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Out from the rabbit hole

Sono una ragazza terribile.

Ho abbandonato il blog per tempo immemore, senza nemmeno dare un cenno di vita. Per i pochi che si fossero preoccupati, si sono ancora viva e vegeta. Ma in questa estate si sono susseguiti una serie di imprevedibili eventi che mi hanno tenuto lontana dal mio spazio cibernetico. La costanza non è mai stata dalla mia, ma questa volta ho un motivo valido.

Ci sono state decisioni da prendere e aerei e fusi orari. Sveglie all’alba, il mare e la voglia di stare lontano dal mondo. Il lavoro, tanto e opprimente.
E in fondo a tutto questo un trasferimento.

Per fortuna ho affrontato questo  cambio radicale di vita insieme alla persona che amo. E al mio gatto. E anche se a volte essere in due (tre) rende le cose più impegnative, sapere che qualsiasi cosa accadrà ci sarà sempre Mister Duffy a darmi il bacio della buonanotte colora il mondo di una sfumatura di gioia  e infinite possibilità. Qualsiasi cosa mi riserverà il destino, ci terremo per mano e guarderemo l’orizzonte vicini.

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Si, la citazione è presa da Hunger Games. Sappiate che amo la saga e mi è piaciuto tantissimo il film. E sì, sono un pò cresciuta rispetto alla media dei fans.

A Luglio ho fatto uno di quei viaggi che ti cambiano un po’. Ho visto un Paese meraviglioso che mi è rimasto incastrato in gola. Sento ancora le immagini palpitarmi nel cuore, odori lontani che invadono i ricordi, mi vedo felice e stanca in una terra lontana, in cui la natura è impervia e l’uomo si è unito ad essa. L’ha domata e rispettata. É stato un viaggio davvero faticoso e bellissimo. Con lo zaino sulla schiena, le ore di sonno ridotte ai minimi termini. L’abbigliamento e il trucco ridotti ai limiti della sussistenza (stavo anche preparando un post, ma tra i preparativi e il lavoro non sono riuscita a pubblicarlo). Sono tornata in contatto con me stessa, mi sono resa conto dell’immensità delle montagne e del mondo. Siamo piccoli e futili, noi. E godere della Bellezza mi ha fatto sentire privilegiata, senza gli orpelli che disegnano la mia vita metropolitana, mi sono sentita più io che mai.

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Dopo 7 anni di felice e convulsa vita romana ho scelto Milano come prossima destinazione di vita. Ho lasciato il lavoro – sì, in questi tempi di crisi ho scelto di rinunciare al mio misero stipendio – per frequentare un Master nella città della Madonnina. Questo ha significato prepararsi per i test di ammissione, cercare inquilini per la mia amorevole caverna romana, trovare una casa a Milano, e in tutto questo continuare anche a recarmi al lavoro. E poi le bollette da pagare e contratti da leggere, abbonamenti da disdire, cambi di indirizzo da comunicare; strane parole come voltura e cedolare secca sono diventate il pane quotidiano.
Ho visto la mia casa, un agglomerato di ricordi e paccotiglia sentimentale, lentamente spogliata della mia anima. I quadri che mi ricordano quanto viaggiare faccia parte di me, sono accatastati in un angolo; i dischi e i libri a soffocare negli scatoloni. Ho dovuto scegliere cosa portare con me e cosa abbandonare, un ricatto affettivo davvero difficile da digerire. Per una donna-ghiro con la sindrome da accumulo come me, tutto questo  movimento equivale a uno tsunami esistenziale di dimensioni epiche.

Lasciare Roma non è facile. Ho già cambiato città una volta, ero più piccola e abbandonavo la terra madre, lasciando l’infanzia, la famiglia e le piccole certezze di adolescente. Ma ora è tutto più difficile. Non si tratta semplicemente di lasciare i miei e trovare una sistemazione altrove, fare bagagli leggeri e salutare tutti.
Roma è la città in cui ho scelto di crescere, in cui mi sono costruita da sola, faticosamente e dolorosamente. Ho creato la mia rete di relazioni, ho trovato l’amore, sono diventata quasi adulta, sono andata convivere e ho arredato la mia prima casa.
Roma è bella e piena di ricordi. Spero di poterci tornare spesso, perché rimarrà per sempre un pezzo del mio cuore al ghetto ebraico e l’ombra dei miei sorrisi più spontanei e sguaiati aleggerà nelle notti del Pigneto. Ci saranno le suole consumate delle mie converse a percorrere infinite volte le strade del centro, a ricordare i momenti delle passeggiate solitarie e le corse alcoliche alle prime luci dell’alba. Ci sarà per sempre una parte di me, importante, meravigliosa e triste, che rimarrà incastrata tra i sampietrini romani.

