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Chromagraphic Pencil in Hi-def Cian Mac – Review

Di solito sono una persona che ci mette secoli a farsi un’idea decentemente stabile su un prodotto. Sono il genere di utilizzatrice che cambia opinione molto facilmente e prende per questo grosse cantonate. Di solito all’acquisto di un prodotto segue un periodo di folle e cieca felicità, in cui tutto mi sembra meraviglioso e non sembra esista altro. Poi arriva lei, la cruda e pragmatica verità, e mi rendo oggettivamente conto dei limiti o degli effetti più o meno negativi, quegli elementi che insomma solo l’uso prolungato può dare.

In questo caso invece mi sento già pronta a parlarvi di un prodotto acquistato da relativamente poco tempo (il giorno del mio mini corso da Mac)

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I motivi sono semplici: in primo luogo, l’ho usata davvero moltissimo (non dico tutti i giorni ma almeno tre volte a settimana) e in diverse condizioni climatiche (per quello basterebbero due giorni, visto che qua ogni giorno è una sorpresa…sarà estate o autunno?); aggiungiamoci poi che le caratteristiche che cerco in una matita occhi mi sono ben chiare e abbastanza oggettive, o le hai o non le hai.

Qualche info preliminare: la hi-def cian è uscita con la color of the eye in tutti i punti vendita Mac, ma si trova tutto l’anno nei pro store, al prezzo di 17€. E sì, per me li vale tutti.

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Partiamo dal motivo che mi ha spinto all’acquisto: il colore. Si tratta di un intensissimo color ciano nudo e puro, una specie di color cielo nei pomeriggi di primavera, quando ancora ci sono le nuvole che serpeggiano sopra di noi e i colori sono vividi e pieni di vita(le spiegazioni dei colori…queste sconosciute!). Per me è un colore meraviglioso, che trovo si sposi benissimo con l’iride scura dei miei occhi.

Non metto in dubbio, però, che si tratta di un colore che deve piacere; sicuramente per chi non è avvezzo ad utilizzare prodotti dai colori particolarmente squillanti il salto da ciano a color puffo è molto breve. Secondo me però si tratta di una colorazione molto portabile e in grado di vitalizzare magari un semplice trucco sui toni del taupe (in genere lo preferisco su colori freddi) perchè riesce a dare luce all’occhio, dando quella spinta in più ai marroncini su cui inevitabilmente si cade quando la mattina abbiamo fretta e paura di sbagliare.

Mi piace moltissimo nella rima interna dell’occhio ed è anche il modo in cui la sfrutto maggiormente; a mio avviso (o almeno, addosso a me) risveglia e apre lo sguardo, e ha soppiantato la banalissima matita color burro, che mi aveva un pò stancato. Questo è l’utilizzo principale che ha avuto da quando l’ho acquistata.

Una cosa su tutte mi ha colpito di questo prodotto: la sua durata nella mia lacrimosissima rima interna, detta anche l’inferno delle matite perchè non riesco mai ad avere un tratto pieno – alla prima passata è proprio un miraggio, con alcune nemmeno facendo avanti e indietro una miriade di volte – e se, per puro miracolo, riesco a colorarla in qualche modo, il colore rimane per un tempo infinitesimale (a volte un’oretta, spesso e volentieri dai 10 ai 20 minuti).

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

La mina morbidissima di questa matita permette un tratto perfetto al primo colpo, e quando la indosso – senza fissare con alcuna polvere – sono sicura che riesco ad arrivare a 9/10 ore con ancora del colore. Naturalmente non si tratta più del tratto deciso e corposo della mattina, ma per me sapere che a fine giornata dovrò struccarmi la rima interna mi riempie di gioia.  Con il caldo torrido, la durata si riduce di diverse ore, diciamo che a fine giornata è rimasta un fievole barlume di azzurro; il colore pieno rimane lì comunque per 3/4 ore, che per me già normalmente sono molto al di sopra delle normali aspettative.

versione low profile

versione low profile

versione high profile (e tutt'intorno è viola)

versione high profile (e tutt’intorno è viola)

Un altro modo in cui ho sperimentato questo prodotto è come base sulla palpebra mobile, per rendere più vividi gli ombretti (come l’azzurro della palette lagoon di sleek). La sfumabilità è davvero buona, rimane uniforme senza lasciare macchie. Sulla durata non mi esprime troppo, come sapete non ho problemi di cedimento degli ombretti, e sotto ho sempre messo comunque un primer, almeno per riuscire a finirlo visto che ultimamente non lo metto quasi mai e ho paura che scada.

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Da notare: sopracciglia che non resistono alla gravità.

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Alla luce indiretta

Le chromagrafic pencil, sono considerate matite multiuso, anche se non tutte possono essere usate sia sugli occhi che sulle labbra. In questo caso hi-def cian è inserita tra le lipsafe, anche se il sito Mac sconsiglia l’uso nella waterline (ehm, anche se io la uso praticamente solo così e non ho mai riscontrato alcun tipo di problema, pur avendo gli occhi mediamente sensibili).

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Labbra blu, sei totalmente impazzita? Sì, lo so che lo state pensando tutte (io che sono sono andata vicinissima a comprarmi un rossetto turchese per davvero…).

Ma a prescindere dal vostro amore per le labbra cianotiche, un pò di matita blu ben sfumata può aiutarvi a creare un rossetto praticamente nuovo con quelli che avete. Qui sotto due esempi: la prima prova l’ho fatta con un rossetto fucsia freddo (di Peggy Sage, per dovere di cronaca), ne è uscito un viola che mi fa impazzire. Nel secondo caso ho voluto provare a mettere pochissima matita sfumata sotto un rossetto aranciato (Kiko); in questo caso mi convince un pò meno, i due sottotoni sbattono un pochino.

