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Ovvero, avere un bagno grande ha il suo gran perché.
Nella nuova casa milanese sono riuscita a sistemare i miei prodotti in modo quasi umani e mi sento quasi in colpa per il mio piccolo spazio sopra la lavatrice che avevo a Roma (che giuro, appena ritrovo le foto fatte prima di partire pubblico per non farmi prendere per matta).

Come sempre mi piace iniziare con una puntualizzazione. So che molte persone non dedicano tanto spazio ai propri trucchi in casa. So anche che se faccio un calcolo complessivo del valore monetario della roba che ho potrebbe venirmi un coccolone. MA è una cosa che amo, sono cose che uso, soprattutto sono cose che mi fanno stare bene e sorridere.
Ci sono donne che compensano comprando scarpe e vestiti senza soluzione di continuità, ecco io potrei rabbrividire di fronte ai vostri armadi e alle vostre scarpiere. Potrebbe venirmi l’ansia al pensiero di chi butta soldi comprando solo primi prezzi al supermercato, a chi usa la macchina per fare 100 metri e spendi centinaia di euro in benzina, a chi non sa rinunciare ad andare dall’estetista una volta a settimana per farsi la manicure o dal parrucchiere per la piega. Ognuno ha bisogno di qualcosa per sentirsi se stesso e farlo senza remore. Io ho i trucchi (tra le mille altre cose, eh!).

Durante il trasloco, che da brava pigra è durato un sacco di tempo, mi sono resa conto di quanti prodotti inutili tenessi nel mio stash e che ogni mattina mi rendevano la vita davvero difficile. Il tempo dedicato al trucco diventava l’epopea de “Alla ricerca dell’ombretto perduto”.
Ho quindi deciso di ridurre notevolmente i prodotti da tenere a portata di mano e di lasciare all’interno del mobiletto del bagno, pronti per essere utilizzati quando ho qualcosa più di 10minuti10 per uscire di casa presentabile (no, è inutile che mi tenga i pigmenti in mezzo alle mani quando so che non li utilizzerò mai se non ho almeno una mezzoretta per ripulirmi la faccia dai fall-out).

In più, come se non fossi già abbastanza geniale, nella furia del trasloco avevo dimenticato una delle fondamentali scatole “bagno” – in cui avevo riposto con tanto amore tutti i miei cassettoni Muji.
Mi sono dovuta arrabattare un po’ e ho quindi deviato versoio sfigatissimo mobilitino ikea (sì, l’ho colorato da sola e si vede) in cui prima tenevo i materiali da disegno.

Questa soluzione in realtà non mi dispiace troppo, la trovo bella compatta, anche se i miei pennelli necessitano di una sistemazione un tantino più ariosa (credono che, stretti come i cinesi, comincino a odiarsi e avere qualche problema di convivenza).

Dopo tutto questo inutile sproloquio passiamo alle biutistescion vera e propria.
Ma voglio fare una piccola premessa: come avrete modo di vedere molti prodotti saranno sporchi e pieni di ditate, i cassettoni ospiteranno qualche residuo di mina… Ecco, questa è la realtà, di cosa mi ritrovo davanti ogni mattina. Sinceramente, non mi sembrava onesto né verso di voi, né tantomeno nei confronti della donna pasticciona che sono, mettere in questo spazio che rappresenta me, una beauty station perfettamente ordinata e pulita giusto il tempo di fare due foto.
(leggi: non voglio sentire commenti del tipo “ma quant’è sporco!”, “ma che schifo!” – I show you mine if you show me yours)

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Eccola qui in tutta il suo essere arrabattato ma con stile. A parte l mobiletto ho naturalmente monopolizzato tutto il ripiano con i miei profumi, scatole (ancora vuote ma è importante marcare il territorio), una scatola di campioncini (non c’è nella foto – che tengo in bella vista per riuscire a smaltirli più velocemente) e i miei prodotti per i capelli (mollettone, forcine e cerchietti indispensabili quando si hanno capelli chilometrici).

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Sulla parte di appoggio c’è davvero una piccola fiera dell’inutilità disordinata: oltre ai rossetti (che avranno preso nuova e più decorosa collocazione) e i pennelli (lo so che provate pena per loro) ho alcuni prodotti non esattamente di immediato utilizzo ma con i quali ho un forte legame affettivo, oltre ad avere un packaging particolarmente bello: la crema per il corpo Angel by Thierry Mugler (non so se nota ma la confezione è piana di glitter), regalo della mia migliore amica e una palette di Dior in edizione limitata di qualche anno fa, che mia madre mi ha regalato il giorno della laurea.
Si ho la tendenza maniacale a dover riempire gli spazi e “personalizzarli”, io lo chiamo “effetto poster teenager”, un po’ come quando a 13 anni avevo ogni centimetro dei muri della cambretta coperta da poster e fotografie.

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Nel cassetto più basso tengo, in ordine creativo e alternativo, tutti i prodotti che uso più frequentemente per la base: fondotinta, correttori, blush, l’unico prodotto da countiring che ho intenzione di possedere (Hoola di Benefit), un primer random (il porefessional di Benefit che posso dare anche sopra al make-up se vedo che non ci siamo proprio – gli altri li tendo nel “ripostiglio” visto che li uso in occasioni praticamente eccezionali), illuminanti e ciprie. Special guest: il pennello doppio di Kiko (non male) e che essendo appunto odiosamente doppio non posso tenere insieme agli altri, pena la distruzione di uno dei due pennelli.