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Trasferirmi a Milano mi rende felice, sia chiaro. Sono carica di attesa ed aspettative. Elettrica come solo l’inizio di una nuova avventura ti può rendere. Sono anche quella che diceva “A Milano io? Mai!” e invece, dopo tre giorni a correre da un quartiere all’altro, camminare e saltare in metro, devo ammettere che mi ha fatto davvero una bella impressione. Non ci siamo capite al volo, mi sono sentita un pò persa e con gli occhi bassi all’inizio. Ma dopo il nostro impatto traballante ho cominciato ad innamorarmi della sua efficienza, della correttezza per strada, delle biciclette e del suo essere pianeggiante; mi sono piaciute le architetture gotiche e di respiro europeo, la piccola casa al quarto piano in cui sto per trasferirmi. Ho iniziato a prendere confidenza con i quartieri, con l’atam e la Stazione Centrale, con i negozi (pericolosissimi) e i musei. Credo che Milano abbia molto da offrirmi, spero di saperlo cogliere e non farmi fermare dalla nebbia e dal freddo.

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Il tempo per dedicarmi al blog è stato davvero poco, io stessa mi sono truccata in modo banale e ripetitivo, anche i miei acquisti si sono ridotti all’osso. Insomma, pur volendo avrei avuto davvero pochi argomenti da condividere con voi. In compenso il mio parco-rossetti si è di molto ampliato, così come la mia conoscenza del mercato immobiliare 🙂
Sono stata fuori dal giro cosmetico, lo ammetto. Ho scoperto le nuove collezioni Mac grazie ai regali di mia madre, sono entrata da Kiko ma non riuscivo a focalizzare la mia attenzione su nulla. Gli stand essence li ho visti di sfuggita correndo al supermercato in orario di chiusura. In questo periodo mi sono dedicata agli altri hobby che per troppo tempo ho trascurato.
Ma questo periodo di “dieta forzata” mi ha reso più cosciente di quello che mi serve realmente, ho conosciuto bene i prodotti in mio possesso. Ho anche (inutilmente) risistemato la mia zona trucco, scoprendo quanta roba sta lì ad aspettare inerte la data di scadenza. Sono diventata un ‘asso nei trucchi fast food, quelli che riesci a fare in 10 minuti e ad avere un aspetto decente. Mi sono focalizzata sulla base e ho capito come certi colori mi stiano meglio che altri, perchè io e la teoria dei colori siamo due rette parallele e salto il fosso con estrema difficoltà.
Devo fare però un grandissima mea culpa che spero mi perdonerete: ho lavato i miei teneri pennelli davveeero di rado. Sprizzano germi da ogni setola.

In compenso ho letto davvero un sacco di libri, sono tornata a scrivere (un racconto), ho visto una marea di serie e film per adolescenti che mi hanno ricordato che la sindrome di peter pan è sempre in agguato, anche se si cresce.

Ho ricominciato a leggere moltissimo. Il mio kindle si scaricava alla velocità della luce, passando da un genere all’altro senza timori. Dalle saghe young adult di cui mi sono innamorata, ai gialli francesi, ai “classici” inglesi che mi hanno fatto morire dal ridere, alla letteratura russa che rimane il mio unico grande folle amore.
Non che abbia mai davvero smesso davvero di leggere, ma ci sono periodi della vita in cui mi rendo conto di come solo immergermi in un libro, allontanarmi dal mondo riesce a salvarmi, a non farmi andare in ansia. Ho passato mesi di notti insonni illuminata dalle parole che scorrevano veloci, immersa nel buio e in mondi lontani. Per me i libri sono una delle principali ragioni di felicità, non potrei immaginarmi senza qualche titolo nella lista dei desideri, con la vita scandita dagli scaffali diligentemente organizzati in ordine alfabetico (sì, è una delle pochissime cose che riesco a tenere in ordine maniacale).

