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Chromagraphic Pencil in Hi-def Cian Mac – Review

Di solito sono una persona che ci mette secoli a farsi un’idea decentemente stabile su un prodotto. Sono il genere di utilizzatrice che cambia opinione molto facilmente e prende per questo grosse cantonate. Di solito all’acquisto di un prodotto segue un periodo di folle e cieca felicità, in cui tutto mi sembra meraviglioso e non sembra esista altro. Poi arriva lei, la cruda e pragmatica verità, e mi rendo oggettivamente conto dei limiti o degli effetti più o meno negativi, quegli elementi che insomma solo l’uso prolungato può dare.

In questo caso invece mi sento già pronta a parlarvi di un prodotto acquistato da relativamente poco tempo (il giorno del mio mini corso da Mac)

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I motivi sono semplici: in primo luogo, l’ho usata davvero moltissimo (non dico tutti i giorni ma almeno tre volte a settimana) e in diverse condizioni climatiche (per quello basterebbero due giorni, visto che qua ogni giorno è una sorpresa…sarà estate o autunno?); aggiungiamoci poi che le caratteristiche che cerco in una matita occhi mi sono ben chiare e abbastanza oggettive, o le hai o non le hai.

Qualche info preliminare: la hi-def cian è uscita con la color of the eye in tutti i punti vendita Mac, ma si trova tutto l’anno nei pro store, al prezzo di 17€. E sì, per me li vale tutti.

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Partiamo dal motivo che mi ha spinto all’acquisto: il colore. Si tratta di un intensissimo color ciano nudo e puro, una specie di color cielo nei pomeriggi di primavera, quando ancora ci sono le nuvole che serpeggiano sopra di noi e i colori sono vividi e pieni di vita(le spiegazioni dei colori…queste sconosciute!). Per me è un colore meraviglioso, che trovo si sposi benissimo con l’iride scura dei miei occhi.

Non metto in dubbio, però, che si tratta di un colore che deve piacere; sicuramente per chi non è avvezzo ad utilizzare prodotti dai colori particolarmente squillanti il salto da ciano a color puffo è molto breve. Secondo me però si tratta di una colorazione molto portabile e in grado di vitalizzare magari un semplice trucco sui toni del taupe (in genere lo preferisco su colori freddi) perchè riesce a dare luce all’occhio, dando quella spinta in più ai marroncini su cui inevitabilmente si cade quando la mattina abbiamo fretta e paura di sbagliare.

Mi piace moltissimo nella rima interna dell’occhio ed è anche il modo in cui la sfrutto maggiormente; a mio avviso (o almeno, addosso a me) risveglia e apre lo sguardo, e ha soppiantato la banalissima matita color burro, che mi aveva un pò stancato. Questo è l’utilizzo principale che ha avuto da quando l’ho acquistata.

Una cosa su tutte mi ha colpito di questo prodotto: la sua durata nella mia lacrimosissima rima interna, detta anche l’inferno delle matite perchè non riesco mai ad avere un tratto pieno – alla prima passata è proprio un miraggio, con alcune nemmeno facendo avanti e indietro una miriade di volte – e se, per puro miracolo, riesco a colorarla in qualche modo, il colore rimane per un tempo infinitesimale (a volte un’oretta, spesso e volentieri dai 10 ai 20 minuti).

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

La mina morbidissima di questa matita permette un tratto perfetto al primo colpo, e quando la indosso – senza fissare con alcuna polvere – sono sicura che riesco ad arrivare a 9/10 ore con ancora del colore. Naturalmente non si tratta più del tratto deciso e corposo della mattina, ma per me sapere che a fine giornata dovrò struccarmi la rima interna mi riempie di gioia.  Con il caldo torrido, la durata si riduce di diverse ore, diciamo che a fine giornata è rimasta un fievole barlume di azzurro; il colore pieno rimane lì comunque per 3/4 ore, che per me già normalmente sono molto al di sopra delle normali aspettative.

versione low profile

versione low profile

versione high profile (e tutt'intorno è viola)

versione high profile (e tutt’intorno è viola)

Un altro modo in cui ho sperimentato questo prodotto è come base sulla palpebra mobile, per rendere più vividi gli ombretti (come l’azzurro della palette lagoon di sleek). La sfumabilità è davvero buona, rimane uniforme senza lasciare macchie. Sulla durata non mi esprime troppo, come sapete non ho problemi di cedimento degli ombretti, e sotto ho sempre messo comunque un primer, almeno per riuscire a finirlo visto che ultimamente non lo metto quasi mai e ho paura che scada.

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Da notare: sopracciglia che non resistono alla gravità.

