenza, quando la mia pelle gridava pietà. Mi piaceva usare prodotti verdi, nel packaging o proprio nella consistenza del prodotto.

Proprio oggi stavo passando in rassegna i prodotti che reperisco per il corpo. Sono tutti bianchi.

Le mie spazzole, scelte tra mille colori, sono tutte nere.

Sto parlando solo di banale packaging, di null’altro. Ma è una cosa che mi ha fatto un po’ riflettere. É come se inconsciamente associassi questi colori a determinati benefici e sensazioni. Probabilmente il rosa pallido mi fa pensare a una pelle sana e curata. Il bianco mi ricorda la morbidezza e la calma. Il nero mi fa pensare a qualcosa in grado di domare, tenere a bada.

Come vi dicevo sono una persona che acquista in modo compulsivo, ma che poi ci rimurgina molto su. Dopo.

Non sto dicendo che acquisto solo in base al packaging e al suo colore. Sono una che si mette a fare qualche ricerca prima, a capire che benefici può avere quel prodotto sulla mia pelle, se ha qualcosa di diverso dai prodotti usati in precedenza, per il quale valga la pena provare.

Però, ecco, forse il packaging e i colori hanno la loro influenza, magari minima, sicuramente inconscia. Non ho acquistato questi prodotti d’impulso, ma è come se fossi maggiormente soddisfatta del loro colore, della loro univocità cromatica.

Facendo qualche ricerca sui miei libri di marketing non ho trovato grandi riscontri: come consumatrice compulsiva dovrei essere attirata dai colori squillanti, in grado di indurmi alla call to action e alla felicità, mentre come consumatrice “responsabile” dovrei essere attratta dal prestigio che emana il blu (tipo Barilla e Dior, per fare un’esempio).

Insomma rispetto a quello che la teoria del marketing dice, io credo che la piacevolezza del colore, oggi, non sia un elemento da tenere in considerazione nella fase di pre-acquisto, quanto nella fase di soddisfazione post-acquisto.

In particolar modo questo mio punto di vista, frutto solo della mia piccola esperienza personale, vale in un campo come quello cosmetico, in cui l’acquisto è sempre più condizionato dall’immensa massa di informazioni bottom-to-bottom (anche se sul flusso informativo tra noi e le aziende potrei aprire una parentesi lunga una vita) che circonda noi consumatrici. Difficilmente compriamo un prodotto così, solo perché in quel momento ci piace, ma siamo sicuramente più condizionate da canali alternativi quali video youtube, blog e forum.

Siamo consumatrici molto preparate in fondo, che si mattono a leggere gli inci dei prodotti, che non si fidano più solo del consiglio dell’inesperta commessa di turno; facciamo prove, valutiamo i prezzi in base alla quantità e agli ingredienti.

Ma rimaniamo sempre consumatrici passionali, attente, credo, anche al bello.

Ok, questo è un semplice sproloquio della domenica mattina assolutamente fuori programma (vi volevo parlare di trucco primaverile, pensa un pò…), non so se abbia senso o se possa interessare a qualcuno. Purtroppo sono laureata in comportamenti di consumo, oltre ad essere una consumatrice inarrestabile, e non posso fare a meno di farmi mille pare mentali sui miei acquisti.

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What I want for christmas…isn’t you.

Ho letto con piacere questo TAG sul blog di Misato e di Drama’n’Makeup, quindi ho pensato di riproporlo anche qui. Si parla spessissimo dei prodotti che ci piacciono, che vorremmo acquistare, così come di quei prodotti che con l’uso ci hanno molto deluso. Ecco, allo stesso modo credo sia molto interessante capire quali prodotti invece non hanno su di noi alcun tipo di interesse, seppur molto decantati. Tutti quei prodotti sui quali abbiamo deciso di non spenderci una lira, magari dopo anguste riflessioni  – sì, in fondo siamo tutte vittime del marketing – oppure perchè semplicemente si discostano troppo dal nostro stile, dalle nostre abitudini.

NonWishlist

1. Palette 88 colori Zoeva. Ecco, lo so che idealmente sono perfette per entrare nel favoloso mondo dei trucchi, ma io non ho mai capito a cosa mi sarebbero mai potuti servire millemila colori dei quali molti non avrei mai utilizzato, altri molto simili tra loro e altri ancora quasi inservibili in quanto a scrivenza. Oltretutto non mi è mai piaciuto il fatto che fossero divise per finish e ho sempre trovato scomodo il packaging.