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E poi sono finalmente tornata a scrivere. Ho un diario da quando faccio le elementari (non sempre lo stesso), ho scritto poesie, fan fiction (perchè la nerditudine è in me!), racconti sempre incompiuti. Scrivere mi ha sempre reso libera, esorcizzando le mie paure e le mie fantasie. I dolori, i ricordi, nero su bianco acquistano una dimensione reale e comprensibile ai miei occhi. Non sono mai stata brava a parlare, non ho mai avuto la battuta pronta, ma quando ho in mano una penna tutto diventa più chiaro ai miei occhi, più semplice. Erano probabilmente anni che non mi mettevo “al lavoro” su qualcosa di serio, avevo smesso di scrivere eoni fa e ormai l’ansia di non esserne più in grado mi allontanava ancora di più dalle parole. Ma nei momenti difficili, in cui hai la sensazione di perdere te stessa, le poche armi che hai a disposizione urlano a gran voce di essere usate. Non importa quanto tu abbia la sensazione di essere incapace, devi usarle per combattere i tuoi fantasmi. E così ho iniziato a riempire diari di pensieri sconnessi e di immagini lontane. Mi sono ritrovata tra le mani un racconto (o meglio una fan fiction, rimarrò per sempre una nerd peter pan e va bene così), che sta prendendo forma a singhiozzi. E mi ha fatto ricordare di tempi lontani in cui sognavo di vivere a Parigi e di essere una scrittrice. Perchè i sogni, anche quelli irrealizzati, ci rendono ciò che siamo. Non dobbiamo mai calpestarli per un futuro più solido e certo.

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In queste settimane, sarò ancora sommersa di impegni da adulta, treni da prendere, scatoloni, chiamate da numeri sconosciuti; ma vorrei tornare a scrivervi qualcosa, a dimostrazione che anche una donna accidiosa come me non smette di truccarsi quando la vita si fa complicata. Che a 4000 metri sul livello del mare, nella foresta sotto la pioggia, tutto è ancora più bello con una riga di eye-liner waterproof.

Nelle prossime settimane vedrete qualche drama tag passare da qua – sono bellissimi e mi dispiace essermeli persi – i miei preferitissimi di questa caotica estate, un post sui miei pennelli (sono uno dei miei grandi amori ma mi sono resa conto che è un argomento in cui serve raziocinio), magari vi faccio vedere la magnifica beauty station sopra la lavatrice che tra poco smantellerò e poi sicuramente parlerò di rossetti perchè sono diventata una costante nella mia giornata.
Infine, stavo pensando di aprire una pagina facebook, perchè almeno su quella riuscirei ad essere presente, e inserire qualche post di argomenti extra-trucco, anche se non ho ancora deciso cosa, vi potrebbero interessare consigli settimanali su film (visto che è “il mio settore di competenza lavorativa”), o/e libri e musica (purchè siate interessati a canzoni tristi e dal vago sapore hipster…)?

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Sì, ci sono. Incasinata come non mai, ma ci sono.

P.S. Non ho vi ho detto dove sono stata quest’estate, avete indovinato dalle foto? (non barate!)
In caso contrario vi do un piccolissimo aiuto…enjoy!

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Tutte le foto sono state scattate da me. Sono i miei ricordi e frammenti di vita. Vi prego di non rubarle deliberatamente.

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Momenti Zen | 1. Corpo.

Finalmente a casa, dopo una giornata che sembrava non darmi più pace, con ora che si automoltiplicavano come batteri, farcite di telefonate indiavolate scadenze da rispettare, documenti scomparsi, litigi causati dall’ansia di prestazione. Per di più fuori piove forte e l’autobus mi e la metro era un carro gestiamo diretto al mattatoio, sono riuscita a respirare solo una volta scesa a Termine, per tornare riempire bene i polmoni per la tratta successiva. Potrei iniziare a darmi all’apnea sportiva.

Il primo pensiero degno di una qualche utilità è doccia. Calda, bollente, piena di vapore. In rado di uttar via dalla mia pelle tutto lo sporco della città e le brutte sensazioni di una giornata proprio no.
Sono decisamente una ragazza da doccia.
Il bagno non metto in dubbio, ha un’alare tutta romantica, fatta di bolle di sapone profumate, relax e una preparazione che sembra già di suo un piccolo rituale.
Ma,a parte il fatto che sono una stagista che vive a Roma in affitto, e mi devo un attimo accontentare di quello che riesco a trovare a un prezzo che sia inferiore al mio rene sinistro. Dall’altro mi piace proprio la doccia, mi dà una sensazione di maggiore pulizia e il rumore dell’acqua che scorre, il getto contro la nuca sono elementi terapeutici. Non da ultimo è più ecologica e questo per me è un fattore molto importante.
Però, ecco, ci sono momenti in cui non c’è nulla di meglio di abbandonarsi in stato semi vegetativo a un tripudio di vapori e acqua calda. Farsi travolgere dall’effetto rigenerativo dell’immersione nella vasca, lasciando tutto il mondo fuori dalla proprio bagno, che in quel momento diventa un regno.