L’idea futura, se mantengo questa disposizione, è quella di creare dei divisori interno per separare le categorie di prodotti, perché anche rovistare vuole il suo tempo e spesso finisce che prendo il primo blusa che mi capita tra le mani, dimenticandomi degli altri (forse ho scoperto perché outlook rosy sta finendo così in fretta)

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Nel secondo cassetto ho tutti i prodotti quotidiani per gli occhi, malamente mischiati tra loro nel vano tentativo di stringere alleanze intercosmetiche.
Quei due o tre prodotti che uso la mattina (se hai dieciminutidieci non puoi stare troppo attento alle sfumature, soprattutto se sei miope e non hai la mano ferma). Sì tu chiamala se cuoi tristezza, visto che campeggiano in primo piano sia la naked 1 che la basics. Lo so, lo so, sembro un’altra persona rispetto ai post di qualche mese fa. A mia discolpa posso solo dire che: in realtà di prodotti colorati ce ne sono tanti lì dentro (una quantità immonda di palette sleek, ombretti depottati, eye-liner colorati), e che se la mattina non hai nemmeno volgi di pensare schiaffarsi addosso un taupe luminoso e ‘na botta di marrone sulla piega (i tecnicismi sono sempre stati il mio forte) risolve complesse relazioni sinaptiche non riesco a mettere in moto prima di colazione.
Questa è la parte dove ho fatto le maggiori cernite, un po’ perché dopo are distrutta la mia ammatassa ultramatte di Sleek ho detto basta ai tentavi di depottaggio; un po’ perché mi rendevo conto che moltissimi prodotti li uso solo quando ho oggettivamente tempo.
L’unica cosa da cui non riesco proprio a separarmi sono i miei adorati ombretti in crema, da cui mi rendo conto ho una leggera dipendenza.

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Passando ai cassetti piccoli, nel primo da sinistra ho le mie matite occhi standard, quelle che a rotazione mette sempre, oltre ai miei inseparabili eye-liner (per la cronaca quello teal di Inglot è insieme agli ombretti in crema, visto che lo uso indistintamente in entrambi i modi). L’idea di metterne su poche mi permette anche di consumarle più velocemente, che non è proprio un male visto che tendo all’accumulo un po’ come i protagonisti di “sepolti in casa”. E si, quelli sono i residui di mina che non ho ancora avuto voglia di togliere.

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Nel cassettino centrale i prodotti per ciglia e sopracciglia, che si stanno inspiegabilmente moltiplicando (fischietta con fare vago), tra matite per le sopracciglia, highlighter, mascara, top coat, primer, ho un buon assortimenti prodotti…
Poca roba ma che devo sempre avere a portata di mano velocemente, se fosse pieno passerei metà dal tempo a imprecare Anakin Skywalker per trovare il mascara.

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Nell’ultimo cassetto, confesso che all’inizio non avevo per niente le idee chiara su coma metterci. Avevo pensato ai rossetti, ma la trovavo una sistemazione poco pratica; alla fine ho deciso di mettere i prodotti per capelli di piccole dimensioni che uso abbastanza di frequente. Come la Phyto, il moroccan oil, e qualche camioncino random di nasci argan che resiste ancora dal Comsoprof dell’anno scorso e che uso quando mi finisce lo shampoo.

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Infine, i rossetti. Tasto dolentissimo, perché a parte che nel trasloco un paio sono finiti nel paradiso degli amori perduti (Craving se sei in ascolto…torna a casa dalla mamma ç_____ç), è evidente come sia scomodo ogni mattina prendere il rossetto giusto, soprattutto se hanno più o meno tutto lo stesse packaging, e senza al contempo buttarne metà giù. Per ora cerco di limitare il più possibile i danni e medito sulla via d’uscita migliore (any suggestions?)

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Anche i pennelli sono in attesa di una riorganizzazione, per ora ho cercato di tenerli il più possibile puliti (anche se non si direbbe, lo so) visto che sono uno attaccato all’altro. Il problema vero sono i pennelli viso che hanno dimensioni ciclopiche. Ammetto comunque che anche inq usto sono abbastanza abitudinaria, rispetto a quanti sono quelli che uso con maggiore frequenza saranno 6, 7 al massimo. Però, ecco, i pennelli mi piace averli tutti davanti agli occhi, no non ho una rara forma di pennellofilia, però per me rappresentano un po’ tutto il percorso che ho fatto nel mondo beauty, dal primo “non applicatore in spugna” al “pennello da countiring”. Si, gli voglio tanto bene ai miei pennelli.

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La cosa che davvero mi manca di più è uno specchio sopra, bello comodo e illuminato, che mi eviti la famosa maratona mattutina dal cassetto al lavandino. Avrei puntato, da brava consumatrice non responsabile quale sono, quello di babyliss ma non ho ancora avuto la forza di spendere così tanto per qualcosa che non sono nemmeno sicura di dove posizionare.

Tutta la biutistescion è molto in divenire, non sono ancora sicura di tenerla così, o di tornare ai cassettoni Muji che nel frattempo sono sbarcati in terra meneghina. Sono ben accette consigli e suggerimenti; tutto è molto in divenire perché non sono soddisfatta al cento per cento, ma data la mia epocale accidia ogni cambiamento richiede tempi biblici.

L’anti biutistescion diventa borghese

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Out from the rabbit hole

Sono una ragazza terribile.

Ho abbandonato il blog per tempo immemore, senza nemmeno dare un cenno di vita. Per i pochi che si fossero preoccupati, si sono ancora viva e vegeta. Ma in questa estate si sono susseguiti una serie di imprevedibili eventi che mi hanno tenuto lontana dal mio spazio cibernetico. La costanza non è mai stata dalla mia, ma questa volta ho un motivo valido.

Ci sono state decisioni da prendere e aerei e fusi orari. Sveglie all’alba, il mare e la voglia di stare lontano dal mondo. Il lavoro, tanto e opprimente.
E in fondo a tutto questo un trasferimento.

Per fortuna ho affrontato questo  cambio radicale di vita insieme alla persona che amo. E al mio gatto. E anche se a volte essere in due (tre) rende le cose più impegnative, sapere che qualsiasi cosa accadrà ci sarà sempre Mister Duffy a darmi il bacio della buonanotte colora il mondo di una sfumatura di gioia  e infinite possibilità. Qualsiasi cosa mi riserverà il destino, ci terremo per mano e guarderemo l’orizzonte vicini.

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Si, la citazione è presa da Hunger Games. Sappiate che amo la saga e mi è piaciuto tantissimo il film. E sì, sono un pò cresciuta rispetto alla media dei fans.