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Il rossetto nella versione original.

Il rossetto dopo l'intervento della matita.

Il rossetto dopo l’intervento della matita.

In ogni caso se vi prende lo schiribizzo di usarla sulle labbra vi avverto subito che il colore andrà a macchiare il rossetto se lo applicate sulle labbra. Il mio consiglio è di tamponare la matita con le dita, meglio ancora se usate un pennellino. In alternativa, se non siete amanti dei pennelli labbra (come la qui presente), potete tranquillamente pulire bene il tubetto dopo l’applicazione – io l’ho fatto sul dorso della mano ma un fazzolettino forse è più indicato.

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a destra: il rossetto in tutta la sua naturale arancionaggine, a sinistra scurito con la matita blu.

L’unica nota negativa, se la possiamo definire tale, è il fatto che tende a consumarsi abbastanza in fretta a causa della mina molto morbida. Nel mio caso non lo trovo un problema così discriminante visto che l’utilizzo più frequente che ne faccio è nella rima interna, dove di matita ce ne finisce ben poca.

In definitiva questa matita mi ha letteralmente conquistato per la qualità e la molteplicità di utilizzo e ha fatto sorgere in me l’interesse per tutta la linea, credo proprio che presto proverò una nuova chromographic, any suggestions? 🙂

Disclaimer: chiedo venia per le foto, ero appena sveglia totalmente struccata e con le sopracciglia selvagge :), ma ho cercato di sfruttare l’unico momento in cui avevo a disposizione la luce diretta del sole (leggi: non ero a casa mia).Come se non bastasse il programma che uso per editarle è sull’ipad, che attualmente mi ha abbandonato.  Siate oggettive e non guardate la mia faccia! 😛

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Acqua Micellare Collistar (e qualche comparazione – Sephora, Bioderma)

Quando è scoppiato il boom “acqua micellare”, io avevo una sacco di pregiudizi, come, ammetto, spesso mi accade quando si decantano proprietà miracolose per prodotti appena lanciati sul mercato.

Ho utilizzato per anni il bifasico di Sephora (credo sia stato il prodotto che ho ricomprato con maggior frequenza nel comparto beauty), con cui avevo un rapporto di amore-odio: se da un lato era l’unica cosa che riusciva a struccarmi tutto il trucco occhi senza trovarmi la mattina con cerchi neri in giro, dall’altra dovevo usare un’attenzione certosina per non farlo finire dentro ‘occhio, pena la discesa di tutti i santi.

Ho aspettato molto per passare al nuovo e per accorgermi che il mio giudizio avventato era sbagliato.

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Amo l’acqua micellare perché si adatta perfettamente al mio modo di struccarmi e alle mie abitudini.

Mi strucca bene gli occhi senza esagerate difficoltà e senza creare irritazione; non devo stare due ore a sfregare e senza dover fare acrobazie con il mascara per paura di andare troppo vicino all’occhio. La cosa che però me l’ha fatta amare è stata la sua possibilità di utilizzo sia sugli occhi, appunto, che sul viso senza su tutto il viso – senza credere di essermi sottoposta a un peeling facciale e senza avere quella fastidiosissima sensazione di untuosità che mi dà il latte detergente. L’unica cosa che però ci tengo a sottolineare è che non riesco a capire come si può associare il termine delicato a un prodotto del genere. Per quanto io mi ci trovi bene, mi rendo conto che non si tratta del metodo meno aggressivo che si possa utilizzare per struccarsi. Credo che non sia un prodotto adatta a tutti i tipi di pelle, perchè in primo luogo va sempre risciacquato (e molte persone potrebbero trovare fastidioso usare troppo prodotti sul viso) e soprattutto potrebbe creare fastidi dati dallo sfregamento e dagli ingredienti. Leggendo la descrizione fatta dall’azienda della Bioderma Sensibio H2O, sono rimasta un pò interdetta: in base a quale principio fisico-chimico le micelle dovrebbero rispettare l’equilibrio cutaneo?

Sul viso sono abituata ad usare un detergente a risciacquo perchè mi dà una sensazione di maggiore pulizia, allo stesso tempo, però, mi accorgo che spesso non sono abbastanza solerte e mi ritrovo con i lati del viso (il collo i lati vicino alle orecchie) puliti non alla perfezione. Per questo motivo uso l’acqua micellare per pulire bene il contorno del viso e il collo.

In più, so che se una sera torno tardi, stanca e con la voglia di struccarmi con la solita dovizia, posso usarla su tutto il viso senza problemi e grosse controindicazioni.

Anche dorian sembra apprezzare...

Anche dorian sembra apprezzare…

Quest’acqua micellare, infatti, ha due pregi che in altre non ho riscontrato. Da un lato strucca benissimo, dall’altro non lascia la pelle tirata, nè tantomeno crea fastidio agli occhi. Prima di passare a lei ho usato per diverso tempo quella di Sephora (ne avevo parlato qui) che, seppur all’inizio mi aveva lasciata estasiata per la facilità di utilizzo, di contro era tutto fuorchè delicata.

Una grande pecca è forse il prezzo, non esattamente dei più competitivi. A prezzo pieno, in Italia, la confezione grande da 400 ml costa intorno 20€, mentre quella da 200 ml si aggira intorno ai 14-15€ (a seconda dei negozi, il prezzo varia di 1 o 2€).
C’è da dire, però, che una volta presa la mano con la quantità, la confezione più piccola vi può durare serenamente dai quattro ai sei mesi, ammortizzando il prezzo. Nel mio caso l’ho utilizzata per tre mesi, ma considerate che all’inizio sono andata giù con la mano molto pesante. Alla fine riuscivo ad usare un solo dischetto per entrambi gli occhi e un altro per la pulizia grossolana del viso, con un certo risparmio anche a livello di cotoncini.