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Alla luce indiretta

Le chromagrafic pencil, sono considerate matite multiuso, anche se non tutte possono essere usate sia sugli occhi che sulle labbra. In questo caso hi-def cian è inserita tra le lipsafe, anche se il sito Mac sconsiglia l’uso nella waterline (ehm, anche se io la uso praticamente solo così e non ho mai riscontrato alcun tipo di problema, pur avendo gli occhi mediamente sensibili).

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Labbra blu, sei totalmente impazzita? Sì, lo so che lo state pensando tutte (io che sono sono andata vicinissima a comprarmi un rossetto turchese per davvero…).

Ma a prescindere dal vostro amore per le labbra cianotiche, un pò di matita blu ben sfumata può aiutarvi a creare un rossetto praticamente nuovo con quelli che avete. Qui sotto due esempi: la prima prova l’ho fatta con un rossetto fucsia freddo (di Peggy Sage, per dovere di cronaca), ne è uscito un viola che mi fa impazzire. Nel secondo caso ho voluto provare a mettere pochissima matita sfumata sotto un rossetto aranciato (Kiko); in questo caso mi convince un pò meno, i due sottotoni sbattono un pochino.

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Il rossetto nella versione original.

Il rossetto dopo l'intervento della matita.

Il rossetto dopo l’intervento della matita.

In ogni caso se vi prende lo schiribizzo di usarla sulle labbra vi avverto subito che il colore andrà a macchiare il rossetto se lo applicate sulle labbra. Il mio consiglio è di tamponare la matita con le dita, meglio ancora se usate un pennellino. In alternativa, se non siete amanti dei pennelli labbra (come la qui presente), potete tranquillamente pulire bene il tubetto dopo l’applicazione – io l’ho fatto sul dorso della mano ma un fazzolettino forse è più indicato.

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a destra: il rossetto in tutta la sua naturale arancionaggine, a sinistra scurito con la matita blu.

L’unica nota negativa, se la possiamo definire tale, è il fatto che tende a consumarsi abbastanza in fretta a causa della mina molto morbida. Nel mio caso non lo trovo un problema così discriminante visto che l’utilizzo più frequente che ne faccio è nella rima interna, dove di matita ce ne finisce ben poca.

In definitiva questa matita mi ha letteralmente conquistato per la qualità e la molteplicità di utilizzo e ha fatto sorgere in me l’interesse per tutta la linea, credo proprio che presto proverò una nuova chromographic, any suggestions? 🙂

Disclaimer: chiedo venia per le foto, ero appena sveglia totalmente struccata e con le sopracciglia selvagge :), ma ho cercato di sfruttare l’unico momento in cui avevo a disposizione la luce diretta del sole (leggi: non ero a casa mia).Come se non bastasse il programma che uso per editarle è sull’ipad, che attualmente mi ha abbandonato.  Siate oggettive e non guardate la mia faccia! 😛

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Zen Moment | 2. Viso

Premessa: i prodotti di cui parlerò non sono di certo miracolosi e non sono prodotti che mi hanno risolto i grandi problemi che affliggono la mia pelle. Ho l’acne, ho cicatrici da acne, soffro di dermatite e altre simpatiche cose. Per questo sono in cura da un dermatologo senza grandi risultati perché queste problematiche sono in larga parte psicosomatiche e si continuano a manifestare durante periodi di forte stress per poi decidere di rimanere là per più tempo del previsto. Quindi no, non vi darò mai consigli su come curare la pelle del vostro viso; ciò non toglie che ami comunque dedicare tempo e rilassarmi cercando di trovare dei prodotti che non nuocciono alle mie problematiche e che allo stesso tempo migliorano la condizione complessiva del mio aspetto. Questi sono i prodotti che mi rilassano, mi fanno sentire bene. Si tratta, semplicemente, di momenti zen.

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1. Take the make up off and cleans it all.

Generalmente amo dedicarmi alle abluzioni facciali il giovedì (poco prima del weekend) o il martedì (è la serata calcetto del mio fidanzato e mi piace prendermi questo tempo per me, quando c’è lui preferisco passare la serata insieme in condizioni accettabili). Tutto il processo avviene di sera, quindi dopo una giornata di lavoro, trucco e smog. Ciò implica che la prima cosa da fare è struccarsi (con il detergente del momento, di cui voglio parlarvi più avanti), e poi lavarsi il viso con un sapone o un detergente (io sono fedele da mesi al sapone nero africano di Khadì, anche in questo caso mi piacerebbe approfondire la conoscenza, perché è uno dei pochi prodotti di cui non mi sono ancora stancata). Ah, toglietevi i vestiti e indossate l’abbigliamento da casa più comodo e simpatico che avete, quello di cui vi vergognate e di cui non volete far sapere al resto del mondo che, no,proprio non riuscite a separarvi.

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2. Pores it out.