A Luglio ho fatto uno di quei viaggi che ti cambiano un po’. Ho visto un Paese meraviglioso che mi è rimasto incastrato in gola. Sento ancora le immagini palpitarmi nel cuore, odori lontani che invadono i ricordi, mi vedo felice e stanca in una terra lontana, in cui la natura è impervia e l’uomo si è unito ad essa. L’ha domata e rispettata. É stato un viaggio davvero faticoso e bellissimo. Con lo zaino sulla schiena, le ore di sonno ridotte ai minimi termini. L’abbigliamento e il trucco ridotti ai limiti della sussistenza (stavo anche preparando un post, ma tra i preparativi e il lavoro non sono riuscita a pubblicarlo). Sono tornata in contatto con me stessa, mi sono resa conto dell’immensità delle montagne e del mondo. Siamo piccoli e futili, noi. E godere della Bellezza mi ha fatto sentire privilegiata, senza gli orpelli che disegnano la mia vita metropolitana, mi sono sentita più io che mai.

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Dopo 7 anni di felice e convulsa vita romana ho scelto Milano come prossima destinazione di vita. Ho lasciato il lavoro – sì, in questi tempi di crisi ho scelto di rinunciare al mio misero stipendio – per frequentare un Master nella città della Madonnina. Questo ha significato prepararsi per i test di ammissione, cercare inquilini per la mia amorevole caverna romana, trovare una casa a Milano, e in tutto questo continuare anche a recarmi al lavoro. E poi le bollette da pagare e contratti da leggere, abbonamenti da disdire, cambi di indirizzo da comunicare; strane parole come voltura e cedolare secca sono diventate il pane quotidiano.
Ho visto la mia casa, un agglomerato di ricordi e paccotiglia sentimentale, lentamente spogliata della mia anima. I quadri che mi ricordano quanto viaggiare faccia parte di me, sono accatastati in un angolo; i dischi e i libri a soffocare negli scatoloni. Ho dovuto scegliere cosa portare con me e cosa abbandonare, un ricatto affettivo davvero difficile da digerire. Per una donna-ghiro con la sindrome da accumulo come me, tutto questo  movimento equivale a uno tsunami esistenziale di dimensioni epiche.

Lasciare Roma non è facile. Ho già cambiato città una volta, ero più piccola e abbandonavo la terra madre, lasciando l’infanzia, la famiglia e le piccole certezze di adolescente. Ma ora è tutto più difficile. Non si tratta semplicemente di lasciare i miei e trovare una sistemazione altrove, fare bagagli leggeri e salutare tutti.
Roma è la città in cui ho scelto di crescere, in cui mi sono costruita da sola, faticosamente e dolorosamente. Ho creato la mia rete di relazioni, ho trovato l’amore, sono diventata quasi adulta, sono andata convivere e ho arredato la mia prima casa.
Roma è bella e piena di ricordi. Spero di poterci tornare spesso, perché rimarrà per sempre un pezzo del mio cuore al ghetto ebraico e l’ombra dei miei sorrisi più spontanei e sguaiati aleggerà nelle notti del Pigneto. Ci saranno le suole consumate delle mie converse a percorrere infinite volte le strade del centro, a ricordare i momenti delle passeggiate solitarie e le corse alcoliche alle prime luci dell’alba. Ci sarà per sempre una parte di me, importante, meravigliosa e triste, che rimarrà incastrata tra i sampietrini romani.

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Trasferirmi a Milano mi rende felice, sia chiaro. Sono carica di attesa ed aspettative. Elettrica come solo l’inizio di una nuova avventura ti può rendere. Sono anche quella che diceva “A Milano io? Mai!” e invece, dopo tre giorni a correre da un quartiere all’altro, camminare e saltare in metro, devo ammettere che mi ha fatto davvero una bella impressione. Non ci siamo capite al volo, mi sono sentita un pò persa e con gli occhi bassi all’inizio. Ma dopo il nostro impatto traballante ho cominciato ad innamorarmi della sua efficienza, della correttezza per strada, delle biciclette e del suo essere pianeggiante; mi sono piaciute le architetture gotiche e di respiro europeo, la piccola casa al quarto piano in cui sto per trasferirmi. Ho iniziato a prendere confidenza con i quartieri, con l’atam e la Stazione Centrale, con i negozi (pericolosissimi) e i musei. Credo che Milano abbia molto da offrirmi, spero di saperlo cogliere e non farmi fermare dalla nebbia e dal freddo.

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Il tempo per dedicarmi al blog è stato davvero poco, io stessa mi sono truccata in modo banale e ripetitivo, anche i miei acquisti si sono ridotti all’osso. Insomma, pur volendo avrei avuto davvero pochi argomenti da condividere con voi. In compenso il mio parco-rossetti si è di molto ampliato, così come la mia conoscenza del mercato immobiliare 🙂
Sono stata fuori dal giro cosmetico, lo ammetto. Ho scoperto le nuove collezioni Mac grazie ai regali di mia madre, sono entrata da Kiko ma non riuscivo a focalizzare la mia attenzione su nulla. Gli stand essence li ho visti di sfuggita correndo al supermercato in orario di chiusura. In questo periodo mi sono dedicata agli altri hobby che per troppo tempo ho trascurato.
Ma questo periodo di “dieta forzata” mi ha reso più cosciente di quello che mi serve realmente, ho conosciuto bene i prodotti in mio possesso. Ho anche (inutilmente) risistemato la mia zona trucco, scoprendo quanta roba sta lì ad aspettare inerte la data di scadenza. Sono diventata un ‘asso nei trucchi fast food, quelli che riesci a fare in 10 minuti e ad avere un aspetto decente. Mi sono focalizzata sulla base e ho capito come certi colori mi stiano meglio che altri, perchè io e la teoria dei colori siamo due rette parallele e salto il fosso con estrema difficoltà.
Devo fare però un grandissima mea culpa che spero mi perdonerete: ho lavato i miei teneri pennelli davveeero di rado. Sprizzano germi da ogni setola.

In compenso ho letto davvero un sacco di libri, sono tornata a scrivere (un racconto), ho visto una marea di serie e film per adolescenti che mi hanno ricordato che la sindrome di peter pan è sempre in agguato, anche se si cresce.