In più, visto che sono curiosa come una scimmia, non ho saputo resistere alla tentazione di provare anche la più famosa delle acque micellari, quella Bioderma per pelli sensibili. Ecco, su questa vorrei spendere due paroline: per quanto ho i miei dubbi sulla fraudolenza del termine “sensibio”, rimane comunque un prodotto non troppo aggressivo, ma non strucca con la stessa facilità, devo passare più e più volte e comunque mi ritrovo sempre qualche residuo bellico di mascara e eyeliner; anche sul viso, pur usando una base non particolarmente ostica, impiego diverso tempo.

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A livello di Inci (che per quanto non sia una delle mie priorità, ultimamente tendo a buttarci sempre un occhio in più) devo dire che per quello che mi riguarda, e considerando soprattutto che si tratta di qualcosa che non rimane molto sulla mia pelle, non mi sembra proprio proprio terribile, anche se ci sono due semafori rossi (anche se uno al secondo posto).

so che non si legge benissimo, ma la confezione è stata sottoposta a stress psico-fisici indicibili.

So che è tantissimo che manco dal blog (e anche dagli altri, in realtà). Le idee sono tante, purtroppo quello che manca è il tempo per la realizzazione e un po’ di testa. Diciamo che è un periodo un pò caotico soprattutto dentro di me, in cui devo decidere come diventare grande :). Tutto questo comporta scelte che a volte sono difficile non solo da prendere, ma anche da affrontare.
Spero di poter tornare più carica e volitiva che mai, perchè questo piccolo spazio appena nato riesce a regalarmi momenti di rara serenità e “lontananza” da tutti quei pezzi di vita vera che a volte vorrei lasciare lontani.

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Ombretti in crema: mini overview.

Sono un’amante degli ombretti in crema. Credo sia il prodotto che maggiormente mi ossessiona. Mi sembra di non averne mai abbastanza, mi piacerebbe provare tutti quelli in commercio e, soprattutto, sono una costante nella mia routine. Per questo ho pensato di fare una breve carrellata degli ombretti in crema che (per ora) possiedo.

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Parto dal presupposto che la mia palpebra non è oleosa, generalmente riesco a tenere il trucco occhi intatto per tutto il giorno anche senza primer, al massimo sbiadisce un pochino ma raramente mi finisce nelle pieghette. Le uniche cose che mi creano problemi sono le matite nella rime interna e il mascara (sì il mascara è il nemico numero uno del mio trucco).
Per questo motivo uso poco i primer e gli preferisco gli ombretti in crema; con tutti quelli che possiedo, infatti, non ho mai avuto problemi di “trucco raggrumato” – termine tecnico per definire il trucco creasato XD.
In primo luogo sono un’ottima base per iniziare quando non so esattamente cosa vorrò pasticciarmi sugli occhi; in secondo luogo mi permettono di enfatizzare o modificare i colori degli ombretti quando li uso tono su tono (questo mi rendo conto che per molte potrebbe essere una cosa fastidiosa). Infine, quando ho tipo due nano-secondi per uscire di casa in condizioni accettabili, basta sbattermene un pò addosso per dare l’idea di avere un trucco occhi sù. In ultimo, e per me fattore importantissimo, sono un prodotto utilissimo quando sono in viaggio, per la loro praticità di utilizzo in tutte le situazioni e il fatto che sono piccoli; in  genere mi porto due ombretti in crema (uno “base” e uno più colorato) e una palette per avere la sicurezza di potermi permettere una buona varietà di scelta.

Generalmente mi trovo meglio ad applicarli con un pennello, perchè riesco ad essere più precisa (ho le mani troppo grandi per i miei occhi T_T) e posso sfumarli un pò senza timore di creare la macchiazza all’esterno dell’occhio. In alcuni casi lo trovo anzi uno strumento indispensabile anche per non creare uno strato troppo spesso di colore sulla palpebra. I pennelli che preferisco, tutti a fibre sintetiche, sono essenzialmente quelli piccoli a lingua di gatto (tipo quello UD trovato nella naked) oppure pennelli piccoli da sfumatura (tipo quello di essence). In alcuni casi, però, ci sono ombretti che tendono a tirarsi via con troppa facilità se applicati con il pennello (è il caso del gel eyeliner di Inglot, che tende ad essere molto molto morbido prima di seccarsi e crea macchie vuote se “tirato” con un pennello piatto. In questi casi uso le dita, ma con molta parsimonia, al centro dell’occhio, per poi passare a sfumare con un pennello da sfumatura sul resto dell’occhio.

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da sx a dx: Moonbeam (mac prolongwear Paint pot), soft ochre (Mac paint pot), Pink gold (Maybelline color tattoo), Permanent taupe (Maybelline Color tattoo), Illusoire (Chanel illusion d’ombre)

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da sx a dx: Raise the curtain for…, Camp rock, Steel the show, glammy goes to, Coppy right (Essence stay all day), 87 (Inglot eyeliner gel mate), 116 (Shiseido ombretto in crema vecchia formulazione)

– Paint pot Mac: da quando ho iniziato a fissarmi con questo genere di prodotto, loro sono immediatamente saltati in cima ai prodotti più desiderati. Perché? Perchè, fondamentalmente ne ho sentito così tante decantare le lodi che non potevo esimermi dal provarli, mi pare ovvio :). Devo riconoscere che la maggior parte delle lodi sono condivisibili. Li trovo una base ottima, soprattutto per quello che riguarda i colori neutri, restano leggeri sulla palpebra, uniformandola immediatamente. Soft ochre è la mia base fissa, rende la palpebra di porcellana, crea uno strato sottile e mordido (non troppo appiccicose come molti primer) e rende confortevole la sfumatura degli ombretti in polvere. Benchè non sia un mio must, trovo che usato da solo dia un’aspetto subito più fresco e “aperto” all’occhio.
Moonbeam, acquisto dell’ultimo periodo, mi ha fatto follemente innamorare di lui, perchè è una base praticamente trasparente piena di glitter, che però non risulta affatto pesante, anzi, lo trovo un ottimo passepartout da indossare di mattina. Unica pecca, qualche brillantino, nell’applicazione cade giù, ed è una cosa che mi da veramente fastidio.