Il fantasmagorico fidanzato di cui sopra mi ha regalato la saunetta facciale, che trovo estremamente comoda e veloce, soprattutto per una donna ghiro come. Basta versare l’acqua nel recipiente, attaccare la presa e aspettare che esca fuori il vapore. Poi passate allegramente tra i 5 e i 10 minuti sopra tale macchina infernale. Io di solito insieme all’acqua metto anche una (e intendo UNA) goccia di olio essenziale di tea tree oil (preso in una parafarmicia a caso), che oltre a purificare (e puzzare maledettamente) ho l’idea che mi aiuti anche per raffreddori e simili. L’alternativa, altrettanto valida, è il vecchio e caro pentolone bollente, un asciugamano e, perchè no, una fumantina lush, che a me stanno un sacco simpatiche (ne basta un pezzetto, una intera vi durerà anche per tre applicazioni se riuscite ad essere tirchie come me).

3. Scratch your face (sometimes).

Io non sono un amante degli scrub. Sono del partito che non abbiamo così tanta pelle da scorticare. La crescita naturale della pelle (almeno nel mio caso) non è quella delle unghie, cioè non ci mette una settimana (nel mio caso, ribadisco). Oltretutto la mia pelle è ultradelicata e la tecnica dello scartavetramento non è, a mio avviso, delle più indicate per chi ha brufoli non tanto carini e vecchi segni rossi che non sembrano volersene andare nemmeno dopo mesi. Pulizia profonda, non vuol sempre dire asportarsi i primi strati del viso. In generale, quindi, preferisco utilizzare peeling e trattamenti ossigenanti, in grado di purificare la pelle senza asportare alcunchè (se si hanno brufoli brutti, con il pus – si sono riuscita ad usare tale immonda parola – portarne continuamente via la punta non aiuta a farli andare via più velocemente). Unico neo di questi meravigliosi prodotti è il prezzo (diamine mi sono resa conto di quanti soldi sono riuscita a investire per questa categoria: ho ancora i brividi). I due prodotti che preferisco sono il Peeling equilibre moussant Sampar, che ha il magico potere di lasciare la pelle distesa e luminosissima; si tratta di un prodotto liquido e semitrasparente da mettere sul viso e massaggiare molto delicatamente, con movimenti circolatori, io lo lascio agire per qualche minuto e lo rimuovo con acqua fredda.
L’altro prodotto è il trattamento ossigenante de Gli Elementi, una marca italiana basata sull’utilizzo di principi attivi termali che ho scoperto quest’anno in montagna e che per ora mi sembra molto valida (nonchè molto costosa, fortunatamente è stato un regale di mia madre). Si tratta di una crema che sempre plastica fusa che va stesa sul viso e lasciata asciugare. Dopo qualche minuto va rimossa “spelando” il viso e rifinisco il tutto passandomi un pò di acqua fredda. Ammetto che all’inizio ho avuto qualche problema nel capire come sfruttarla al meglio.
Una volta ogni due settimane, invece, utilizzo uno scrub, orientandomi sempre su prodotti non aggressivi. Dopo un periodo a miele e zucchero, ho acquistato da poco il Volcanic ash exfoliaor di Mac, e i primi test sono stati davvero positivi. La pelle, dopo l’uso, è morbida, luminosa e non tira affatto; in più non mi lascia segni rossi sul vios (cosa che mi accadeva invece con altri prodotti simili).

terra madre

Io e Obama ci concediamo dieci minuti di terra madre.

4. Call me The Mask

Dopo aver passato il mio amico tonico o un pò di acqua termale (dipende da quello che ho a disposizione), è il momento della maschera. Di maschere ce ne sono un’infinità in commercio e io non mi tiro mai indietro per provare l’ennessimo ritrovato sul mercato. Ultimamente mi sono stabilizzata su due in particolare: da un lato il trattamento d’uro della Mint Julep Mask Queen Helene, dall’altro la dolce coccola di Chocolat (ah no, giusto Terra Madre, visto che secondo i Nas la gente è così furba da mangiarsi qualcosa acquistato in una profumeria, ma questa è un’altra storia) Lush. Se di una amo l’azione che ha sui brufoli e l’illusoria sensazione di avere dei pori dilatati meno dilatati, dell’altra trovo sublime la totale confortevolezza, il profumo paradisiaco e il fatto che lasci la mia pelle morbida e compatta. La Mint Julep, infatti, per quanto utilissima nella guerra contro i brufolazzi da ciclo (che nel mio caso tendono a durare per tutto il mese), non posso definirla certo una maschera coccola: ha un odore decisamente pungente e artificiale, in più se la metto su tutto il viso tende a tirarmi un po’ quando si secca (e io odio le maschere che si seccano così tanto da non farmi parlare, visto quanto sono chiacchierona). Pur contenendo una parte oleosa è indicata per chi soffre di acne ed ha cicatrici o piccoli segni, sulla reale efficacia da questo punto di vista, forse a causa della mia incostanza, non posso però dare un giudizio concreto per ora.