Ho ricominciato a leggere moltissimo. Il mio kindle si scaricava alla velocità della luce, passando da un genere all’altro senza timori. Dalle saghe young adult di cui mi sono innamorata, ai gialli francesi, ai “classici” inglesi che mi hanno fatto morire dal ridere, alla letteratura russa che rimane il mio unico grande folle amore.
Non che abbia mai davvero smesso davvero di leggere, ma ci sono periodi della vita in cui mi rendo conto di come solo immergermi in un libro, allontanarmi dal mondo riesce a salvarmi, a non farmi andare in ansia. Ho passato mesi di notti insonni illuminata dalle parole che scorrevano veloci, immersa nel buio e in mondi lontani. Per me i libri sono una delle principali ragioni di felicità, non potrei immaginarmi senza qualche titolo nella lista dei desideri, con la vita scandita dagli scaffali diligentemente organizzati in ordine alfabetico (sì, è una delle pochissime cose che riesco a tenere in ordine maniacale).

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E poi sono finalmente tornata a scrivere. Ho un diario da quando faccio le elementari (non sempre lo stesso), ho scritto poesie, fan fiction (perchè la nerditudine è in me!), racconti sempre incompiuti. Scrivere mi ha sempre reso libera, esorcizzando le mie paure e le mie fantasie. I dolori, i ricordi, nero su bianco acquistano una dimensione reale e comprensibile ai miei occhi. Non sono mai stata brava a parlare, non ho mai avuto la battuta pronta, ma quando ho in mano una penna tutto diventa più chiaro ai miei occhi, più semplice. Erano probabilmente anni che non mi mettevo “al lavoro” su qualcosa di serio, avevo smesso di scrivere eoni fa e ormai l’ansia di non esserne più in grado mi allontanava ancora di più dalle parole. Ma nei momenti difficili, in cui hai la sensazione di perdere te stessa, le poche armi che hai a disposizione urlano a gran voce di essere usate. Non importa quanto tu abbia la sensazione di essere incapace, devi usarle per combattere i tuoi fantasmi. E così ho iniziato a riempire diari di pensieri sconnessi e di immagini lontane. Mi sono ritrovata tra le mani un racconto (o meglio una fan fiction, rimarrò per sempre una nerd peter pan e va bene così), che sta prendendo forma a singhiozzi. E mi ha fatto ricordare di tempi lontani in cui sognavo di vivere a Parigi e di essere una scrittrice. Perchè i sogni, anche quelli irrealizzati, ci rendono ciò che siamo. Non dobbiamo mai calpestarli per un futuro più solido e certo.

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In queste settimane, sarò ancora sommersa di impegni da adulta, treni da prendere, scatoloni, chiamate da numeri sconosciuti; ma vorrei tornare a scrivervi qualcosa, a dimostrazione che anche una donna accidiosa come me non smette di truccarsi quando la vita si fa complicata. Che a 4000 metri sul livello del mare, nella foresta sotto la pioggia, tutto è ancora più bello con una riga di eye-liner waterproof.

Nelle prossime settimane vedrete qualche drama tag passare da qua – sono bellissimi e mi dispiace essermeli persi – i miei preferitissimi di questa caotica estate, un post sui miei pennelli (sono uno dei miei grandi amori ma mi sono resa conto che è un argomento in cui serve raziocinio), magari vi faccio vedere la magnifica beauty station sopra la lavatrice che tra poco smantellerò e poi sicuramente parlerò di rossetti perchè sono diventata una costante nella mia giornata.
Infine, stavo pensando di aprire una pagina facebook, perchè almeno su quella riuscirei ad essere presente, e inserire qualche post di argomenti extra-trucco, anche se non ho ancora deciso cosa, vi potrebbero interessare consigli settimanali su film (visto che è “il mio settore di competenza lavorativa”), o/e libri e musica (purchè siate interessati a canzoni tristi e dal vago sapore hipster…)?

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Sì, ci sono. Incasinata come non mai, ma ci sono.

P.S. Non ho vi ho detto dove sono stata quest’estate, avete indovinato dalle foto? (non barate!)
In caso contrario vi do un piccolissimo aiuto…enjoy!

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Tutte le foto sono state scattate da me. Sono i miei ricordi e frammenti di vita. Vi prego di non rubarle deliberatamente.

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Chromagraphic Pencil in Hi-def Cian Mac – Review

Di solito sono una persona che ci mette secoli a farsi un’idea decentemente stabile su un prodotto. Sono il genere di utilizzatrice che cambia opinione molto facilmente e prende per questo grosse cantonate. Di solito all’acquisto di un prodotto segue un periodo di folle e cieca felicità, in cui tutto mi sembra meraviglioso e non sembra esista altro. Poi arriva lei, la cruda e pragmatica verità, e mi rendo oggettivamente conto dei limiti o degli effetti più o meno negativi, quegli elementi che insomma solo l’uso prolungato può dare.

In questo caso invece mi sento già pronta a parlarvi di un prodotto acquistato da relativamente poco tempo (il giorno del mio mini corso da Mac)

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I motivi sono semplici: in primo luogo, l’ho usata davvero moltissimo (non dico tutti i giorni ma almeno tre volte a settimana) e in diverse condizioni climatiche (per quello basterebbero due giorni, visto che qua ogni giorno è una sorpresa…sarà estate o autunno?); aggiungiamoci poi che le caratteristiche che cerco in una matita occhi mi sono ben chiare e abbastanza oggettive, o le hai o non le hai.

Qualche info preliminare: la hi-def cian è uscita con la color of the eye in tutti i punti vendita Mac, ma si trova tutto l’anno nei pro store, al prezzo di 17€. E sì, per me li vale tutti.

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Partiamo dal motivo che mi ha spinto all’acquisto: il colore. Si tratta di un intensissimo color ciano nudo e puro, una specie di color cielo nei pomeriggi di primavera, quando ancora ci sono le nuvole che serpeggiano sopra di noi e i colori sono vividi e pieni di vita(le spiegazioni dei colori…queste sconosciute!). Per me è un colore meraviglioso, che trovo si sposi benissimo con l’iride scura dei miei occhi.