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Stay all day Essence: è stato il mio primo approccio agli ombretti in crema e sono stata presa da una folle frenesia che mi ha spinto ha comprarne troppi. Davvero troppi. Ma ero giovane, ingenua e spovveduta. Di questi prodotti è sicuramente apprezzabile, su di me, la durata. In alcuni casi anche la colorazione mi piace molto (è il caso di coppy right che è un bel bronzo leggermente ramato e di Camp rock, un argento scuro con forti sfumature dorate – no, non sono brava a descrivere i colori) perchè la trovo adeguata sia come prodotto da solo, sia come base per un trucco ramato e luminoso. Però, e c’è un grande però, trovo che sulla palpebra facciano un bruttisismo effetto “ammasso” se si prova a intensificare l’effetto o se malauguratamente se ne applica più del dovuto, non si uniformano bene con la pelle e sembra che mi sia messa addosso delle scagliette di colore, mettendo in evidenza le mie tante grinze. Altri colori invece mi lasciano un pò perplessa, anche perchè davvero troppo simili tra loro, come camp rock e steel the show. Tutta la linea, infatti, è satinata/glietterata e i colori si dividono in quelli a base argentata (Steel the show – Camp rock) e quelli a base dorata (Glammy goes to, Coppy right, Raise the curtain for…/l.e. Circus Circus), con diverse sfumature. In generale, comunque, non mi hanno dato tutti la stessa resa: alcuni tendono si sfumano meglio di altri, altri tendon a fare chiazze di colori e, soprattutto, mentre alcuni si stanno evidentemente seccando altri resistono senza problemi.
In ogni caso, non mi sono troppo pentita di questi acquisti (anche perchè il prezzo, rispetto ai cugini, è davvero irrisorio), anche se forse ne avrei preso qualcuno in meno. Mi dispiace moltissimo che Essence li abbia mandati fuori produzione senza rimpiazzarli con qualcosa di simile. In ogni caso sul versante low cost, sono rimasti ancora gli Astra per fortuna (che dovrò provare quanto prima).

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Color tatto Maybelline 24 HR: essendo una persona molto immune alla pubblicità, non appena ho iniziato a vedere in giro foto e review di questi prodotti ho cominciato la caccia grossa al re della linea: il permanent taupe. Lo trovo una base fantastica per molti trucchi, anche colorati, forse un filino troppo scuro per i miei gusti per essere usato completamente da solo: è un marrone freddo abbastanza intenso e matte, mentre se devo utilizzare un solo prodotto sugli occhi voglio che sia chiaro e luminoso, in modo da togliermi di dosso almeno l’aspetto di una che non dorme da una settimana. A parte questo, trovo abbiano una qualità eccellente, sono abbastanza morbidi una volta prelevati e questo permette di sfumarli con agilità, e una volta fissati non si muovono nemmeno con le bastonate.  Possiedo anche pink gold, che trovo sia un colore davvero molto bello per quanto un pò banale (secondo me di colorazioni simili ce ne sono a bizzeffe). Rispetto al fratello ha una consistenza molto più morbida al tatto e questa caratteristica lo rende uno dei pochi che riesco ad applicare facilmente con le dita (insieme a soft ochre); inoltre anche se si applica un pò più prodotto del previsto non crea quell’odiosissimo effetto stratificato, ma si amalgama facilmente a quello precedentemente messo. Altra caratteristica che me lo fa amare, oltre alla sua estrema luminosità (forse anche un pò troppa – se metto solo lui  senza dare un pò di profondità nella piega mi fa gli occhi a palla T_T) che spero darà il meglio di sè in estate, è il fatto che pur essendo molto brillante non è glitterato – oserei dire sia satinato – e non crea quindi alcun tipo di fall out.

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– Chanel Illusion d’ombre – Illusoire: su questo prodotto ho letto reazioni molto diverse e contrastanti, io personalmente lo trovo un ottimo prodotto, ma forse non così superlativo da giustificare il suo prezzo (il mio è stato pagato meno del prezzo italiano e, in verità, è stato un regalo di mia madre che non ne poteva più di vedermi sbavare davanti al counter). In primis adoro la formulazione leggera e soffice al tatto. Trovo  poi che il colore sia davvero meraviglioso, abbastanza scuro da creare un bel look da sera, ma non così tanto da rischiare di sembrare essere uscite dopo una lotta all’ultimo sangue con una scimmia urlatrice; mi piace il fatto che sia luminoso e costruibile in più passate. Sinceramente ne comprerei tranquillamente un altro (in particolare èpatant) ma il prezzo mi blocca molto.  So che molte persone hanno avuto problemi di durata, personalmente lo uso senza problemi come base per ombretti in polvere, ma ho effettivamente notato che se usato da solo tente a perdere leggermente in luminosità dopo parecchie ore (per parecchie intendo non meno di 8).