crema

5. And don’t forget some cream

La sera non sono un’habituè della crema, sono pigra e ho la sensazione che la mia pelle ami respirare un po’. Però dopo questi “forti input” l’epidermide credo abbia diritto ad essere idratata, senza dimenticare che è importante ristabilire l’equilibrio e il ph di una pelle sicuramente messa sotto stress. In questo caso, anche se la mia pelle rientra senza dubbio nella categoria acneica, utilizzo una crema più oleasa di quella che uso la mattina. In particolare, questa appartiene sempre alla linea Gli Elementi, alle cellule staminali, è decisamente molto lontana dalle lozioni che utilizzo solitamente, ma lascia la pelle morbida e ogni eventuale sensazione di pelle che tira scompare.

6. Special guests

Ogni tanto uso anche i cerottini per i punti neri (Nivea o Essence indistintamente), ma non sono una grande fan. Ho sempre saputo che in realtà è inutile tentare di estirpare il male dai punti neri perchè questo, peggio della gramigna, risorgerà dalle tenebre. In più vi lascerà con dei pori ancora più in evidenza (certo questo discorso vale per chi non ha punti neri molto visibili, e non per chi ha un problema di questo tipo). Ma noi non ci facciamo mancare niente.

utensili

Non amo usare la mani per fare la maggior parte di queste operazioni. In particolare segnalo che: per mettermi maschere non troppo corpose (non è il caso delle due che ho appena citato) utilizzo un vecchio pennello da fondotinta che non utilizzerei per il suo scopo originario. Per rimuovere la maschera uso una spugnetta da fondotinta di Lily Lolo presa su eccoverde, senza alcun motivo apparente. A parte che stendo il fondo con le mani, non la trovo particolarmente indicata per il suo scopo. Mi chiedo ancora quale lume dell’irragionevolezza me l’abbia fatta acquistare.

L’atmosfera, nei momenti di self-TLC (tender loving care), è fondamentale. Armatevi quindi di ciò che più amate fare in solitudine. Nel mio caso gli elementi essenziali sono: una playlist con il pelo sullo stomaco, interessante ma che mi faccia cantare (no, non è bello passare dieci minuti nella caverna del vapore, ho bisogno di sostegno psicologico); una bevanda a vostro piacimento, io sarò politically correct e vi consiglio una bella tisana drenante al finocchio, anche se credo che un bel bicchiere di vino possa fare al vostro caso (meglio se accompagnato da uno stuzzichino che non sbriloci troppo, non è carino ritrovarsi la maschera piena di briciole di patatine; ve lo dico per esperienza). Mentre avete la maschera in posa, poi, dedicatevi al libro che avete sul comodino da troppo tempo e che ogni sera siete troppo stanche per prendere in mano, oppure, guardatevi la nuova puntata di una serie (magari non fate come me, non mettetevi a guardare proprio game of throne, perchè potreste dimenticarvi la maschera addosso per un’ora:P)

