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Sulla mia faccia || Marzo

Febbraio è stato un mese breve e sempre troppo pieno di concitazione per passare inosservato.
I prodotti che ho utilizzato maggiormente in questo periodo, invece, non sono esattamente degni di particolare nota. L’ambiente, la necessità di una resistenza sopra le 10 ore mi hanno costretto a rivedere la mia routine mattutina in fatto di make up. Vado sul sicuro, non perdo troppo tempo sugli occhi, forte del fatto di avere due fanali al posto degli occhiali da vista e cerco di curare al meglio la base in modo da garantirmi la massima durata possibile.

Ma ora passiamo a noi. Cosa si è ritrovato faccia a faccia con la mia pellaccia nelle ultime settimane?

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They’r real – Benefit
Questo mascara è stata davvero il risultato di cinque minuti di follia da shopping compulsivo. Io paladina del prodotto giusto la prezzo giusto, mi sono ritrovata a sborsare più di 24 sudati euro per un mascara. Io, che ho delle ciglia che non chiedono miracoli ma giusto un pò di nero, mi sono lasciata ammaliare da un packaging carino e la promessa di ciglia da favola che non ho mai rincorso.
Ma che vi devo dire? Fa davvero delle belle ciglia, le “ingrossa” senza appiccicarle, non cola durante la giornata, mi piace l’applicatore – anche se non uso mai la punta dello scovolino, Rispenderei tutti quei soldi per un mascara? A mente fredda vi rispondo di no, ma it’s marketing baby e nessuno meglio di me se ne può rendere conto.

 Fatchmaster Mac – 1.0 (notare la zozzaggine della pompetta)
mi piace soprattutto perché non ho problemi di colorazione. La maggior parte dei fondotinta sulla mia pelle si ossidano dopo qualche ora. Il matchmaster, per quanto davvero chiaro, una volta steso si uniforma perfettamente alla mia carnagione. Tra i molti fondotinta Mac che ho provato è quello che ha il miglior equilibrio tra copertura e leggerezza sulla pelle – anche se a mio avviso quasi tutti i fondotinta di Mac sono abbastanza pesanti.

Naked Basics Urban Decay
è ormai la mia piccola certezza in fatto di sfumature veloci. Non riesco ancora a capire come si possa fare un’intero trucco con questa palatina, mi rendo anche conto che i colori sono così basici che se ne trovando dupe perfetti decisamente più economici. Quello che mi spinge ad amarla pur rendendomi conto dei suoi limiti è la facilità di sfumatura e la texture davvero impalpabile – è davvero difficile fare pastrocchi!- e il packaging compatto e solido (sì compro tanto con gli occhi)

Supeliner Ultra precision L’Oreal
Da quando l’ho comprato (alla vigilia di Natale, in Stazione Centrale…tu chiamalo se vuoi acquisto d’impulso) ho letteralmente abbandonato tutti gli altri eye-liner in mio possesso. Lo trovo facilissimo da usare, ha un pennellino abbastanza rigido e piccolo da permettere una linea sottile e precisa; allo stesso tempo il colore è pieno e sempre scorrevole, ultrabrillante. Insomma, mettere l’eye-liner quando si hanno cinque minuti prima di prendere la metro non è più un sogno irrealizzabile per me.

Beauty Secret Concealer Madina 
Questo simpaticissimo corretto dal poco simpatico packaging argentato, è finito tra i prodotti che il mio ragazzo mi ha regalato dopo aver visto l’espressione di amore nei miei occhi davanti al negozio Madina a Milano (come farei senza di lui…). In questo periodo sto meravigliosamente usando anche il prolongwear di Mac e le mie aspettative nei confronti di questo prodotto non erano esattamente altissime. Invece mi sono ritrovata ad usarlo prima di un week-end fuori porta (si, giuro che almeno il giorno prima ho verificato la tenuta – che wannabebeautyblogger sarei altrimenti?) ed è stato un colpo di fulmine. Lo trovo molto pratico, anche se il formato non il pennellino mi dà sempre l’idea di sprecare troppo prodotto. In più è abbastanza coprente e non troppo secco (questo comporta un tempo di asciugatura leggermente più lungo di altri – ma siamo sempre sull’onda di una ventina di secondi). La ciliegina sulla torta? bel colore aranciato ma “con garbo” e ottima durata. Nei momenti di fretta feroce ha sostituito il correttore eletto.