Butto via i vestiti, tiro fuori il mio miglior pigiama – sì proprio quello rosa con gli orsetti, che mica io mi sento una bambina.

L’ipod è al suo posto e c’è la mia playlist speciale ad attendermi, insieme a qualche candela profumata e a una birra ghiacciata, che per me è meglio di un moment.

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**I prodotti di cui andrò parlando hanno un comune denominatore che li rendono perfetti: sono avvolgente e riescono perfettamente nello scopo di rigenerarmi e coccolarmi, magari non saranno perfetti per lo scopo che l’azienda ha pubblicizzato ma per me svolgono la loro funzione senza essere aggressivi o disturbanti. In certi casi ho proprio bisogno di coccole di bellezza. A questo proposito mi rendo conto che magari esistono prodotti che svolgono meglio il loro lavoro, ma richiedono uno sforzo in termine di accettazione, sentire la pelle che tira, un odore molto fastidioso, una consistenza terribile e difficile da gestire…**

Accendere la propria candela preferita.

Nel mio caso la scelta, banale, ricade su una yankee candle, nella profumazione clean cotton. Visto il costo proibitivo (12€ nella versione piccola), questa candela è un regalo saltuario e va centellinata. Però ha un’odore che mi fa pensare alla morbidezza dei vestiti appena lavati, leggermente indorati dal sole. Mi fa ricordare le mie estate di bambina e mi fa sorridere appena la accendo.

Detersione ad alto tasso di piacere olfattivo.

Usate non il primo bagnoschiuma che vi capita sotto mano, ma quello più bene; considerato un pò speciale. Se non ne avete uno, procuratevelo solo per questi momenti.
Tutti i giorni, ammetto, uso un bagnoschiuma nella versione barile, di quelli che si trovano in offerta al supermercato. Però quando mi voglio regalare un momento di vera auto-dolcezza, prendo il pezzetto di Nonsimangia! Lush, che è dolcissimo e avvolgente. Mi fa pensare di essere finita dentro un barattolo di miele zuccherato. (sì adoro gli odori dolcissimi se non si fosse capito)

Buttate via tutto quello che del mondo vi è rimasto intrappolato addosso.

Insomma fate uno scrub, ma uno di quelli delicati, evitate i simil “carta vetrata” dall’indubbio potere sulla circolazione o sulla cellulite, preferitene uno che magari fa il suo piccolo lavoro, ma lo fa senza aggredire la vostra pelle, in modo da trasformare lo scrub in un male necessario ad un passo confortevole. Io di solito uso lo scrub della Guam, che è potentissimo e fantastico sulle cosce e cuscinetti vari ma non certo proprio il massimo della goduria per la mia pelle ultradelicata; al suo posto preferisco usare lo scrub Cocco e Vaniglia di Sabon, che ha un profumo che…mamma mia, se amate il cocco, ecco non potrete che innamorarvene follemente. Inoltre è talmente delicato che dopo non necessita nemmeno di una crema idratante.

Amiamoci e dimostriamocelo.

Ecco, io una cosa che proprio non amo è passarmi la crema idratante addosso. Le scie, il dover aspettare che si asciughi, i miei terribili tentativi di essere veloce e finire per trasformarmi in una melma di pelle umida e crema. La mia via di salvezza l’ho trovata nei balsami solidi idratanti da usare sotto la doccia. Ce ne sono diversi in giro, ma il mio preferito è Summer Honey di Bomb Cosmetic, che mantiene la fragranza di miele e cocco. Una buona alternativa (anche se più cara) è Cantando sotto la pioggia di Lush.

é ora di uscire. La birra finita è siamo anche arrivate alla fine di un capitolo particolarmente intenso. E poi la pelle delle dita si sta raggrinzendo, segno inequivocabile che, per quanto vorremmo, non siamo pesci.
Ma per noi non è ancora finita, ci aspetta altri fondamentali momenti zen.