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Sulla mia faccia || Aprile

Ovvero i prodotti che mi sono capitati più spesso in faccia in questo periodo. Sarà che la primavera non mi è mai andata a genio fino in fondo (chi ha problemi di pelle/allergie potrà capirmi, ma anche chi come me è sotto sotto una persona triste) e per me è solo quel periodo che mi divide dall’amata estate (dai maggio dai!), ma mentre tutti si sbizzarriscono finalmente con qualche colore più acceso in faccia, io divento un gambero e regredisco a stato di “larva” con i miei colorini nude rigorosamente opachi.
Come avrete capito sono una tipa decisamente democratica, tendo a preferire sempre qualcosa di colorato, che sia anche una semplice riga di matita sulla rima inferiore, ma anche io ho i miei periodi di trucchi “naturali”, complice forse il fatto che è stato un mese intenso anche dal punto di vista lavorativo e di spostamenti, con sveglie all’alba e valige fatte alla meno peggio.
In più, e forse scriverò l’ennesimo post polemico su questo argomento, se c’è una cosa che psicologicamente non tollero è questa strana divisione in cose che si possono mettere in inverno e cose che si possono mettere a primavera. Fatti salvi i discorsi che riguardano la maggiore luce (vi prego ditemi che non sono l’unica pazza che sceglie il “finish” dello smalto guardando le previsioni XD) e la temperatura (che ha grossi implicazioni su resa e durata a seconda del clima), per il resto continuerò a non capire perché non posso indossare trucchi molto colorati con un tempo da cani…illuminatemi, perché cmd spesso credo, è proprio la mia testolina che non ci arriva.
Tanto per rimanere fedele alla linea a me stessa, questo è stato il messo dei rossetti rossi matte, meglio se sanguinolenti, come avrete modo di vedere più giù.
Dopo i soliti brevissimi preamboli passo all’illustrazione della tristezza fatta trucco.
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  • HD foundation Make up forever in n118: probabilmente il fondotinta con cui mi sono trovata meglio da tempo immemore. Non ci scrivo una review – per ora- perché è uno di quei fondi di cui se ne sono lette di ogni e insomma avete tutte il vago sentore che sia un buon prodotto. Dalla mia voglio aggiungere che: va bene anche per chi ha una pelle brutta (come la mia) e che vorrebbe avere lo stucco in faccia se la paura di sembrare un clown non superassa la difficoltà di andare in giro con le imperfezioni. Oltreutto dopo mesi (anni?) in cui soffrivo la cosa, sono giunta alla conclusione che non siamo più brutte solo perché i segni di acne si intravedono. Lui ha una buona coerenza modulabile, è leggero e sembra adattarsi perfettamente alla mia pelle. Dura, con una cipria sopra mi sento davvero tranquilla per tutto il giorno praticamente (poi dipende da quale).
  • HD Studio photogenic grinding powder Nyx n 01 nude: l’ho testata ben benino perché vorrei scrivere una review di questi prodotti, se come mi hanno detto davvero si lanceranno sul mercato fisico italiano. Vi anticipo solo che no, non mi piace come la cugina (metti link all’articolo), non è malaccio ma non fa quello che chiedo ad una cipria, in primis evitare l’aberrante effetto transfer (avete presente l’effetto telefono incipriato alla fine di una telefonata?)
  • Prolongwer blush MAC  in outlook rose: è successo che un giorno mi sono guardata allo specchio e ho deciso di volere un blush “tranquillo”. Di solito sono avvezza a colori un pochinino accesi :P, ma se ti svegli all’alba e ti trucchi in un seminterrati molto poco luminoso (il mo bagno) hai bisogno anche di qualcosa che difficilmente ti renda la sorella di heidi una volta uscita dalla bar-caverna. All’inizio non mi convinceva tanto, proprio perché ero abituata a toni più accesi, ma ho finito per innamorarmene e usarlo quasi sempre. La cosa che gradisco maggiormente di lui è il tono neutro ma su base rosa (a differenza del fratello su base aranciata – ma secondo me che sono daltonica- che è il famigerato melba).
  • Mineralize skinfinish Mac in Soft&gentle: dopo il primo approccio con il carinissimo illuminante di essence, ho fatto la follia di buttarmi a occhi chiusi su di lui (in realtà avrei desiderato tanto stereo rose, ma non potevo mica aspettare che lo rimettessero in un’altra le). Ho fatto benissimo, perché è bello da far schifo e anche se parecchio brillantoso io lo indosso senza pudore anche per andare al lavoro.
  • Stay all day  Essence in coppy right: ve lo avevo annunciato che è stato un mese di nudismo :). In realtà nel mio primo approccio essente sono stata presa dall’euforia di avere tutto lo stand praticamente e sono piena di questi ombretti in crema che poi son praticamente tutti uguali. Che si stanno seccando, li sto vedendo questi maledetti, quindi ho deciso che almeno uno meritava una fine dignitosa. Lui è il più carino tra quelli in mio possesso e non dà, apparentemente, segni di cedimento. Lo uso tranquillamente come base e rimane dov’è, ma ripeto che la mia palpebra è tipo tufo, raramente mi finisce qualcosa nelle pieghe.
  • Eyeliner liquido marrone WjCon: io amo gli eye-liner, anche se sono un po’ inabile con le codine finali (non per niente ho gli occhi che solo sulla carta sono della stessa persona, hanno una forma proprio diversa), mi metto l’eye-liner quasi sempre. Questo di wjcon non è male per niente, è un bel punto di marrone che si opacizza una volta asciugato e si stende senza difficoltà.
  • Gloss eye pencil I love rock Essence: l’ho lungamente preferita alla 0L di Mufe, a mio avviso scrive molto meglio (soprattutto nella rima interna) e ha un’ottima durata senza crearmi grossi fastidi. Mi sto mangiando le mani per aver speso 16 euro.