2. Extra Volume lipgloss Kiko:  In realtà io odio l’intera categoria dei lucidalabbra, ho inserito questo solo perchè ne ho visto un pò parlare in giro per il web e perchè evito di uscire fuori dal Tag. Non tollero le sensazioni viscide sulle labbra, non mi piace il fatto che appena tocco una tazzina, una sigaretta rimane quell’alone plasticoso e appiccicoso ovunque, che mi si appicchino i capelli sulla labbra (ed evito scurrili battute infelici, perché non voglio essere la solita scaricatrice di porto). L’unico lucidalabbra che ho l’ho usucapito da mia madre e credo di averlo messo due volte in cinque anni.

3. Posietint by Benefit. All’inizio del mio vorticare cosmetico, ero rimasta affascinata da queste deliziose boccette esposte nel counter Benefit, poi ne ho aperta per avere più chiaro cosa realmente fossero. Ecco, questo dubbio mi è rimasto. Non ne ho capito bene il senso, ne la modalità di utilizzo. Troppo liquido, troppo chiaro, troppo caro. Rimarrà lì a vita, insieme a tutti i suoi cugini.

4. Fondotinta Bare Minerals: lo inserisco perché è l’emblema di come il trucco, come qualsiasi altra passione, ha bisogno di ricerche. All’inizio della mia avventura cosmetica lo bramavo, lo volevo a tutti i costi. Poi entrando un po’ più dentro il mondo minerale ho capito che esistevano delle alternative nettamente migliori per quanto riguarda la resa e a un prezzo molto più basso. Quindi adieu.

5. Mascara Pupa Vamp: non ho mai capito bene cosa dovesse attirarmi di questo mascara è…banale, e per molto meno trovo mascara che regalano il medesimo effetto; credo che molti mascara low cost diano una resa nettamente migliore a un prezzo molto più competitivo. E poi sì, ho odiato alla follia la mega campagna di marketing che avevano imbastito per costringere ogni donna su questo pianeta a dover comprare ‘sto benedetto pupa vamp (che poi non entro in merito del pessimo nome…ma chi ti ha deto che voglio essere Vamp?). Mai cercato.

6. Chubby Stick Clinique: io amo i rossetti. Mi piacciono le cose che si imprimono sulle labbra, ben pigmentate, durevoli, colorate. In caso contrario preferisco il fido burrocacao (che poi ne esistono anche di colorati). Ora, capisco la genialità di farli a forma di pennone, ma i dubbi continuano a perplimermi: perchè dovrei acquistare un chubby stick invece che un burrocacao colorato?

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Salviamoli dai pregiudizi: Good Girl Sleek I-divine.

Io amo le palette sleek.

Dal punto di vista qualitativo, trovo che abbiamo un rapporto qualità/prezzo ottimo, buona scrivenza e sfumabilità, i colori sono intensi e durevoli sulla palpebra. Sì, sfarinano un po’/tanto, ma sinceramente avere le palette sporche non è una cosa che mi turba particolarmente.

Oltre a questo, credo che propongano dei range di colori molto in linea con le mie aspettative creando delle combinazioni ottimali. Dal mio punto di vista si possono trovare sia palette che “vivono di vita propria”, ossia contemplano un bilanciamento di colori in grado di creare looks con la sola palette (come la acid, forse la più bella secondo me, la ultra matte v.2, la storm); dall’altro lato ci sono palette che danno la possibilità di avere set di colori brillanti di non sempre facile reperibilità, soprattutto con una buona qualità, e che difficilmente vengono proposti tutti insieme in una singola palette (ricordo le 20 sfumature di marrone…), ma che per come mi trucco io, hanno bisogno di un ausilio di colori scuri/ chiari (sto pensando alla ultra matte v.1, la snapshots…)

Naturalmente questa finta divisione dipende moltissimo dalle abitudini di trucco e dalle preferenze di colore. Per farvi un esempio io troverei difficilissimo truccarmi solo con la au naturel, perché generalmente ho bisogno di una botta di colore negli occhi, per lo stesso principio, però, anche una palette colorata come la ultra matt/1 non mi basterebbe, perché ho bisogno anche di colori scuri e gradienti perché amo sfumare colori.  Questo tipo di discorso di autosufficienza vale fino a un certo punto, perché non credo sia così necessario avere tutti i prodotti per un total look occhi.