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Diario di una consumatrice non responsabile: il marketing dei colori

 Ieri stavo sistemando nel mio ripiano al bagno tutti i prodotti di skincare che ultimamente sto utilizzando con frequenza e che mi hanno fatto accantonare il resto. Hanno tutti le confezioni bianco e rosa pallido.

Il verde, invece, era il colore che predominava in precedenza, quando la mia pelle gridava pietà. Mi piaceva usare prodotti verdi, nel packaging o proprio nella consistenza del prodotto.

Proprio oggi stavo passando in rassegna i prodotti che reperisco per il corpo. Sono tutti bianchi.

Le mie spazzole, scelte tra mille colori, sono tutte nere.

Sto parlando solo di banale packaging, di null’altro. Ma è una cosa che mi ha fatto un po’ riflettere. É come se inconsciamente associassi questi colori a determinati benefici e sensazioni. Probabilmente il rosa pallido mi fa pensare a una pelle sana e curata. Il bianco mi ricorda la morbidezza e la calma. Il nero mi fa pensare a qualcosa in grado di domare, tenere a bada.

Come vi dicevo sono una persona che acquista in modo compulsivo, ma che poi ci rimurgina molto su. Dopo.

Non sto dicendo che acquisto solo in base al packaging e al suo colore. Sono una che si mette a fare qualche ricerca prima, a capire che benefici può avere quel prodotto sulla mia pelle, se ha qualcosa di diverso dai prodotti usati in precedenza, per il quale valga la pena provare.

Però, ecco, forse il packaging e i colori hanno la loro influenza, magari minima, sicuramente inconscia. Non ho acquistato questi prodotti d’impulso, ma è come se fossi maggiormente soddisfatta del loro colore, della loro univocità cromatica.

Facendo qualche ricerca sui miei libri di marketing non ho trovato grandi riscontri: come consumatrice compulsiva dovrei essere attirata dai colori squillanti, in grado di indurmi alla call to action e alla felicità, mentre come consumatrice “responsabile” dovrei essere attratta dal prestigio che emana il blu (tipo Barilla e Dior, per fare un’esempio).

Insomma rispetto a quello che la teoria del marketing dice, io credo che la piacevolezza del colore, oggi, non sia un elemento da tenere in considerazione nella fase di pre-acquisto, quanto nella fase di soddisfazione post-acquisto.

In particolar modo questo mio punto di vista, frutto solo della mia piccola esperienza personale, vale in un campo come quello cosmetico, in cui l’acquisto è sempre più condizionato dall’immensa massa di informazioni bottom-to-bottom (anche se sul flusso informativo tra noi e le aziende potrei aprire una parentesi lunga una vita) che circonda noi consumatrici. Difficilmente compriamo un prodotto così, solo perché in quel momento ci piace, ma siamo sicuramente più condizionate da canali alternativi quali video youtube, blog e forum.

Siamo consumatrici molto preparate in fondo, che si mattono a leggere gli inci dei prodotti, che non si fidano più solo del consiglio dell’inesperta commessa di turno; facciamo prove, valutiamo i prezzi in base alla quantità e agli ingredienti.

Ma rimaniamo sempre consumatrici passionali, attente, credo, anche al bello.

Ok, questo è un semplice sproloquio della domenica mattina assolutamente fuori programma (vi volevo parlare di trucco primaverile, pensa un pò…), non so se abbia senso o se possa interessare a qualcuno. Purtroppo sono laureata in comportamenti di consumo, oltre ad essere una consumatrice inarrestabile, e non posso fare a meno di farmi mille pare mentali sui miei acquisti.

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Cosmoprof | 3. degli stand e altri ricordi.

Minuscola, per nulla esaustiva carrellata di alcuni stand che mi sono particolarmente rimasti impressi – in attesa del treno che non voleva arrivare mai. I motivi sono più o meno sentimentali (io faccio del relativismo il mio cavallo di battaglia nel mondo cosmetico).

BB Cream Italia: lo stand di BB cream italia si trovava in uno dei padiglioni più caotici, in cui per intenderci c’era una fila dedicato solo a stand provenieniti dall’est europa che avevano allestito dei piccoli supermercati (tutti con gli stessi prodotti), c’era anche Stargazer, moltissimi accessori per capelli e bigiotteria. Tutto in vendita of course.