Cream eye color Shiseido 116 (vecchia formulazione): è stato il primissimissimo ombretto in crema che ho comprato, all’incirica sei anni fa, credo fossero uscii da poco tra l’altro (mi ricordo ancora benissimo quel giorno, in cui ho capito chiaramente come comprare trucchi sia per me lo shopping più terapeutico del mondo). Vi dirò giusto due parole perchè sono molto affezionata a questo prodotto. In primo luogo il colore (da sempre le mie preferenze a livello cromatiche erano verso il viola e il verde –  certe cose per fortuna non cambiano): bello è bello un viola chiaro con dei bei riflessi argentati per niente invasivi; questo bel colore però lo trovi difficilmente utilizzabile da solo perchè mette in evidenza i segni della stanchezza, come base invece lo trovo ottimo (anche giusto con un pò di definizione e qualche punto luce) per i miei ombretti viola poco pigmentati. La consistenza è morbidissima, anche a distanza di anni non si è minimamente seccato per fortuna (ah sì, la scadenza indicata è di 24 mesi, ma ve lo devo proprio dire che su certi prodotti l’unica cosa che fa fede è quello che vedo?:P). L’applicazione però non è fluidissima come mi aspetterei da un prodotto di alta gamma: una volta applicato lascia degli spazi più chiari che scompaiono una volta lavorato un pò il prodotto con le dita. Ecco, questa cosa mi da un pò fastidio, anche se mi rendo conto che non è esattamente una cosa molto negativa, ma ogni volta che cerco di sfumare l’ombretto con i polpastrelli va a finire anche dove non dovrebbe. Quando spendo molt per un prodotto, mi aspetto che sia perfetto in ogni caratteristica. Gli voglio comunque molto bene e mi trovo spessissimo a utilizzarlo quando faccio trucchi con il viola o come eyeliner colorato.

Una categoria a parte meritano forse gli eyeliner in gel, che in molti casi io uso anche come una vera e propria base colorata:

Gel eyeliner Matte Inglot – 87 : benchè si tratti di un eyeliner in gel, io lo uso più frequentemente come base colorata. Il colore è, secondo me, meraviglioso; quando l’ho visto non ci ho capito più niente e l’unico pensiero è stato quello di tornare a casa insieme. Naturalmente l’applicazione non è agevole così come per gli ombretti in crema, si tratta infatti di un prodotto estremamente cremoso e pigmentato che necessita di qualche pasticcio iniziale per essere dosato a dovere. La cosa estremamente positiva è che dopo il primo impatto, che fa presagire sbrodolate a destra e sinistra, il prodotto si secca – non troppo velocemente però, questo con un pò di manualità permette anche di poterlo sfumare a dovere – e si trasforma in una basse immobile, diventando anche più opaco rispetto alla brillantezza che si nota una volta prelevato (dando fede al suo nome).

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A conclusione di tutto ciò vorrei fare anche un piccolo appunto alle case produttrici: trovo che la scelta, a livello di colorazione, sia un pò ristretta. La maggior parte dei brand propone praticamente gli stessi colori, che vanno dal color carne all’oro al bronzo al grigio perlato (insomma ci siamo intesi, tutti quei colori che si ostinano a chiamare “sobri” e “naturali”), mentre per quanto riguarda quelli più colorati la scelta si riduce a poche marche (mi vengono in mente quelli di MUFE,di astra, i nuovi color shock di Kiko,  Shiseido), anche se con l’exploit di questa tipologia di prodotto ho visto un discreto aumento del “parco scelta”. Nella maggior parte dei casi, soprattutto negli anni precedenti, ho sempre ripiegato sugli eyeliner in gel colorati per avere un “ombretto in crema colorato” che mi soddisfasse.

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Beauty in the garbage | May

Ammetto che mi sembra strano parlare dei prodotti finiti a Maggio con la voglia di accendere i termosifoni e stringermi dentro una copertina di pile. Ma tant’è…complice anche questo clima non proprio stimolante e giorni di lavoro particolarmente intensi, anche questo mese non è stato particolarmente denso di prodotti finiti, soprattutto per quello che riguarda il comparto trucco. Probabilmente sono stati anche i molti acquisti fatti nelle ultime settimane che mi hanno portato a sperimentare più prodotti nuovi e ad abbandonare un pò quei prodotti che utilizzavo con particolare solerzia nel tentativo di potermi beare di fronte alle confezioni vuote.

MayEmpties

–  Brightening facial towelettes Yes To Blueberries:  una liberazione! l’unico aspetto positivo di queste salviettine è che non fanno tirare la pelle una volta usate e non lasciano una sensazione appiccicosa addosso. Tutto il resto è da dimenticare: in primo luogo non struccano, passi il viso se non avete una base troppo “impegnativa” da portare via, ma il trucco occhi e il mascara sembrano rimanere lì un’eternità, anche se passate e ripassate con solerzia. E poi, elemento per me non trascurabile, hanno un odore terribile, assomiglia vagamente a quello del cif crema, il detersivo. Visto che le salviettine per me sono un prodotto essenziale da tenere nel comodino, per quelle serate in cui torno in condizioni poco “performanti”, vorrei trovare un alternativa con un inci che non faccia accapponare la pelle, ma che almeno portino via il trucco.

Acqua micellare Collistar: per ora la migliore acqua micellare che ho provato. Strucca bene sia gli occhi che il viso, senza dare fastidi e far seccare la pelle come mi era successo con quella di Sephora. Ne comprerò sicuramente una seconda confezione e credo proprio che meriti una review tutta sua, perchè credo che trovare un’acqua micellare che non sembri alcol denaturato utile per fare il limoncello più che per struccarsi in pochi gesti, non è poi così facile.