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  • Matte lipstick Mac in Viva Glam I: ovvero uno dei rossi di cui sento parlare / vedo indossare meno. Io lo amo, ma proprio tanto. Non voglio arrischiarmi troppo ma forse il mio rosso preferito. Si stende bene, ha un bel tono scuro ma non troppo da farmi sembrare un cadavere. Ah, dura un’infinità di tempo, io sono rimasta sbalordita quando qualche giorno fa, dopo qualcosa come almeno 12 ore di vita intensa, ho trovato ancora residui sulle labbra struccandomi. E io fumo, bevo tantissimo (acqua, eh – mentre lavoro..), faccio pausa pranzo con il panino…
  • Retro matte lipstick Mac in Ruby Woo: (è timido e non si vuole far fotografare. No, l’ho lasciato a Perugia l’ultima volta che son salita, e sto attendendo che qualcuno me lo traghetti sano e salvo a casa. Nell’attesa, il mio cuore piange) lui è meraviglioso. è brioso, superduraturo sulle labbra, credo si accordi a tantissimi toni di pelle. Non lo trovo insomma un rossetto così difficilmente portabile, io infatti lo metto tranquillamente la mattina per andare al lavoro. L’unica accortezza è prendersi il tempo per stenderlo.
  • Nano lèvres Sephora in 20 real red: la mia storica matita rossa, comprata l’anno scorso (no, prima non me la mettevo mai). Abbastanza morbida, di un bel rosso freddo che si adtta alla gran parte dei miei rossetti, non mi ha fatto acora venire voglia di trovarle una sostituta adeguata (anche se stavo per comprare cherry, da mac, fortunatamente era finita). La prendo ogni due mesi circa, visto quando è piccina, ma puntualmente lei ritrova la strada di casa, merita la mia attenzione solo per la sua diligenza <3.
  • Water eyeshadow Kiko in 212 (Smeraldo): perché ok che sono stata una donna tristA, ma alla fine un pò di colore sugli occhi per me è fondamentale :P. Questi ombretti non sono per niente male, anche se a mio avviso danno il meglio di loro da bagnati. Lui fa quasi look da solo, anche se ammetto che per me è davvero difficile usare un singolo prodotti sugli occhi (un mino di colore sulla piega per dare profondità ce lo sbatto sempre).

 

Sono in tremendo ritardi visto che Maggio è inizato da qualche giorno ma dalla mia posso dire che il post era pronto da diverso tempo, come sempre a fregarmi sono le foto, visto che il mio luogo di d’ispirazione è il treno (sì, la maggior parte delle cialtronerie che leggete qua, sono state scritte grazie a Trenitalia :P). In arrivo, ça va sans dire, anche gli empties, un pò ingloriosi questo mese.

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Liebster Blog Award

Innanzitutto ringrazio Misato per il premio, ne sono davvero onorata visto che il suo blog è per me una piccola guida spirituale ❤ Se non lo conoscete (ma ne dubito), vi ordino di seguirlo immediatamente, per la precisione delle sue review, per il suo ottimo stile di scrittura e per la varietà di argomenti trattati in modo esaustivo.

liebsteraward

Ora…..passiamo alle regole:

Le regole sono:
– dire 11 cose a random su di me
– rispondere a 11 domande fatte da chi mi premia
– premiare altri 11 blog

 I miei 11 fatti random

1 – Sono una lettrice appassionata, in particolare di letteratura russa ma il mio autore preferito è giapponese.

2 – Faccio art journaling

3 – Lavoro in un ambito che a dirlo sembra una figata, ma no, sappiate che non è così. E poi mi occupo di aspetti noiosi. (il cinema)

4 – Ho fatto danza classica per moltissimi anni e nuoto a livello agonistico, ma ora sono diventata una potato couch (= sono una pigrona)

5 – Amo seguire sport alla tv, e sono una grande appassionata di calcio (ho avuto anche l’abbonamento allo stadio per seguire una squadra della capitale)

6 – Da bambina volevo fare la giornalista

7 – I miei genitori amano viaggiare e grazie a loro ho potuto visitare tantissimi Paesi.

8 – Parigi è la città che mi rende più felice al mondo

9 – Per moltissimi anni sul web il mio nickname è stato Yukino,

10 – Tuttora ho difficoltà a dire blusa e preferisco il volgare “fard”.

11 – Il più bel complimento che abbia mai ricevuto in vita mia è stato “sei un’anima azzurra” (chi me lo ha detto è diventato la persona con cui divido la vita <3)

Ora le domane che ho scelto tra quelle cui ha risposto Misato, ho cercato di essere il più varia possibile in termini di argomenti, ma non nego che avrei potuto rispondere tranquillamente a tutte XP

1. Dove vorresti vivere?  San Francisco (Dreaming Califronia), Shangai ❤ (tralasciando i piccoli problemi di mancanza di libertà di espressione cinesi), Londra, Berlino. Diciamo che le scelte sono tante.  

2. Dove non vorresti mai vivere? In realtà non ci ho mai pensato, diciamo che non sono una grande amante della provincia italiana (da cui sono scappata).