– Puderrouge Alverde – 07 Flamingo
Questo blush è pura libidine. Trovo che il colore vada perfettamente d’accordo con il mio incarnato: è un colore delicato, ma allo stesso tempo visibile quel tanto che basta per dare un aspetto sano al viso. Si sfuma con una velocità supersonica ed ha una durata egregia – non è che lo ritrovate perfettamente intatto dopo una lunga giornata ma sul mio viso le sue 7 ore le fa. Da quando l’ho acquistato è stata la certezza delle 7:30.

– Selected Sheer Pressed –  Mac NC 25
Ero partita con l’dea di avere una cipria di quelle d’urto, in rado di completare il lavoro di copertura della base. Sotto consiglio della bravissima addetta vendita Mac sono tornata a casa con lei – i sembrava un pelino troppo scuro, un pelino troppo poco coprente. Ho fatto bene a fidarmi: la polvere sottile non fa effetto mascherone come mi capita con molte altre ciprie, è luminosa e dona un aspetto salutare, è duratura e vellutata. Il colore aiuta a mitigare l’effetto “carta bianca” che la mia pelle e il fondotinta mi danno. Se ve lo state chiedendo non fa effetto abbronzato (non sia mai, giuda ballerino!), ma scalda leggermente l’incarnato.

– Gel fissante Alverde –  01 blond
Non sarà mai come il mio grande amore – il gel Essence – ma è un prodotto decente che mi permette di avere le sopracciglia a posto in un baleno. Il colore è delicato e lo scovolino abbastanza spesso e fitto da dare un leggero effetto infoltente. Sulla durata avrei qualcosa da ridire, dopo qualche ora di sauna (tra metro e aula) le sopracciglia iniziano a prendere le vie del signore degli anelli. Per questo me lo porto in borsa e do una risistemata nei momenti di pausa

– Eyeliner Gel Matte Inglot – 87
Ho sentito diverse review non troppo felici su questo prodotto. Io continuo ad amarlo. In primis per il colore che trovo meraviglioso. In più con il mio fidato pennello inglot e qualche tentativo non troppo felice, ora riesco ad applicarlo velocemente e una volta asciugato rimane dov’è fino a quando non mi strucco. Non ho nulla da rimproverargli, è il fedele alleato delle mattine in cui ho voglia di colore ma non di mettermi a bisticciare con le sfumature. Continua ad essere amore.

Fell my pulse Mac (E.L. Temperature Rising)
Quando lo comprai, mi ero un pò pentita di averlo preferito ad Heroine. Sono un’amante dei “rossetti stucco” – quelli che rimangono sulle labbra a tempo indeterminato lasciandoti le labbra simili a due pareti scartavetrate male – e ho sempre paura che i cremesheen come il rossetto in questione, durino il tempo di un caffè.
Questo rossetto ha una buona confortevolezza che non fa iniziare a sudare ancora prima di salire sulla M1 e una durata ineccepibile sulle mie labbra: dura tranquillamente fino alla pausa pranzo, quando ha bisogno di un minimo ritocco per tornare al suo pieno splendore.
Trovo che il colore sia meraviglioso, un viola/magenta molto luminoso che conferisce colore e denisce anche un trucco molto semplice. Se ve lo state chiedendo, si l’uso principale che ne faccio io è al mattino. E no, non è troppo acceso, poco adatto. Per me la questione potrebbe finire qui, ma sarei felice di sentire i vostri punti di vista nei commenti.

E voi avete folleggiato per qualche prodotto che poi (fortunatamente) non vi ha deluso? vi siete innamorate così tanto di qualcosa da non riuscire più a farne a meno tutti i giorni?

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Out from the rabbit hole

Sono una ragazza terribile.