Non metto in dubbio, però, che si tratta di un colore che deve piacere; sicuramente per chi non è avvezzo ad utilizzare prodotti dai colori particolarmente squillanti il salto da ciano a color puffo è molto breve. Secondo me però si tratta di una colorazione molto portabile e in grado di vitalizzare magari un semplice trucco sui toni del taupe (in genere lo preferisco su colori freddi) perchè riesce a dare luce all’occhio, dando quella spinta in più ai marroncini su cui inevitabilmente si cade quando la mattina abbiamo fretta e paura di sbagliare.

Mi piace moltissimo nella rima interna dell’occhio ed è anche il modo in cui la sfrutto maggiormente; a mio avviso (o almeno, addosso a me) risveglia e apre lo sguardo, e ha soppiantato la banalissima matita color burro, che mi aveva un pò stancato. Questo è l’utilizzo principale che ha avuto da quando l’ho acquistata.

Una cosa su tutte mi ha colpito di questo prodotto: la sua durata nella mia lacrimosissima rima interna, detta anche l’inferno delle matite perchè non riesco mai ad avere un tratto pieno – alla prima passata è proprio un miraggio, con alcune nemmeno facendo avanti e indietro una miriade di volte – e se, per puro miracolo, riesco a colorarla in qualche modo, il colore rimane per un tempo infinitesimale (a volte un’oretta, spesso e volentieri dai 10 ai 20 minuti).

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

La mina morbidissima di questa matita permette un tratto perfetto al primo colpo, e quando la indosso – senza fissare con alcuna polvere – sono sicura che riesco ad arrivare a 9/10 ore con ancora del colore. Naturalmente non si tratta più del tratto deciso e corposo della mattina, ma per me sapere che a fine giornata dovrò struccarmi la rima interna mi riempie di gioia.  Con il caldo torrido, la durata si riduce di diverse ore, diciamo che a fine giornata è rimasta un fievole barlume di azzurro; il colore pieno rimane lì comunque per 3/4 ore, che per me già normalmente sono molto al di sopra delle normali aspettative.

versione low profile

versione low profile

versione high profile (e tutt'intorno è viola)

versione high profile (e tutt’intorno è viola)

Un altro modo in cui ho sperimentato questo prodotto è come base sulla palpebra mobile, per rendere più vividi gli ombretti (come l’azzurro della palette lagoon di sleek). La sfumabilità è davvero buona, rimane uniforme senza lasciare macchie. Sulla durata non mi esprime troppo, come sapete non ho problemi di cedimento degli ombretti, e sotto ho sempre messo comunque un primer, almeno per riuscire a finirlo visto che ultimamente non lo metto quasi mai e ho paura che scada.

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Da notare: sopracciglia che non resistono alla gravità.

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Alla luce indiretta

Le chromagrafic pencil, sono considerate matite multiuso, anche se non tutte possono essere usate sia sugli occhi che sulle labbra. In questo caso hi-def cian è inserita tra le lipsafe, anche se il sito Mac sconsiglia l’uso nella waterline (ehm, anche se io la uso praticamente solo così e non ho mai riscontrato alcun tipo di problema, pur avendo gli occhi mediamente sensibili).

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Labbra blu, sei totalmente impazzita? Sì, lo so che lo state pensando tutte (io che sono sono andata vicinissima a comprarmi un rossetto turchese per davvero…).

Ma a prescindere dal vostro amore per le labbra cianotiche, un pò di matita blu ben sfumata può aiutarvi a creare un rossetto praticamente nuovo con quelli che avete. Qui sotto due esempi: la prima prova l’ho fatta con un rossetto fucsia freddo (di Peggy Sage, per dovere di cronaca), ne è uscito un viola che mi fa impazzire. Nel secondo caso ho voluto provare a mettere pochissima matita sfumata sotto un rossetto aranciato (Kiko); in questo caso mi convince un pò meno, i due sottotoni sbattono un pochino.

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Il rossetto nella versione original.

Il rossetto dopo l'intervento della matita.

Il rossetto dopo l’intervento della matita.

In ogni caso se vi prende lo schiribizzo di usarla sulle labbra vi avverto subito che il colore andrà a macchiare il rossetto se lo applicate sulle labbra. Il mio consiglio è di tamponare la matita con le dita, meglio ancora se usate un pennellino. In alternativa, se non siete amanti dei pennelli labbra (come la qui presente), potete tranquillamente pulire bene il tubetto dopo l’applicazione – io l’ho fatto sul dorso della mano ma un fazzolettino forse è più indicato.

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a destra: il rossetto in tutta la sua naturale arancionaggine, a sinistra scurito con la matita blu.

L’unica nota negativa, se la possiamo definire tale, è il fatto che tende a consumarsi abbastanza in fretta a causa della mina molto morbida. Nel mio caso non lo trovo un problema così discriminante visto che l’utilizzo più frequente che ne faccio è nella rima interna, dove di matita ce ne finisce ben poca.

In definitiva questa matita mi ha letteralmente conquistato per la qualità e la molteplicità di utilizzo e ha fatto sorgere in me l’interesse per tutta la linea, credo proprio che presto proverò una nuova chromographic, any suggestions? 🙂

Disclaimer: chiedo venia per le foto, ero appena sveglia totalmente struccata e con le sopracciglia selvagge :), ma ho cercato di sfruttare l’unico momento in cui avevo a disposizione la luce diretta del sole (leggi: non ero a casa mia).Come se non bastasse il programma che uso per editarle è sull’ipad, che attualmente mi ha abbandonato.  Siate oggettive e non guardate la mia faccia! 😛

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Acqua Micellare Collistar (e qualche comparazione – Sephora, Bioderma)

Quando è scoppiato il boom “acqua micellare”, io avevo una sacco di pregiudizi, come, ammetto, spesso mi accade quando si decantano proprietà miracolose per prodotti appena lanciati sul mercato.