3. Se potessi scegliere una lingua (che non sia l’inglese perchè è troppo ovvio U_U), da saper parlare come un madrelingua oltre all’italiano, quale sceglieresti? Assolutamente il russo e il turco, ma anche il giapponese (sì per leggere i libri in lingua originale)

4. La professione che non vorresti mai esercitare?  Il responsabile risorse umane.

Catbert

5. Gonna, pantaloni o abiti? Decisamenti vestiti, meglio se in stile anni ’60. Io d’inverno muoio di freddo con i pantaloni e d’estate ci muoio di caldo. Non siamo proprio biologicamente compatibili 😛

6. Cappotto o piumino? No, il piumino MAI. Solo cappotti.

7. La cover di una canzone che ti piace più dell’originale?

8. la canzone che ti ricorda un bel momento della tua vita?

9.  il tuo primo rossetto serio? Lui. Collistar n°14 rosso passione. E il destino era già segnato…

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10. Il colore di ombretto con il quale hai più confidenza? Il verde e il rame, ma anche il teal mi mette in sicurezza.

11. Quante scarpe hai? Decisamente troppe, considerando che non porto scarpe con il tacco. Le mie scarpe si dividono in tre o quattro modelli declinate in mille varianti: ballerine, converse, simil-mocassini e scarpa inglese. Si in inverno anche non pochi stivali.

Ora, i blog che premio. Anche in questo caso mi piacerebbe premiare i blog che ritengo i più interessanti e che seguo con maggiore assiduità (dovrei taggare anche Misato, ma mi sembrerebbe una roba cacofonica). Ho cercato anche di rimanere fedele all’award e ho cercato di inserire blog con meno di 200 followers, anche perchè anche io sono un blog piccino e appena nato quindi… (ok, però sappiate che per me è stato veramente difficile capire quanti follower ha un blog, quindi sì, mollo prima dell’undicesimo)

1- a bad girl love silence 

2- Laura Palmer’s Diary

3- Alquanto inutile

4- Frivolousness and surroundings

5- Chacun cherche son chat

6- Shopping and reviews

7- In principio erano i truccosetti

8- A colourful mess

9- alopecia con filosofia

10- Msilvy

11- The taste of ink

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Diario di una consumatrice non responsabile: Non sei una beauty b(v)logger se non hai una yankee candle.

Riflessioni random su come tutto cambia ma in fondo non cambia niente. (Nulla di personale)

Innanzitutto, vorrei che tutte le ragazze che comprano con amorevole passione candele non si sentano accusate dalle mie parole. Anche io ho diverse yankee candle e altre candele in giro per casa, quindi queste riflessioni partono, come sempre, innanzitutto da me.

Io amo il mio essere beauty addict. Credo che dopo anni in cui una donna doveva nascondere la cura per se stessa, lasciando che il mondo maschile (ista) apprezzasse tutti i suoi sforzi per essere bella ma “acqua e sapone”; finalmente siamo riuscite a prenderci una rivincita. Il fatto che amiamo prenderci cura di noi e truccarci, non è un crimine (ma su questo avevo già ampiamente esposto il mio punto di vista qualche tempo fa ), ma la cosa più bella è che finalmente lo facciamo per noi stesse, senza  passare per forza per quelle che  “no, sono uscita così come sono scesa dal letto” dopo ore spese dall’estetista.

L’apertura totale di moltissime donne al mondo dei cosmetici, la loro curiosità e la loro voglia di provare ha radicalmente modificato questa industria. In primo luogo facendola diventare uno dei più importanti settori anticiclici: in tempi di crisi nera, infatti, il comparto cosmetica registra delle crescite inaspettate (il fatturato cosnova del 2012 è stato di 200 milioni di euro).  In generale il mercato cosmesi è sempre stato caratterizzato da un’andatura anticiclica (il famoso lipstick index insomma), ma nel complesso la cosa che personalmente mi colpisce molto è come si sono spostate le scelte di spesa: il fatto che la migliore tenitura sia quella della cosmesi, a sfavore di skincare, profumi e prodotti per capelli, secondo me è un segnale di come siamo divenute consumatrici che amano le spese improvvisate, che si “consolano” con i prodotti che costano – in senso assoluto – meno e che ci permettono di spaziare (per quante creme possiate acquistare  se ne potrà usare sempre una alla volta).

Un altro fondamentale cambiamento è avvenuto nelle modalità di comunicazione e persuasione dei prodotti e dei brand. Sì perchè tutte, per quanto razionali e attente possiamo vederci, siamo irrimediabilmente influenzate dagli sforzi in termini pubblicitari messi in atto dalle case cosmetiche, che sono state molto brave nel cambiare in tempi rapidi i loro processi interni.
Quello di cui voglio parlare è il loro modo di persuaderci, anche se grandi cambiamenti sono avvenuti anche nell’offerta, con un boom di prodotti sempre più innovativi necessari per spingerci a comprare sempre di più (effetto di sostituzione = se ho già un fondotinta l’unica cosa che mi spingerà ad acquistarne altre 4 è la promessa che siano molto diversi tra loro e che offrano qualcosa di innovativo). Avete fatto caso all’uso esasperante delle parole “nuovo” “innovativo” nelle ultime campagne pubblicitarie (CC? BB? glossy/ultraglossy?). Insomma, io sono la prima  a folleggiare per i prodotti innovativi, ma a volte non so più quando innovativo è sinonimo di “abile mossa di marketing”.