L’unico caso in cui può invece essere una discriminante interessante è per chi viaggia spesso e deve rimanere leggero: credo che le palette sleek siano utilissime per chi come me è abbastanza trotterellante: sono leggere, sottili e hanno uno specchio abbastanza grande da poter essere utilizzato per truccarsi (hai presente la camerate da 16 in inter-rail? ecco…). L’unica cosa che mi mette un po’ ansia ogni volta è la stabilità e la resistenza (non sono scaramantica, ma meglio non rischiare…lo specchio rotto non è esattamente nelle mie aspettative più rosee).

Quella di cui voglio parlarvi oggi è una delle palette credo meno considerata (e forse anche meno acquistata) in assoluto della famiglia Sleek: la Good Girl.

E voi direte, sei un genio, sceglie proprio la palette che oltre a essere un po’ sfigatina, era un pure un l.e. del 2010?
Sì.

A parte il fatto che è rimasta in giro per tantissimo tempo (a differenza della sorella “Bad Girl”) e la si può ancora trovare abbastanza facilmente su ebay, mentre sul sito sleek non ne porta traccia.
Ho scelto lei per un motivo in particolare: sfrutto questa palette per parlare più in generale di tutti quei colori considerati poco sfruttabili, usati davvero di rado e che compongono in toto la palette, e cioè i rosa e i rossi. Questi colori si possano utilizzare senza risultare delle barbie contemporanee o con gli occhi malati (mia madre, la prima volta che utilizzai morello – il rosso più scuro – nella rima ciliare inferiore voleva portarmi dal dottore convinta avessi un orzaiolo).
GoodGirl

Faccio una premessa (stranoooo): io non sono una tipa troppo girly, non amo troppo le pucciosità, anzi direi tutt’altro.
Ma ci tengo a spezzare una lancia a favore del rosa: è un bel colore, forse un po’ anni ’90/ inizio 2000, ma che andrebbe rivalutato. Soprattutto il range proposto dalla Good Girl, che consta di fuxia accesi, pescati, rosa con una bella connotazione di rosso, aranciati e rossi intensi. Insomma anche il rosa è un colore declinabile in mille modi ed ha sfumature molto diverse, non esiste solo il rosa hello kitty!

A livello di packanging e presentazione, a parte la classica palette, due paroline le merita la scatolina di cartone in cui era contenuta: no,va beh, ok essere brave ragazze, ma questo non significa che siamo bambine che giocano con le bambole. Perché la confezione faceva davvero pensare ai trucchi che mi comprava mamma a sei anni.

Vi lascio a un breve swatch delle colorazioni che non sono in grado di descrivere bene, vi posso solo dire che:

  • i colori sono tutti o frost o satinati, ma per questa tipologia di colore risulti la scelta più sbarazzina.
  • La scrivenza, la durata e la sfumabilità sono eccellenti. Sfarinano un pò al momento del prelievo ma non creano fall out devastanti.
  • Credo che i colori siano ben alternati tra caldi e freddi in una scala che va dal rosa all’arancio al rosso.
  • Per tutto il resto c’è Google.
goodgirl_swatches

Parlando di occasioni d’uso, io non ne vedo limitazioni, tranne quella – per il mio gusto – di aver bisogno di altri prodotti di appoggio (come dei colori scuri) e quindi non la trovo pratica da portare in giro. Per il resto la maggior parte delle faccione impastocchiate qui sotto sono state realizzate alle 8 di mattina, per andare al lavoro, al massimo serve un pò di tempo e accortezza nella base.
Insomma, secondo me se avete tempo è un prodotto che può andare benissimo sempre (no, non vi rifugiate nei soliti marroncini, che tanto i vostri colleghi non cambiano opinione su di voi se usate un po’ di colore!).

Visto che una review non so farla granché bene, visto che le mie opinioni non sono mai chiare e imparziali, vi lascio qualche make-up realizzato con la palette.
Ve lo devo dire che non sono una truccatrice, che non sono esattamente brava a truccarmi e che i miei accostamenti non sono nemmeno così originali ma visto che “lo spazio è mio e decido io”? 🙂

No davvero, non mi insultate troppo.

goodgirlcollage
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