Thalasso Scrub Geomar: un ottimo scrub per il corpo (dall’ottimo inci), abbastanza forte – se avete la pelle delicata come me non sfregate troppo e mai sulla pelle asciutta – ma che lascia la pelle anche abbastanza idratata; in più ha un odore vagamente balsamico che mi lascia molto rilassata. Seppur si tratta di un buon prodotto non credo che lo ricomprerò perchè devo fare troppa attenzione quando lo massaggio perchè la mia pelle è davvero davvero sensibile e poi perchè la confezione è immensa e la trovo scomodissima da tenere nella mia doccia minuscola. Sì, per me la confezione è un elemento spesso determinante nella scelta di un prodotto 🙂 Ora sono senza scrub (avrei quello di Mac che va bene anche per il corpo ma visto il prezzo mi rifiuto di utilizzarlo per il corpo) e mi destreggio tra quelli per il viso che mi stanno facendo schifo e il amato intruglio miele e zucchero di canna home-made ❤ . Ho comunque intenzione di riprendere (quando il mio portafoglio non piangerà) quello di Lush che è, alla fine, è il mio grande amore, perchè sono pigra on the inside e mi scoccio a dovermelo preparare ogni volta che ho voglia di farmelo.

Multi action mascara Essence: un mascara meraviglioso, in modo inaspettato. Separa molto bene le ciglia e le allunga abbastanza, manca un pò di potere volumizzante a mio avviso. Ma la cosa che apprezzo maggiormente è la durata, unitamente al prezzo irrisorio. Quando so che dovrò tenere su il trucco per moltissime ore, mi affido sempre a lui perché tutti gli altri mascara, che magari hanno un effetto più completo, me li ritrovo a metà giornata stampati sotto l’occhio. Unica nota dolente è che mi si è seccato abbastanza in fretta (nei tre mesi canonici e forse un pò meno), ma non so se forse qualche geniA lo abbia aperto nello stand. Quando l’altro mascara che sto utilizzando sarà finito lo ricomprerò sicuramente in vista dell’estate, se mai arriverà.

Caffeine roll-on occhi Garnier: è stato uno dei miei primissimi approcci alle creme per il contorno occhi, comprato perchè era in offerta e perchè se ne faceva un gran parlare; in più è stato uno dei primissimi roll-on occhi acquistabile dappertutto a un prezzo basso. Il fatto che ci abbia messo secoli  finirlo la dice lunga. Partiamo dagli aspetti positivi: da un immediato effetto rinfrescante grazie alla pallina metallica e si assorbe davvero molto in fretta, cosa comodissima se la mattina si hanno i secondi contati. Il grande no, per me che ho un contorno occhi secchissimo e sensibile, è la totale assenza di un qualsiasi potere idratante. La situazione è un pò migliorata utilizzandolo solo di giorno e preferendogli un contorno occhi molto corposo la sera. Non lo ricomprerò, per ora sto utilizzando qualche campioncino che gira per casa in attesa di trovare un contorno occhi che si assorba abbastanza in fretta ma che riesca comunque a idratare la zona. Ah, e che non costi come una costola di Adamo.

Nina Ricci Eau de Toilette: presi questo profumo qualcosa come due estati fa, in aeroporto (come la quasi totalità dei miei profumi). La cosa che più mi aveva colpito era la minuscolezza (30 ml concentrati in una bottiglietta piccola e rotonda) della confezione, che mi sembrava comodissima per i miei andirivieni, prima dell’avvento del travalo mon amour (i campionicini mi sono sempre stati antipatici perché nella maggior parte dei casi li perdo nel beautyo mi fanno schifo). La profumazione – dolce e fruttato ma abbastanza frizzante – in sè è senza infamia e senza lode, dalla persistenza pressochè nulla, ma questo succede con quasi tutti i profumi. L’ho usato ogni singolo giorno per almeno due mesi, con l’obiettivo di smaltire tutti i profumi che vegetano nel mio bagno. Daje, non credo che le nostre strade si incontreranno di nuovo.

Burrocacao Paul Frank Lipsmacker : un altro residuo bellico del mio stash. In realtà erano due, uno rosa e uno bianco, ma il bianco è disperso negli anfratti di qualche borsa, credo (mi chiamavano la sterminatrice di burrocacao – sì, sto sviluppando una dipendenza cronica da game of thrones, perdonatemi). A conquistarmi è stata la confezione davvero carina, che io non ho esitato a distruggere nel giro di una settimana, l’ennesima sola dettata dalla mia compulsività. La profumazione, secondo la casa produttrice, sarebbe dovuta essere fragola&banana, ma secondo il mio naso assomiglia più alla big babol panna e fragola, un pò avariata. La consistenza non è delle peggiori, nel senso che non lascia le labbra appiccicosissime anche se regala un certo effetto lucido “naturale” non terribile (ma inutile se come me si portano sempre rossetti, spesso opachi :P); la cosa tragica è sicuramente la totale mancanza di potere idrante. Credo che la causa sia l’effetto pacebo dato da paraffina liquida&company, che lì per lì, lascia le labbra lucide e falsamente idratate, per poi sparire velocemente senza aiutarmi in alcun modo.
Peccato davvero perchè ho avuto modo di vedere lo stand Lipsmacker al Cosmoprof e mi ha conquistato l’immensa varietà di packaging e profanazioni. Nevermind, si torna all’infinito amore delle mie labbra, i badger balm (che vorrei testare con il caldo estivo, semmai abbia voglia di fare capolino), una volta terminati quelli in uso attualmente.