Ho abbandonato il blog per tempo immemore, senza nemmeno dare un cenno di vita. Per i pochi che si fossero preoccupati, si sono ancora viva e vegeta. Ma in questa estate si sono susseguiti una serie di imprevedibili eventi che mi hanno tenuto lontana dal mio spazio cibernetico. La costanza non è mai stata dalla mia, ma questa volta ho un motivo valido.

Ci sono state decisioni da prendere e aerei e fusi orari. Sveglie all’alba, il mare e la voglia di stare lontano dal mondo. Il lavoro, tanto e opprimente.
E in fondo a tutto questo un trasferimento.

Per fortuna ho affrontato questo  cambio radicale di vita insieme alla persona che amo. E al mio gatto. E anche se a volte essere in due (tre) rende le cose più impegnative, sapere che qualsiasi cosa accadrà ci sarà sempre Mister Duffy a darmi il bacio della buonanotte colora il mondo di una sfumatura di gioia  e infinite possibilità. Qualsiasi cosa mi riserverà il destino, ci terremo per mano e guarderemo l’orizzonte vicini.

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Si, la citazione è presa da Hunger Games. Sappiate che amo la saga e mi è piaciuto tantissimo il film. E sì, sono un pò cresciuta rispetto alla media dei fans.

A Luglio ho fatto uno di quei viaggi che ti cambiano un po’. Ho visto un Paese meraviglioso che mi è rimasto incastrato in gola. Sento ancora le immagini palpitarmi nel cuore, odori lontani che invadono i ricordi, mi vedo felice e stanca in una terra lontana, in cui la natura è impervia e l’uomo si è unito ad essa. L’ha domata e rispettata. É stato un viaggio davvero faticoso e bellissimo. Con lo zaino sulla schiena, le ore di sonno ridotte ai minimi termini. L’abbigliamento e il trucco ridotti ai limiti della sussistenza (stavo anche preparando un post, ma tra i preparativi e il lavoro non sono riuscita a pubblicarlo). Sono tornata in contatto con me stessa, mi sono resa conto dell’immensità delle montagne e del mondo. Siamo piccoli e futili, noi. E godere della Bellezza mi ha fatto sentire privilegiata, senza gli orpelli che disegnano la mia vita metropolitana, mi sono sentita più io che mai.

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Dopo 7 anni di felice e convulsa vita romana ho scelto Milano come prossima destinazione di vita. Ho lasciato il lavoro – sì, in questi tempi di crisi ho scelto di rinunciare al mio misero stipendio – per frequentare un Master nella città della Madonnina. Questo ha significato prepararsi per i test di ammissione, cercare inquilini per la mia amorevole caverna romana, trovare una casa a Milano, e in tutto questo continuare anche a recarmi al lavoro. E poi le bollette da pagare e contratti da leggere, abbonamenti da disdire, cambi di indirizzo da comunicare; strane parole come voltura e cedolare secca sono diventate il pane quotidiano.
Ho visto la mia casa, un agglomerato di ricordi e paccotiglia sentimentale, lentamente spogliata della mia anima. I quadri che mi ricordano quanto viaggiare faccia parte di me, sono accatastati in un angolo; i dischi e i libri a soffocare negli scatoloni. Ho dovuto scegliere cosa portare con me e cosa abbandonare, un ricatto affettivo davvero difficile da digerire. Per una donna-ghiro con la sindrome da accumulo come me, tutto questo  movimento equivale a uno tsunami esistenziale di dimensioni epiche.