Ho utilizzato per anni il bifasico di Sephora (credo sia stato il prodotto che ho ricomprato con maggior frequenza nel comparto beauty), con cui avevo un rapporto di amore-odio: se da un lato era l’unica cosa che riusciva a struccarmi tutto il trucco occhi senza trovarmi la mattina con cerchi neri in giro, dall’altra dovevo usare un’attenzione certosina per non farlo finire dentro ‘occhio, pena la discesa di tutti i santi.

Ho aspettato molto per passare al nuovo e per accorgermi che il mio giudizio avventato era sbagliato.

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Amo l’acqua micellare perché si adatta perfettamente al mio modo di struccarmi e alle mie abitudini.

Mi strucca bene gli occhi senza esagerate difficoltà e senza creare irritazione; non devo stare due ore a sfregare e senza dover fare acrobazie con il mascara per paura di andare troppo vicino all’occhio. La cosa che però me l’ha fatta amare è stata la sua possibilità di utilizzo sia sugli occhi, appunto, che sul viso senza su tutto il viso – senza credere di essermi sottoposta a un peeling facciale e senza avere quella fastidiosissima sensazione di untuosità che mi dà il latte detergente. L’unica cosa che però ci tengo a sottolineare è che non riesco a capire come si può associare il termine delicato a un prodotto del genere. Per quanto io mi ci trovi bene, mi rendo conto che non si tratta del metodo meno aggressivo che si possa utilizzare per struccarsi. Credo che non sia un prodotto adatta a tutti i tipi di pelle, perchè in primo luogo va sempre risciacquato (e molte persone potrebbero trovare fastidioso usare troppo prodotti sul viso) e soprattutto potrebbe creare fastidi dati dallo sfregamento e dagli ingredienti. Leggendo la descrizione fatta dall’azienda della Bioderma Sensibio H2O, sono rimasta un pò interdetta: in base a quale principio fisico-chimico le micelle dovrebbero rispettare l’equilibrio cutaneo?

Sul viso sono abituata ad usare un detergente a risciacquo perchè mi dà una sensazione di maggiore pulizia, allo stesso tempo, però, mi accorgo che spesso non sono abbastanza solerte e mi ritrovo con i lati del viso (il collo i lati vicino alle orecchie) puliti non alla perfezione. Per questo motivo uso l’acqua micellare per pulire bene il contorno del viso e il collo.

In più, so che se una sera torno tardi, stanca e con la voglia di struccarmi con la solita dovizia, posso usarla su tutto il viso senza problemi e grosse controindicazioni.

Anche dorian sembra apprezzare...

Anche dorian sembra apprezzare…

Quest’acqua micellare, infatti, ha due pregi che in altre non ho riscontrato. Da un lato strucca benissimo, dall’altro non lascia la pelle tirata, nè tantomeno crea fastidio agli occhi. Prima di passare a lei ho usato per diverso tempo quella di Sephora (ne avevo parlato qui) che, seppur all’inizio mi aveva lasciata estasiata per la facilità di utilizzo, di contro era tutto fuorchè delicata.

Una grande pecca è forse il prezzo, non esattamente dei più competitivi. A prezzo pieno, in Italia, la confezione grande da 400 ml costa intorno 20€, mentre quella da 200 ml si aggira intorno ai 14-15€ (a seconda dei negozi, il prezzo varia di 1 o 2€).
C’è da dire, però, che una volta presa la mano con la quantità, la confezione più piccola vi può durare serenamente dai quattro ai sei mesi, ammortizzando il prezzo. Nel mio caso l’ho utilizzata per tre mesi, ma considerate che all’inizio sono andata giù con la mano molto pesante. Alla fine riuscivo ad usare un solo dischetto per entrambi gli occhi e un altro per la pulizia grossolana del viso, con un certo risparmio anche a livello di cotoncini.

In più, visto che sono curiosa come una scimmia, non ho saputo resistere alla tentazione di provare anche la più famosa delle acque micellari, quella Bioderma per pelli sensibili. Ecco, su questa vorrei spendere due paroline: per quanto ho i miei dubbi sulla fraudolenza del termine “sensibio”, rimane comunque un prodotto non troppo aggressivo, ma non strucca con la stessa facilità, devo passare più e più volte e comunque mi ritrovo sempre qualche residuo bellico di mascara e eyeliner; anche sul viso, pur usando una base non particolarmente ostica, impiego diverso tempo.

bioderma

A livello di Inci (che per quanto non sia una delle mie priorità, ultimamente tendo a buttarci sempre un occhio in più) devo dire che per quello che mi riguarda, e considerando soprattutto che si tratta di qualcosa che non rimane molto sulla mia pelle, non mi sembra proprio proprio terribile, anche se ci sono due semafori rossi (anche se uno al secondo posto).

so che non si legge benissimo, ma la confezione è stata sottoposta a stress psico-fisici indicibili.

So che è tantissimo che manco dal blog (e anche dagli altri, in realtà). Le idee sono tante, purtroppo quello che manca è il tempo per la realizzazione e un po’ di testa. Diciamo che è un periodo un pò caotico soprattutto dentro di me, in cui devo decidere come diventare grande :). Tutto questo comporta scelte che a volte sono difficile non solo da prendere, ma anche da affrontare.
Spero di poter tornare più carica e volitiva che mai, perchè questo piccolo spazio appena nato riesce a regalarmi momenti di rara serenità e “lontananza” da tutti quei pezzi di vita vera che a volte vorrei lasciare lontani.

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Ombretti in crema: mini overview.

Sono un’amante degli ombretti in crema. Credo sia il prodotto che maggiormente mi ossessiona. Mi sembra di non averne mai abbastanza, mi piacerebbe provare tutti quelli in commercio e, soprattutto, sono una costante nella mia routine. Per questo ho pensato di fare una breve carrellata degli ombretti in crema che (per ora) possiedo.