– Infine un prodotto che più che empties, dovrei chiamare broken. Sappiate che sono un donnino che non fa della cama e della leggiadria le sue virtù principali. Potrei direi che sono un pò scalmanata e tendo a far cadere davvero un sacco di roba. Purtroppo tra le millemila cosa che svaniscono magicamente dalle mie mani ci sono parecchi trucchi e affini, questa volta era una base comprata poche settimane prima, di cui mi limiterò a darvi giusto le prime impressioni (l’avrò usato quattro o cinque volte al massimo). Si tratta dello smalto unghie perfette di Collistar ho capito semplicemente che queste basi “filler” e leviganti rosate non fanno proprio per me, men che meno se voglio usarle come basi per la manicure. Ho capito solo ora, con qualche banale ricerchina, che in effetti si tratta di un normalissimo smalto color carne con dei principi rafforzanti dentro, che oltretutto si stendeva da cani. Fatto sta che sento di aver buttato quei 8/9 euro, un pò perchè non ne ero entusiasta (oltretutto si stendeva da cani) ma soprattutto perchè l’ho rotto a poche settimane dal suo ingresso in casa. In ogni caso non ho voluto dargli una seconda chance e ho preferito tornare dalla mia base del cuor, la Trind (questa volta nella versione mat).

Levasmalto senza acetone (di marca per ora sconosciuta, che mi aggiungerò non appena rientro a casa e controllo la boccetta): comprai questo levasmalto eoni fa, direttamente dall’onicotecnica da cui facevo la ricostruzione. Già allora, infatti, ero un pò insofferente e dovevo cambiarmi smalto con particolare frequenza, anche le nail art carinissime che mi faceva la ragazza dopo un pò mi stufavano. Questo acetone – senza acetone – mi disse adatto all’uso sulla copertura, perchè non andava a corroderla; anche sulle unghie normali, comunque, si è rivelato sicuramente delicato , non mi ha seccato per niente le unghie – anche se ha richiesto qualche accortezza in più rispetto a quello di essence, tanto per dirne una. Insomma, è finito e non me ne faccio un gran cruccio. In ogni caso, la cosa realmente importante, è che ho finalmente solo una boccetta di acetone aperta (appena iniziata) e sono riuscita a smaltire tutte queste bottigliette che circolavano inutilmente per casa *__*

Shampo SVR: ero convinta che sarebbe stato lo shampo definitivo, in grado di alleviare i fastidi della psoriasi. Ho girato diverse farmacie per trovarlo, ero felicissima. Fino a che non l’ho usato. Terribile, ho seramente pensato che invece di aiutarmi creasse maggiori problemi. Se soffrite di cute sensibile non compratelo, anche se a consigliarvelo è la farmacista. Non credo meriti più tempo di quello che ho già speso. Sto finalmente dando fondo alle mie scorte siliconiche, vorrei davero capire se con shampi più verdi, la situazione possa migliorare.

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Cura delle unghie e altre meraviglie

Lo ammetto, forse sono un po’ maniacale per quanto riguarda la cura delle unghie. A prescindere dai miei trascorsi di mangiatrice di unghie, non riesco a vedermi senza smalto, mi stanco facilmente e lo cambio almeno due volte a settimana, con un conseguente stress per le mie povere unghiette.

In primo luogo, a prescindere da tutti i prodotti che uso, devo che dire che adoro le unghie lunghe, sulle mani degli altri. Le mie unghie, così come le mie mani, sono davvero grandi, sono ben lontane dal mio ideale di mani affusolate, diciamo che si avvicinano a un incrocio tra le mani di una mondina e quelle di un muratore. Diciamo che, a dispetto di un’apparenza non proprio delle migliori, risultano davvero utili per scacciare via soggetti indesiderati e per uccidere insetti (ma questa di uccidere gli insetti a mani nude è davvero una lunga e, per i più, splatterissima storia).  Dicevo, data la forma poco femminile delle mie unghie preferisco tenerle non troppo lunghe perchè risultano più godibili nell’insieme. Ma non solo, trovo che le unghie di decente lunghezza (e per decente intendo massimo 1 cm -massimo 2 – oltre la fine del polpastrello) siano molto molto più comode e pulite: sono l’unica che, quando le unghie crescono, comincia ad avere serie difficoltà a fare qualsiasi cosa (dal mettermi le lenti a contatto allo scrivere) e che finisce con l’avere irrimediabilmente le unghie sempre zozze?

Le mie unghie tendono poi a sfaldarsi nemmeno fossero fatte di pasta sfoglia. Tendono a seccarsi cone strema facilità e quindi a scheggiarsi e rompersi al primo scontro con una superficie dura. Questa è probabilmente la caratteristica che odio di più, perchè se c’è una cosa che odio sono le unghie irregolare, che mostrano problemi anche con lo smalto, e che si distruggono con un alito di vento, costringendomi a opere di limatura nei posti più impensabili (se lascio un’unghia scheggiata in libertà comincia a distruggermi i maglioni e i collant, in più mi scatta l’impulso irrefrenabile di metterla in bocca per sistemarla. E allora via di lima in metro, durante il lavoro, in bagno durante una cena…)

Oggi vorrei fare una carrellata dei prodotti che utilizzo, con una costanza che non è sicuramente delle migliori, per cercare di tenere in forma le unghie ed evitare che si sfaldino non appena superano il bordo delle dita. Il reparto nails è uno di quelli in cui mi trovo a sperimentare con maggiore frequenza, sono leggermente ossessionata da ogni nuova uscita che riesco a captare in giro per le profumerie. Molte di queste innovazioni, però, non si rivelano esattamente all’altezza delle aspettative.

essie_mask

i cotoncini dopo il secondo utilizzo

nail_patch

Stop dry here di Essie (13,50€ da Sephora) – maschera ultra idratante per unghie. Dicevamo che mi faccio conquistare da ogni nuova cosa che vedo e questi patch per unghie ne sono la dimostrazione. In realtà fino a che non ho deciso di prire la confezione non avevo nemmeno capito bene di cosa si trattasse, nella mia mente era una maschera vera e propria da mettere sulle unghie e lasciare in posa. Si tratta in realtà, di piccoli quadratini di ovatta imbevuti di prodotto e che vanno applicati sulle unghie. L’operazione in sé, poi, è abbastanza agevole perchè presentano una parte adesiva. I risultati? Mah. Io continuo ad usarli (anche se dopo l’apertura il prodotto di cui sono imbevuti comincia a seccarsi un pò, meglio chiuderlo con una fashionissima molletta per stendere) ma sinceramente non noto grandi miglioramenti nelle mie unghie grazie a loro. Oltretutto permane in me qualche dubbio: in primo luogo, può davvero penetrare qualche sostanza idratante attraverso una barriera fatta di “colla”? In secondo luogo, ha senso utilizzare un idratante blando su una parte del corpo che non vi dico è morta ma poco ci manca (diciamo che la sostanza cornea è lo zombie del corpo umano secondo me XD)?