E poi con il suo piccolo e ordinato spazio c’erano le due simpaticissime proprietarie del sito italiano rivenditore della famigerata Queen Helen e di molti bb cream asiatiche, nonchè della Tangle Teezer. Era uno degli stand che avevo puntato sin dall’inizio perchè avevo intenzione di acquistare diversi prodotti loro senza così dover pagare le spese di spedizione e soprattutto potendo valutare con mano le mie indecisioni tra alcuni prodotti. Ho finito per passare un’ora lì dentro a parlare con Barbara, una bellissima donna che ringrazio per la sua pazienza e la sua cordialità. Tra le notizie che mi hanno più colpito e credo possa interessare diverse ragazze è che BB Cream Italia sta lavorando a un prototipo dei pennelli simil-Real techniques, alcuni erano presenti in fiera e devo dire che il lavoro sta decisamente procedendo bene. Vi consiglio quindi di controllare sul loro sito per tenervi aggiornate sulle novità. (non mi sono messa d’accordo con nessuno e non ho nemmeno detto loro che avevo un blog – non so nemmeno se è una cosa che potevo scrivere in realtà – tanto per essere chiara).

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Peggy Sage: uno stand nato per comprare quanto più prodotti possibii. Ben messo, curato, immenso, con tanto di cestini e percorso per le casse. Davvero molto bello, su questo non c’è dubbio. L’unica cosa che mi ha lasciato un pò perplessa di questo come di altri stand, è il fatto che non ci fosse alcun tipo di vicinanza con i visitatori. Insomma era pieno di ragazze che controllavano le corsie, ma ben poco sapevano darti notizie sull’azienda (spero che poi per i fornitori ci fosse un trattamento diverso). Iniziativa molto spinta dal punto di vista del mass market. Ma insomma peggy sage era uno degli obiettivi-acquisto della fiera (alla fine gli ho lasciato un pennello che mi è rimasto nel cuore, sob.)

Orly: Orly si presentava con un reparto acquisti molto più contenuto, che lasciava ampio spazio alle manicuriste. Molto carina anche l’iniziativa organizzata in collaborazione con una nail blogger, alla fine di un’intera manicure gratuita (la maggior parte faceva gratis una sola unghia per dire) ti fotografano e finivate nella pagina di orly italia. Idealmente sarebbero degli smalti perfetti ma la lentissima asciugatura me li fa mettere in fondo alla mia lista degli smalti preferitissimi, quindi no, ho evitato l’acquisto. Anche in questo caso vorrei fare i complimenti alle simpatiche e preparate manicurist, che rispondevano a tutte le domande sul mantenimento dell’unghia e sul tipo di penetrazione sul mercato del brand (sì, ragazze sono una malata. Ma da economista e amante dello shopping non riesco a resistere e devo capire come un’azienda si muove sul mercato, e questo implica spesso anche capire dove è venduta:P)

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Clarissa Nails: un buon compromesso tra vendita diretta e stand. Io, forse, ho avuto la fortuna di incontrare una collaboratrice particolarmente preparata, ma anche in questo ha ascoltato le mie mille domande per circa 20 minuti facendomi provare un’infinita di prodotti diversi. La cosa che non mi è piaciuta molto è che nella zona dedicata alla manicure l’unica possibilità offerta era quella di farsi una singola unghia. Ora, va bene tutto, ma andare in giro con una sola unghia sistemata mi sembra veramente bruttino.

Make up Forever/La truccheria: ok, è una follia. tutto in questo stand è fuori di testa. Dalla perenne fila che ho incontrato, alle modalità di speed-vendita, alle meravigliose dimostrazioni di body e art painting. Dagli sconti del 40% circa su tutti i prodotti. Credo che convenga comprare mufe solo in questa occasione.

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Erbolario: a parte il bellissimo stand, che in realtà sembrava un negozio mancante di cassa, non ho ben capito la loro presenza al cosmoprof. Forse quella di riempirmi di campioncini allo sfinimento o quella di invogliare future consumatrici ad acquistare la nuova linea ibisco (molto molto buona)? Sono entrata per puro caso, erano le 18.15 ed io ero in piena fase delirante da “devovederetutto”. Probabilmente in un’altra circostanza non avrei varcato la soglia.

Opi: bello stand con una separazione tra vendita diretta e forniture professionali. Hanno dei prezzi assurdi anche in fiera. Diciamo che questo è quasi tutto quello che mi è rimasto, un pò poco viste le dimensioni occupate.