Lasciare Roma non è facile. Ho già cambiato città una volta, ero più piccola e abbandonavo la terra madre, lasciando l’infanzia, la famiglia e le piccole certezze di adolescente. Ma ora è tutto più difficile. Non si tratta semplicemente di lasciare i miei e trovare una sistemazione altrove, fare bagagli leggeri e salutare tutti.
Roma è la città in cui ho scelto di crescere, in cui mi sono costruita da sola, faticosamente e dolorosamente. Ho creato la mia rete di relazioni, ho trovato l’amore, sono diventata quasi adulta, sono andata convivere e ho arredato la mia prima casa.
Roma è bella e piena di ricordi. Spero di poterci tornare spesso, perché rimarrà per sempre un pezzo del mio cuore al ghetto ebraico e l’ombra dei miei sorrisi più spontanei e sguaiati aleggerà nelle notti del Pigneto. Ci saranno le suole consumate delle mie converse a percorrere infinite volte le strade del centro, a ricordare i momenti delle passeggiate solitarie e le corse alcoliche alle prime luci dell’alba. Ci sarà per sempre una parte di me, importante, meravigliosa e triste, che rimarrà incastrata tra i sampietrini romani.

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Trasferirmi a Milano mi rende felice, sia chiaro. Sono carica di attesa ed aspettative. Elettrica come solo l’inizio di una nuova avventura ti può rendere. Sono anche quella che diceva “A Milano io? Mai!” e invece, dopo tre giorni a correre da un quartiere all’altro, camminare e saltare in metro, devo ammettere che mi ha fatto davvero una bella impressione. Non ci siamo capite al volo, mi sono sentita un pò persa e con gli occhi bassi all’inizio. Ma dopo il nostro impatto traballante ho cominciato ad innamorarmi della sua efficienza, della correttezza per strada, delle biciclette e del suo essere pianeggiante; mi sono piaciute le architetture gotiche e di respiro europeo, la piccola casa al quarto piano in cui sto per trasferirmi. Ho iniziato a prendere confidenza con i quartieri, con l’atam e la Stazione Centrale, con i negozi (pericolosissimi) e i musei. Credo che Milano abbia molto da offrirmi, spero di saperlo cogliere e non farmi fermare dalla nebbia e dal freddo.

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Il tempo per dedicarmi al blog è stato davvero poco, io stessa mi sono truccata in modo banale e ripetitivo, anche i miei acquisti si sono ridotti all’osso. Insomma, pur volendo avrei avuto davvero pochi argomenti da condividere con voi. In compenso il mio parco-rossetti si è di molto ampliato, così come la mia conoscenza del mercato immobiliare 🙂
Sono stata fuori dal giro cosmetico, lo ammetto. Ho scoperto le nuove collezioni Mac grazie ai regali di mia madre, sono entrata da Kiko ma non riuscivo a focalizzare la mia attenzione su nulla. Gli stand essence li ho visti di sfuggita correndo al supermercato in orario di chiusura. In questo periodo mi sono dedicata agli altri hobby che per troppo tempo ho trascurato.
Ma questo periodo di “dieta forzata” mi ha reso più cosciente di quello che mi serve realmente, ho conosciuto bene i prodotti in mio possesso. Ho anche (inutilmente) risistemato la mia zona trucco, scoprendo quanta roba sta lì ad aspettare inerte la data di scadenza. Sono diventata un ‘asso nei trucchi fast food, quelli che riesci a fare in 10 minuti e ad avere un aspetto decente. Mi sono focalizzata sulla base e ho capito come certi colori mi stiano meglio che altri, perchè io e la teoria dei colori siamo due rette parallele e salto il fosso con estrema difficoltà.
Devo fare però un grandissima mea culpa che spero mi perdonerete: ho lavato i miei teneri pennelli davveeero di rado. Sprizzano germi da ogni setola.

In compenso ho letto davvero un sacco di libri, sono tornata a scrivere (un racconto), ho visto una marea di serie e film per adolescenti che mi hanno ricordato che la sindrome di peter pan è sempre in agguato, anche se si cresce.

Ho ricominciato a leggere moltissimo. Il mio kindle si scaricava alla velocità della luce, passando da un genere all’altro senza timori. Dalle saghe young adult di cui mi sono innamorata, ai gialli francesi, ai “classici” inglesi che mi hanno fatto morire dal ridere, alla letteratura russa che rimane il mio unico grande folle amore.
Non che abbia mai davvero smesso davvero di leggere, ma ci sono periodi della vita in cui mi rendo conto di come solo immergermi in un libro, allontanarmi dal mondo riesce a salvarmi, a non farmi andare in ansia. Ho passato mesi di notti insonni illuminata dalle parole che scorrevano veloci, immersa nel buio e in mondi lontani. Per me i libri sono una delle principali ragioni di felicità, non potrei immaginarmi senza qualche titolo nella lista dei desideri, con la vita scandita dagli scaffali diligentemente organizzati in ordine alfabetico (sì, è una delle pochissime cose che riesco a tenere in ordine maniacale).