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Fortifiyng Oil Sally Hansen (credo di averlo pagato sui 6 € al Cosmoprof). Un’alternativa molto più efficace alla maschera di cui sopra. Un ero e proprio olio da mettere sulle unghie e massaggiare bene. Sappiate che vi ritroverete tutti i polpastrelli unti, soprattutto se come me invece che massaggiare unghie contro unghie (che dovrebbe stimalare la circolazione ma mi fa venire la pelle d’oca, un pò come le unghie sulla lavagna), massaggiate und ito alla volta con l’altra mano. In questo caso però i risultati, a mio avviso, sono più visibili: le mie unghie mi sembrano decisamente più sane e idratate, mentre quando non ho voglia/tempo di usarlo, vedo un sensibile peggioramento.
Questo prodotto, comunque, può essere secondo me sostituito da un qualsiasi olio (mandorle dolci, ricino), non credo che ci sia un differenza sostanziale. Naturalmente, la parte su cui è meglio insistere è quella iniziale, che è anche quella da cui dipende la crescita e la “forza delle unghie”. No, mi dispiace ma secondo me se avete la tendenza ad avere le unghie che si sfaldano nella parte finale quando crescono, le cose che si possono fare sono limitate e palliative (ma di questo parlerò prossimamente).

Un altro elemento che può inficiare, nella mia esperienza, la crescita delle unghie, oltre che il loro aspetto esteriore, sono sicuramente la cuticole, che è un vero e proprio tessuto morto che aderisce all’unghia. Io non sono assolutamente del partito della rimozione, perché le cuticole non saranno belle ma sono davvero molto utili; in più a meno che non abbiate l’effetto “doppia unghia” – cuticole che arrivano a ricoprire visibilmente una parte dell’unghia – non credo siano nemmeno la cosa più antiestetica del mondo.

Cuticle eraser+ balm Sally Hansen (9,00 € da Sephora) è il prodotto che uso settimanalmente per ammorbidire e spingere le cuticole. Sinceramente? è un ottimo prodotto ma allo stesso tempo credo si trovino alternative più economiche in grado di dare lo stesso risultato. Si tratta di una pasta molto corposa che applico sulla parte bassa dell’unghia e massaggio un po’, dopo un minuto circa, con un bastoncino spingo le cuticole verso il basso. Le cuticole, dopo il massaggio, sono decisamente più morbide e spingerle dentro risulta un’operazione molto più facile, una cosa che non amo di questo prodotto è che non “si assorbe”: anche dopo averlo massaggiato rimane lì, non se ne va fino a che non lo risciacquate via. E questa cosa, se avete intenzione di farvi una manicure, pu essere davvero snervante.
Le alternative, appunto. Anche in questo caso un buon olio di mandorle dolci o un suo surrogato  perfettamente allo scopo, con un prezzo decisamente più basso: io possiedo una piccola boccettina di olio di mandorle dolci CND che mi ha regalato l’estetista e un prodotto oleoso non meglio identificato che mi ha riportato il mio ragazzo dall’America. Quest’ultimo in particolare lo apprezzo molto perché è un olio secco, che si assorbe con facilità e non lascia le mai come se fossero state fritte insieme alle patatine).

2 in 1 cuticle remover gel Essence studio nails: ci tengo particolarmente a citare questo prodotto perchè ho avuto modo di provarlo sia nella versione vecchia che in quella nuova e vi consiglio vivamente di non buttarci nemmeno le due lire che costa. É un prodotto davvero inutile con odore chimico terribile, che non coadiuva per nulla all'”eliminazione” delle cuticole (per non parlare del fatto che fa uscire una quantità spropositata di prodotto) , non le ammorbisce nè tantomeno il beccuccio  adatto a spingere le cuticole dentro. Diciamo che è più uno spingitore di cavalieri

Super oil remover Sally Hansen (credo sui 6/7 € al Cosmoprof): si tratta di un prodotto sgrassante, che elimina qualsiasi tipo di residuo possa rimanere sulle unghie dopo le varie “cure” a cui le abbiamo sottoposte. In questo senso si tratta di un prodotto davvero fenomenale, perchè “pulendo” le unghie da qualsiasi sostanza grassa abbiamo precedentemente applicato fa aderire lo smalto benissimo e permette una stesura agevole, nonchè una durata eccellente. Ma, e per me è un grossissimo ma, secca tantissimo le unghie, rendendo vani tutti gli innumerevoli sforzi precedenti. Per questo motivo lo uso davvero di rado, sinceramente preferisco che lo smalto mi duri meno piuttosto che avere unghie che si sfaldano a palla, tanto più che mi cambio lo smalto con molta frequenza. Per la mia routine, e per il tipo di unghia che ho, è un prodotto che probabilmente non ricomprerei più; se invece avete delle unghie in salute e preferite fare una manicure a secco (senza usare acqua) questo è davvero un prodotto utilissimo da avere.

 

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