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 I modelli di consumo sono radicalmente cambiati e con essi il modo in cui le aziende cercano di venderci i loro prodotti (perchè sì, il fine ultime di qualsiasi meravigliosa campagna istituzionale è sempre quello vendere)

Il bisogno da soddisfare non è più quello di essere come le meravigliose, quanto photoshoppate modelle delle campagne delle grandi case cosmetiche high-end europee (Lancòme, Dior, Chanel), che per decenni sono state l’obiettivo massimo che ogni donna curata si prefiggeva. La nuova voglia parla di esotico, di sogni americani e di libertà (oltre a quello di essere meglio che appena saltate dal letto, of course). Fino a qualche anno fa era praticamente impensabili imbarcars in assurde avventure cibernetico-postali, tra costi di spedizione spropositato e l’ansia-da-dogana.
Questo perchè siamo diventate consumatrici molto più informate, certo, ma anche consumatrici molto più compulsive e alla fremente ricerca di novità e nuovi modelli di omologazione (sì, ho usato l’odiosa parola che da trenta righe mi stava tenendo dentro).

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Le influencer -le prime e forse le uniche che meritano di essere chiamate tali – sono ragazze normali, ma mica tanto. Perchè diciamocelo: col piffero che io potevo andarmene a new york, dopo il costoso ied, a fare un corso d’inglese e poi un corso di trucco. No davvero. Così come non credo potrò mai avere una stanza adibita a zona trucco, perchè siamo in tre (due essere umani più un essere felino) a dover campare in casa e mai e poi mai toglierei uno spazio che potrebbe essere condiviso solo per poter rimirare i miei trucchi (a volte lo faccio, mentre carico la lavatrice, visto che quello è il posto dei miei trucchi). Sono cosmopilite, dall’allure anglosassone, carine-ma-non-troppo. Dannatamente studiate. Non che questo mi crei grossi problemi, ma sono quelle cose che si dovrebbe far presente a una ragazzina di 12 anni (che mi chiedo cosa diavolo se ne fa di un vanity table con sopra migliaia di euri in trucchi, ma le digressioni morali forse non spettano a una che a quell’età stava ancora giocando ai power rangers)

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io le voglio eh! la mia è solo onestà intellettuale

Con questo non voglio dare una connotazione negativa ai nuovi meccanismi che ci spingono a comprare molti prodotti. Allo stesso tempo si è creata una ricchissima rete di ragazze che hanno deciso di dire la loro, il proprio punto di vista sull’abnorme quantità di trucchi che gravitano nel proprio bagno. Senza intermediazioni, nè accordi con le case cosmetiche. Il passaparola è diventato cibernetico e ragazze di ogni parte d’Italia si scambiano idee, suggerimenti, esperienze. Portando le case cosmetiche a far fronte a colossali bocciature che hanno portato alla dismisisoni di prodotti o alla veloce produzione di prodotti di grande successo, cavalcando l’onda di chi, pioniere, ha introdotto nel democratico (ancora?) canale cibernetico prodotti fino a ieri poco conosciuti. Noi stesse siamo divenute decisori fondamentali nelle scelte strategiche delle case cosmetiche, perché più preparate e più attente. Perchè alla fine siamo noi che le sosteniamo, che gli permettiamo di vivere. Non dimenticatelo mai.

Tutto questo inutile papiro solo per dire che il mondo del beauty si sta ampliando e sta radicalmente modificandosi, nel bene e nel male. Come in ogni processo di trasformazione, ci sono due facce per la stessa medaglia. Pr questo è sempre assolutamente fondamentale usare la testa ed essere personae bilanciate, in grado di ragionare con acume anche su un argomento di primo impatto frivolo come la cosmesi.

p.s. non so se questi argomenti un po’ da bacchettona possano interessare qualcuno veramente. Io ho lasciato tutto nel vago (articolo scritto in treno, come la maggioranza dei suoi predecessori), MA in caso affermativo fatemelo sapere, nel mio tempo libero (leggi= nei miei momenti di scazzo al lavoro) sappiate che mi dedico ad assidue letture accademiche sull’argomento (sì sono una persona triste). E di teorie cospirazioniste e pseudo-economiche sul mondo beauty ne ho a bizzeffe per fracassarvi i marùn 😛

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