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E poi sono finalmente tornata a scrivere. Ho un diario da quando faccio le elementari (non sempre lo stesso), ho scritto poesie, fan fiction (perchè la nerditudine è in me!), racconti sempre incompiuti. Scrivere mi ha sempre reso libera, esorcizzando le mie paure e le mie fantasie. I dolori, i ricordi, nero su bianco acquistano una dimensione reale e comprensibile ai miei occhi. Non sono mai stata brava a parlare, non ho mai avuto la battuta pronta, ma quando ho in mano una penna tutto diventa più chiaro ai miei occhi, più semplice. Erano probabilmente anni che non mi mettevo “al lavoro” su qualcosa di serio, avevo smesso di scrivere eoni fa e ormai l’ansia di non esserne più in grado mi allontanava ancora di più dalle parole. Ma nei momenti difficili, in cui hai la sensazione di perdere te stessa, le poche armi che hai a disposizione urlano a gran voce di essere usate. Non importa quanto tu abbia la sensazione di essere incapace, devi usarle per combattere i tuoi fantasmi. E così ho iniziato a riempire diari di pensieri sconnessi e di immagini lontane. Mi sono ritrovata tra le mani un racconto (o meglio una fan fiction, rimarrò per sempre una nerd peter pan e va bene così), che sta prendendo forma a singhiozzi. E mi ha fatto ricordare di tempi lontani in cui sognavo di vivere a Parigi e di essere una scrittrice. Perchè i sogni, anche quelli irrealizzati, ci rendono ciò che siamo. Non dobbiamo mai calpestarli per un futuro più solido e certo.

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In queste settimane, sarò ancora sommersa di impegni da adulta, treni da prendere, scatoloni, chiamate da numeri sconosciuti; ma vorrei tornare a scrivervi qualcosa, a dimostrazione che anche una donna accidiosa come me non smette di truccarsi quando la vita si fa complicata. Che a 4000 metri sul livello del mare, nella foresta sotto la pioggia, tutto è ancora più bello con una riga di eye-liner waterproof.

Nelle prossime settimane vedrete qualche drama tag passare da qua – sono bellissimi e mi dispiace essermeli persi – i miei preferitissimi di questa caotica estate, un post sui miei pennelli (sono uno dei miei grandi amori ma mi sono resa conto che è un argomento in cui serve raziocinio), magari vi faccio vedere la magnifica beauty station sopra la lavatrice che tra poco smantellerò e poi sicuramente parlerò di rossetti perchè sono diventata una costante nella mia giornata.
Infine, stavo pensando di aprire una pagina facebook, perchè almeno su quella riuscirei ad essere presente, e inserire qualche post di argomenti extra-trucco, anche se non ho ancora deciso cosa, vi potrebbero interessare consigli settimanali su film (visto che è “il mio settore di competenza lavorativa”), o/e libri e musica (purchè siate interessati a canzoni tristi e dal vago sapore hipster…)?

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Sì, ci sono. Incasinata come non mai, ma ci sono.

P.S. Non ho vi ho detto dove sono stata quest’estate, avete indovinato dalle foto? (non barate!)
In caso contrario vi do un piccolissimo aiuto…enjoy!

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Tutte le foto sono state scattate da me. Sono i miei ricordi e frammenti di vita. Vi prego di non rubarle deliberatamente.

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Chromagraphic Pencil in Hi-def Cian Mac – Review

Di solito sono una persona che ci mette secoli a farsi un’idea decentemente stabile su un prodotto. Sono il genere di utilizzatrice che cambia opinione molto facilmente e prende per questo grosse cantonate. Di solito all’acquisto di un prodotto segue un periodo di folle e cieca felicità, in cui tutto mi sembra meraviglioso e non sembra esista altro. Poi arriva lei, la cruda e pragmatica verità, e mi rendo oggettivamente conto dei limiti o degli effetti più o meno negativi, quegli elementi che insomma solo l’uso prolungato può dare.