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Parto dal presupposto che la mia palpebra non è oleosa, generalmente riesco a tenere il trucco occhi intatto per tutto il giorno anche senza primer, al massimo sbiadisce un pochino ma raramente mi finisce nelle pieghette. Le uniche cose che mi creano problemi sono le matite nella rime interna e il mascara (sì il mascara è il nemico numero uno del mio trucco).
Per questo motivo uso poco i primer e gli preferisco gli ombretti in crema; con tutti quelli che possiedo, infatti, non ho mai avuto problemi di “trucco raggrumato” – termine tecnico per definire il trucco creasato XD.
In primo luogo sono un’ottima base per iniziare quando non so esattamente cosa vorrò pasticciarmi sugli occhi; in secondo luogo mi permettono di enfatizzare o modificare i colori degli ombretti quando li uso tono su tono (questo mi rendo conto che per molte potrebbe essere una cosa fastidiosa). Infine, quando ho tipo due nano-secondi per uscire di casa in condizioni accettabili, basta sbattermene un pò addosso per dare l’idea di avere un trucco occhi sù. In ultimo, e per me fattore importantissimo, sono un prodotto utilissimo quando sono in viaggio, per la loro praticità di utilizzo in tutte le situazioni e il fatto che sono piccoli; in  genere mi porto due ombretti in crema (uno “base” e uno più colorato) e una palette per avere la sicurezza di potermi permettere una buona varietà di scelta.

Generalmente mi trovo meglio ad applicarli con un pennello, perchè riesco ad essere più precisa (ho le mani troppo grandi per i miei occhi T_T) e posso sfumarli un pò senza timore di creare la macchiazza all’esterno dell’occhio. In alcuni casi lo trovo anzi uno strumento indispensabile anche per non creare uno strato troppo spesso di colore sulla palpebra. I pennelli che preferisco, tutti a fibre sintetiche, sono essenzialmente quelli piccoli a lingua di gatto (tipo quello UD trovato nella naked) oppure pennelli piccoli da sfumatura (tipo quello di essence). In alcuni casi, però, ci sono ombretti che tendono a tirarsi via con troppa facilità se applicati con il pennello (è il caso del gel eyeliner di Inglot, che tende ad essere molto molto morbido prima di seccarsi e crea macchie vuote se “tirato” con un pennello piatto. In questi casi uso le dita, ma con molta parsimonia, al centro dell’occhio, per poi passare a sfumare con un pennello da sfumatura sul resto dell’occhio.

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da sx a dx: Moonbeam (mac prolongwear Paint pot), soft ochre (Mac paint pot), Pink gold (Maybelline color tattoo), Permanent taupe (Maybelline Color tattoo), Illusoire (Chanel illusion d’ombre)

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da sx a dx: Raise the curtain for…, Camp rock, Steel the show, glammy goes to, Coppy right (Essence stay all day), 87 (Inglot eyeliner gel mate), 116 (Shiseido ombretto in crema vecchia formulazione)

– Paint pot Mac: da quando ho iniziato a fissarmi con questo genere di prodotto, loro sono immediatamente saltati in cima ai prodotti più desiderati. Perché? Perchè, fondamentalmente ne ho sentito così tante decantare le lodi che non potevo esimermi dal provarli, mi pare ovvio :). Devo riconoscere che la maggior parte delle lodi sono condivisibili. Li trovo una base ottima, soprattutto per quello che riguarda i colori neutri, restano leggeri sulla palpebra, uniformandola immediatamente. Soft ochre è la mia base fissa, rende la palpebra di porcellana, crea uno strato sottile e mordido (non troppo appiccicose come molti primer) e rende confortevole la sfumatura degli ombretti in polvere. Benchè non sia un mio must, trovo che usato da solo dia un’aspetto subito più fresco e “aperto” all’occhio.
Moonbeam, acquisto dell’ultimo periodo, mi ha fatto follemente innamorare di lui, perchè è una base praticamente trasparente piena di glitter, che però non risulta affatto pesante, anzi, lo trovo un ottimo passepartout da indossare di mattina. Unica pecca, qualche brillantino, nell’applicazione cade giù, ed è una cosa che mi da veramente fastidio.

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Stay all day Essence: è stato il mio primo approccio agli ombretti in crema e sono stata presa da una folle frenesia che mi ha spinto ha comprarne troppi. Davvero troppi. Ma ero giovane, ingenua e spovveduta. Di questi prodotti è sicuramente apprezzabile, su di me, la durata. In alcuni casi anche la colorazione mi piace molto (è il caso di coppy right che è un bel bronzo leggermente ramato e di Camp rock, un argento scuro con forti sfumature dorate – no, non sono brava a descrivere i colori) perchè la trovo adeguata sia come prodotto da solo, sia come base per un trucco ramato e luminoso. Però, e c’è un grande però, trovo che sulla palpebra facciano un bruttisismo effetto “ammasso” se si prova a intensificare l’effetto o se malauguratamente se ne applica più del dovuto, non si uniformano bene con la pelle e sembra che mi sia messa addosso delle scagliette di colore, mettendo in evidenza le mie tante grinze. Altri colori invece mi lasciano un pò perplessa, anche perchè davvero troppo simili tra loro, come camp rock e steel the show. Tutta la linea, infatti, è satinata/glietterata e i colori si dividono in quelli a base argentata (Steel the show – Camp rock) e quelli a base dorata (Glammy goes to, Coppy right, Raise the curtain for…/l.e. Circus Circus), con diverse sfumature. In generale, comunque, non mi hanno dato tutti la stessa resa: alcuni tendono si sfumano meglio di altri, altri tendon a fare chiazze di colori e, soprattutto, mentre alcuni si stanno evidentemente seccando altri resistono senza problemi.
In ogni caso, non mi sono troppo pentita di questi acquisti (anche perchè il prezzo, rispetto ai cugini, è davvero irrisorio), anche se forse ne avrei preso qualcuno in meno. Mi dispiace moltissimo che Essence li abbia mandati fuori produzione senza rimpiazzarli con qualcosa di simile. In ogni caso sul versante low cost, sono rimasti ancora gli Astra per fortuna (che dovrò provare quanto prima).