Opi

Stargazer: uno stand sfigatino, che sembrava l’ennesimo venditore di prodotti cinesi. Hanno diverse cose interessanti (tra cui delle tinte semipermanenti che mia madre mi ha fatto rimettere a posto, e le ciglia finte di tante forme, che invece mi sono portata a casa). I prodotti mi incuriosiscono non poco però, ecco, sono una ripa che ama i formalismi in certi casi e credo che uno stand un pò meno mercatoso avrebbe giovato (anche se si tratta di brand low cost non significa che bisogna ammassarli in malo modo)

Paola P: ok a me questo brand non fa impazzire, quindi è sicuramente un commento molto pregiudizievole il mio. Ma ecco ci sono passata davanti più e più volte ma non ho mai avuto la voglia di avvicinarmici di più. Non mi piace l’idea di mettere i prodotti in fondo e all’inizio creare una barriera di set per trucco, invariabilmente affollati di persone. Beh, se volevo dare un’occhiata ai prodotti stai sicuro che mi è passata.

Catrice e Essence/ Cosnova: meraviglioso allestimento, con tanto di collezioni nuove e appena passate al gran completo (credo si tratti di una delle rare volte in cui riesco a vedere una loro collezione intonsa). Molto carino anche il corner salottino, in cui c’erano due truccatori che ti facevano un trucco completo (io naturalmente non potevo non approfittare, si trattava anche della truccatrice Rai che si occupa di “Che tempo che fa?”)

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Paperself: le loro ciglia finte sono stupende e con il fatto che ad ogni acquisto c’era una prova gratuita (di un altro paio di ciglia eh), è stato come riportarsi a casa due paia al prezzo di uno. Io naturalmente ne ho abusato. Lo stand era piccino piccino, vicino a quello della Formal, e nel suo essere essenziale era decisamente ben allestito dal mio punto di vista: gli esempi ben sistemati, una ragazza italiana da supporto per le clienti che non conoscevano l’inglese. Uno spazio più piccolo dedicato al b2b, anche un press kit da visionare con le celebrities che avevano indossato le loro ciglia.

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sì ho scelto le più sobrie, tributo alla città amata da Mr. Duffy (nonchè compagno di vita)

Formal: il genere di stand per cui non nutro interesse, prodotti da una prima occhiata scadentini, presi d’assalto solo per l’allure superficiale creato da tutto il baraccone. Oltretutto mentre lo stavo ignaramente visitando, sono stata assalita dalla famosa orda unna. Ho scoperto solo dopo essere stata praticamente schiacciata che davanti le inutili sporte solo tipo ogni tot tempo e la gente si riversava appositamente allo stand allo scoccare dell’ora x.

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Nyx: mi piangevano gli occhi a vedere tutti quei prodotti intonsi, il bellissimo blush desert rose lì in mano mia e doverlo riposare giù. Lo stand era molto molto grande. Ho notato che c’erano diversi buyer a colloquio (purtroppo la maggior parte stranieri). Dalla mia discussione con la tipa sono però venuta a sapere che lanceranno i prodotti in Italia tra aprile/maggio e partiranno da Roma. Finalmente la capitale prima di Milano, la volevo baciare tutta. Piccolo appunto, magari una che due parole di italiano anche misere le sa mettetela, che in Italia dovreste sapere che l’inglese non è esattamente alla mercè di tutti.

voguenightbo

Penso che il mio percorso legato principalmente a marchi già conosciuti, sia quasi d’obbligo nel caso di primo pellegrinaggio bolognese. Ma per la prossima occasione mi riservo di focalizzare parte della mia attenzione anche a quegli stand di primo acchitto meno vistosi che non si portano dietro nomi altisonanti.

Per me è stato un Cosmoprof di unghie, capelli e ciglia finte 🙂

Mi sono sicuramente persa molto, così come ho regalato il mio tempo a stand inutili.
Nevermind, speriamo ci sarà una prossima volta.