In questo caso invece mi sento già pronta a parlarvi di un prodotto acquistato da relativamente poco tempo (il giorno del mio mini corso da Mac)

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I motivi sono semplici: in primo luogo, l’ho usata davvero moltissimo (non dico tutti i giorni ma almeno tre volte a settimana) e in diverse condizioni climatiche (per quello basterebbero due giorni, visto che qua ogni giorno è una sorpresa…sarà estate o autunno?); aggiungiamoci poi che le caratteristiche che cerco in una matita occhi mi sono ben chiare e abbastanza oggettive, o le hai o non le hai.

Qualche info preliminare: la hi-def cian è uscita con la color of the eye in tutti i punti vendita Mac, ma si trova tutto l’anno nei pro store, al prezzo di 17€. E sì, per me li vale tutti.

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Partiamo dal motivo che mi ha spinto all’acquisto: il colore. Si tratta di un intensissimo color ciano nudo e puro, una specie di color cielo nei pomeriggi di primavera, quando ancora ci sono le nuvole che serpeggiano sopra di noi e i colori sono vividi e pieni di vita(le spiegazioni dei colori…queste sconosciute!). Per me è un colore meraviglioso, che trovo si sposi benissimo con l’iride scura dei miei occhi.

Non metto in dubbio, però, che si tratta di un colore che deve piacere; sicuramente per chi non è avvezzo ad utilizzare prodotti dai colori particolarmente squillanti il salto da ciano a color puffo è molto breve. Secondo me però si tratta di una colorazione molto portabile e in grado di vitalizzare magari un semplice trucco sui toni del taupe (in genere lo preferisco su colori freddi) perchè riesce a dare luce all’occhio, dando quella spinta in più ai marroncini su cui inevitabilmente si cade quando la mattina abbiamo fretta e paura di sbagliare.

Mi piace moltissimo nella rima interna dell’occhio ed è anche il modo in cui la sfrutto maggiormente; a mio avviso (o almeno, addosso a me) risveglia e apre lo sguardo, e ha soppiantato la banalissima matita color burro, che mi aveva un pò stancato. Questo è l’utilizzo principale che ha avuto da quando l’ho acquistata.

Una cosa su tutte mi ha colpito di questo prodotto: la sua durata nella mia lacrimosissima rima interna, detta anche l’inferno delle matite perchè non riesco mai ad avere un tratto pieno – alla prima passata è proprio un miraggio, con alcune nemmeno facendo avanti e indietro una miriade di volte – e se, per puro miracolo, riesco a colorarla in qualche modo, il colore rimane per un tempo infinitesimale (a volte un’oretta, spesso e volentieri dai 10 ai 20 minuti).

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

Il mio occhio in procinto di essere struccato, dopo 13 ore di onorato servizio

La mina morbidissima di questa matita permette un tratto perfetto al primo colpo, e quando la indosso – senza fissare con alcuna polvere – sono sicura che riesco ad arrivare a 9/10 ore con ancora del colore. Naturalmente non si tratta più del tratto deciso e corposo della mattina, ma per me sapere che a fine giornata dovrò struccarmi la rima interna mi riempie di gioia.  Con il caldo torrido, la durata si riduce di diverse ore, diciamo che a fine giornata è rimasta un fievole barlume di azzurro; il colore pieno rimane lì comunque per 3/4 ore, che per me già normalmente sono molto al di sopra delle normali aspettative.

versione low profile

versione low profile

versione high profile (e tutt'intorno è viola)

versione high profile (e tutt’intorno è viola)

Un altro modo in cui ho sperimentato questo prodotto è come base sulla palpebra mobile, per rendere più vividi gli ombretti (come l’azzurro della palette lagoon di sleek). La sfumabilità è davvero buona, rimane uniforme senza lasciare macchie. Sulla durata non mi esprime troppo, come sapete non ho problemi di cedimento degli ombretti, e sotto ho sempre messo comunque un primer, almeno per riuscire a finirlo visto che ultimamente non lo metto quasi mai e ho paura che scada.