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Color tatto Maybelline 24 HR: essendo una persona molto immune alla pubblicità, non appena ho iniziato a vedere in giro foto e review di questi prodotti ho cominciato la caccia grossa al re della linea: il permanent taupe. Lo trovo una base fantastica per molti trucchi, anche colorati, forse un filino troppo scuro per i miei gusti per essere usato completamente da solo: è un marrone freddo abbastanza intenso e matte, mentre se devo utilizzare un solo prodotto sugli occhi voglio che sia chiaro e luminoso, in modo da togliermi di dosso almeno l’aspetto di una che non dorme da una settimana. A parte questo, trovo abbiano una qualità eccellente, sono abbastanza morbidi una volta prelevati e questo permette di sfumarli con agilità, e una volta fissati non si muovono nemmeno con le bastonate.  Possiedo anche pink gold, che trovo sia un colore davvero molto bello per quanto un pò banale (secondo me di colorazioni simili ce ne sono a bizzeffe). Rispetto al fratello ha una consistenza molto più morbida al tatto e questa caratteristica lo rende uno dei pochi che riesco ad applicare facilmente con le dita (insieme a soft ochre); inoltre anche se si applica un pò più prodotto del previsto non crea quell’odiosissimo effetto stratificato, ma si amalgama facilmente a quello precedentemente messo. Altra caratteristica che me lo fa amare, oltre alla sua estrema luminosità (forse anche un pò troppa – se metto solo lui  senza dare un pò di profondità nella piega mi fa gli occhi a palla T_T) che spero darà il meglio di sè in estate, è il fatto che pur essendo molto brillante non è glitterato – oserei dire sia satinato – e non crea quindi alcun tipo di fall out.

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– Chanel Illusion d’ombre – Illusoire: su questo prodotto ho letto reazioni molto diverse e contrastanti, io personalmente lo trovo un ottimo prodotto, ma forse non così superlativo da giustificare il suo prezzo (il mio è stato pagato meno del prezzo italiano e, in verità, è stato un regalo di mia madre che non ne poteva più di vedermi sbavare davanti al counter). In primis adoro la formulazione leggera e soffice al tatto. Trovo  poi che il colore sia davvero meraviglioso, abbastanza scuro da creare un bel look da sera, ma non così tanto da rischiare di sembrare essere uscite dopo una lotta all’ultimo sangue con una scimmia urlatrice; mi piace il fatto che sia luminoso e costruibile in più passate. Sinceramente ne comprerei tranquillamente un altro (in particolare èpatant) ma il prezzo mi blocca molto.  So che molte persone hanno avuto problemi di durata, personalmente lo uso senza problemi come base per ombretti in polvere, ma ho effettivamente notato che se usato da solo tente a perdere leggermente in luminosità dopo parecchie ore (per parecchie intendo non meno di 8).

Cream eye color Shiseido 116 (vecchia formulazione): è stato il primissimissimo ombretto in crema che ho comprato, all’incirica sei anni fa, credo fossero uscii da poco tra l’altro (mi ricordo ancora benissimo quel giorno, in cui ho capito chiaramente come comprare trucchi sia per me lo shopping più terapeutico del mondo). Vi dirò giusto due parole perchè sono molto affezionata a questo prodotto. In primo luogo il colore (da sempre le mie preferenze a livello cromatiche erano verso il viola e il verde –  certe cose per fortuna non cambiano): bello è bello un viola chiaro con dei bei riflessi argentati per niente invasivi; questo bel colore però lo trovi difficilmente utilizzabile da solo perchè mette in evidenza i segni della stanchezza, come base invece lo trovo ottimo (anche giusto con un pò di definizione e qualche punto luce) per i miei ombretti viola poco pigmentati. La consistenza è morbidissima, anche a distanza di anni non si è minimamente seccato per fortuna (ah sì, la scadenza indicata è di 24 mesi, ma ve lo devo proprio dire che su certi prodotti l’unica cosa che fa fede è quello che vedo?:P). L’applicazione però non è fluidissima come mi aspetterei da un prodotto di alta gamma: una volta applicato lascia degli spazi più chiari che scompaiono una volta lavorato un pò il prodotto con le dita. Ecco, questa cosa mi da un pò fastidio, anche se mi rendo conto che non è esattamente una cosa molto negativa, ma ogni volta che cerco di sfumare l’ombretto con i polpastrelli va a finire anche dove non dovrebbe. Quando spendo molt per un prodotto, mi aspetto che sia perfetto in ogni caratteristica. Gli voglio comunque molto bene e mi trovo spessissimo a utilizzarlo quando faccio trucchi con il viola o come eyeliner colorato.

Una categoria a parte meritano forse gli eyeliner in gel, che in molti casi io uso anche come una vera e propria base colorata:

Gel eyeliner Matte Inglot – 87 : benchè si tratti di un eyeliner in gel, io lo uso più frequentemente come base colorata. Il colore è, secondo me, meraviglioso; quando l’ho visto non ci ho capito più niente e l’unico pensiero è stato quello di tornare a casa insieme. Naturalmente l’applicazione non è agevole così come per gli ombretti in crema, si tratta infatti di un prodotto estremamente cremoso e pigmentato che necessita di qualche pasticcio iniziale per essere dosato a dovere. La cosa estremamente positiva è che dopo il primo impatto, che fa presagire sbrodolate a destra e sinistra, il prodotto si secca – non troppo velocemente però, questo con un pò di manualità permette anche di poterlo sfumare a dovere – e si trasforma in una basse immobile, diventando anche più opaco rispetto alla brillantezza che si nota una volta prelevato (dando fede al suo nome).

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A conclusione di tutto ciò vorrei fare anche un piccolo appunto alle case produttrici: trovo che la scelta, a livello di colorazione, sia un pò ristretta. La maggior parte dei brand propone praticamente gli stessi colori, che vanno dal color carne all’oro al bronzo al grigio perlato (insomma ci siamo intesi, tutti quei colori che si ostinano a chiamare “sobri” e “naturali”), mentre per quanto riguarda quelli più colorati la scelta si riduce a poche marche (mi vengono in mente quelli di MUFE,di astra, i nuovi color shock di Kiko,  Shiseido), anche se con l’exploit di questa tipologia di prodotto ho visto un discreto aumento del “parco scelta”. Nella maggior parte dei casi, soprattutto negli anni precedenti, ho sempre ripiegato sugli eyeliner in gel colorati per avere un “ombretto in crema colorato” che mi soddisfasse.

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