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Cosmoprof memories.#2

**Ed eccoci alla seconda parte “introduttiva” sulle mie sensazioni a pelle (considerate che le ho scritte nella sala d’aspetto della stazione Centrale – se vedevate una pazza con un Ipad e una tastiera a scrivere frenetica, ero io :P) su questa prima assoluta al Cosmoprof.***

Per quanto riguarda la scelta dei giorni io ho la mia personale opinione, che però da quello che ho letto in giro va un pò contro l’opinione generale. Io sinceramente avrei fatto volentieri a cambio tra la domenica e il venerdì. Ok, il lunedì moltissimi stand tendono a vendere, altri che vendono durante gli altri giorni applicano ulteriori sconti sulla merce. Sì tutto vero. Ma sappiate che dovrete essere pronte ad affrontare il delirio cosmico. Il sabato la fiera è stata molto più tranquilla, meno gente, meno gente folle. Ci si poteva avvicinare alla maggior parte degli stand, si camminava liberamente. Non posso dire invece la stessa cosa della domenica, suppongo la giornata più caotica. Chiedendo però anche al personale degli stand mi hanno confermato la mia paura: anche il lunedì si presenta più o meno allo stesso modo, complice il fatto che molti saloni hanno il turno di chiusura settimanale e il fatto che molti acquirenti privati scelgono il lunedì per via del discorso di cui sopra.

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 Si anche io sono sempre alla ricerca dell’affare, ma ripeto il cosmoprof non è un mercato rionale; si finisce per comprare di tutto e di più, finendo per doversi limitare per molti mesi a venire (no, la tecnica one-off non fa per me). É poi vero che molti stand che non vendono in fiera, si trovano facilmente anche online e che il risparmio dell’acquisto in fiera è – soprattutto se si prendono pochi pordotti – molti limitato. Considerate sempre che il cosmoprof è nato in prima istanza per professionisti del settore, sia che siano aziende produttrici, distributori regionali e nazionali, grandi catene di franchising e singoli saloni di bellezza. Siamo noi le intruse.

Ho cercato di prendere parecchi campioncini, soprattutto il primo giorno (ancora la frenesia faceva da padrone). La maggior parte sono per capelli, settore che principalmente utilizza questo tipo di strategia. Non so bene quanti arriveranno a casa integri e quanti riuscirò a usarne davvero. Di oli per capelli ne avrete fin sopra le orecchie. #sapevatelo.

Ok, ora dopo tutte le mie seghe iniziali vi svelo un segreto: ho comprato tantissimo anche io. Ma, veramente pochi prodotti trucco. síloso.

In realtà me ne sono resa conto solo ora in treno. Nessun ombretto, un solo rossetto, nessun blush, ma soprattutto nessun pennello (anche se sono andata molto vicina all’acquisto di un intero set).

La verità è che ho decisamente più ombretti di quanti me ne possano servire per tutta la vita, di blush ne ho altrettanti, sui rossetti sono una che indaga poco e poi ho la mia grande predilizione per un marchio nello specifico (indovinate qual è?). Molte delle cose che mi piacevano erano facilmente acquistabili anche altrove, altri marchi che vendevano non hanno mai attirato la mia attenzione. Sono in una fase credo di stasi cosmetica, stanca di acquistare l’ennesimo prodotti similissimo a uno che già ho e magari di qualità scadente solo per l’effetto compulsivo.

Ho in realtà colto soprattutto l’occasione di acquistare prodotti che conosco e che mi piacciono, avendo la possibilità di trovarli a buon prezzo. L’unico acquisto che non ho fatto e di cui mi pento sono stati i pennelli (la pennofilia è una malattia davvero molto radicata, si sa), ma la coscienza e la mia wishlist in proposito hanno avuto la meglio.

pinktease

Ho poi ceduto a delle cose assurde, me ne rendo conto da sola. Spazzole e rulli che promettono onde magiche, ma io a volte mi faccio incantare con davvero poche paroloni dolci.

Ho avuto l’occasione di parlare con dei referenti di alcuni marchi conosciuti da noi, tra tutti: Nyx, Cosnova, Young Blood (che tra poche settimana troveremo anche a Roma), Pink Tease (azienda inglese sconosciuta in Italia), Orly, Erbolario, Helan. Ma anche con alcuni rivenditori italiani: Clarissa Nails, Orly Italia (che è diverso da Orly presente con il suo stand statunitense), BB Cream Italia…

 

pinkcastle

 

Ma soprattutto, mi sono divertita da morire. Come Alice nel Paese delle meraviglie. E credo che questo sia quello che davvero conta.

E voi che ne pensate del Cosmoprof? Qual è stato o quale sarebbe il vostro intento all’interno della fiera? Siete del tipo “voglio curiosare” o talebane dell’acquisto?

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