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Da notare: sopracciglia che non resistono alla gravità.

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Alla luce indiretta

Le chromagrafic pencil, sono considerate matite multiuso, anche se non tutte possono essere usate sia sugli occhi che sulle labbra. In questo caso hi-def cian è inserita tra le lipsafe, anche se il sito Mac sconsiglia l’uso nella waterline (ehm, anche se io la uso praticamente solo così e non ho mai riscontrato alcun tipo di problema, pur avendo gli occhi mediamente sensibili).

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Labbra blu, sei totalmente impazzita? Sì, lo so che lo state pensando tutte (io che sono sono andata vicinissima a comprarmi un rossetto turchese per davvero…).

Ma a prescindere dal vostro amore per le labbra cianotiche, un pò di matita blu ben sfumata può aiutarvi a creare un rossetto praticamente nuovo con quelli che avete. Qui sotto due esempi: la prima prova l’ho fatta con un rossetto fucsia freddo (di Peggy Sage, per dovere di cronaca), ne è uscito un viola che mi fa impazzire. Nel secondo caso ho voluto provare a mettere pochissima matita sfumata sotto un rossetto aranciato (Kiko); in questo caso mi convince un pò meno, i due sottotoni sbattono un pochino.

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Il rossetto nella versione original.

Il rossetto dopo l'intervento della matita.

Il rossetto dopo l’intervento della matita.

In ogni caso se vi prende lo schiribizzo di usarla sulle labbra vi avverto subito che il colore andrà a macchiare il rossetto se lo applicate sulle labbra. Il mio consiglio è di tamponare la matita con le dita, meglio ancora se usate un pennellino. In alternativa, se non siete amanti dei pennelli labbra (come la qui presente), potete tranquillamente pulire bene il tubetto dopo l’applicazione – io l’ho fatto sul dorso della mano ma un fazzolettino forse è più indicato.

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a destra: il rossetto in tutta la sua naturale arancionaggine, a sinistra scurito con la matita blu.

L’unica nota negativa, se la possiamo definire tale, è il fatto che tende a consumarsi abbastanza in fretta a causa della mina molto morbida. Nel mio caso non lo trovo un problema così discriminante visto che l’utilizzo più frequente che ne faccio è nella rima interna, dove di matita ce ne finisce ben poca.

In definitiva questa matita mi ha letteralmente conquistato per la qualità e la molteplicità di utilizzo e ha fatto sorgere in me l’interesse per tutta la linea, credo proprio che presto proverò una nuova chromographic, any suggestions? 🙂

Disclaimer: chiedo venia per le foto, ero appena sveglia totalmente struccata e con le sopracciglia selvagge :), ma ho cercato di sfruttare l’unico momento in cui avevo a disposizione la luce diretta del sole (leggi: non ero a casa mia).Come se non bastasse il programma che uso per editarle è sull’ipad, che attualmente mi ha abbandonato.  Siate oggettive e non guardate la mia faccia! 😛

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Ombretti in crema: mini overview.

Sono un’amante degli ombretti in crema. Credo sia il prodotto che maggiormente mi ossessiona. Mi sembra di non averne mai abbastanza, mi piacerebbe provare tutti quelli in commercio e, soprattutto, sono una costante nella mia routine. Per questo ho pensato di fare una breve carrellata degli ombretti in crema che (per ora) possiedo.

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Parto dal presupposto che la mia palpebra non è oleosa, generalmente riesco a tenere il trucco occhi intatto per tutto il giorno anche senza primer, al massimo sbiadisce un pochino ma raramente mi finisce nelle pieghette. Le uniche cose che mi creano problemi sono le matite nella rime interna e il mascara (sì il mascara è il nemico numero uno del mio trucco).
Per questo motivo uso poco i primer e gli preferisco gli ombretti in crema; con tutti quelli che possiedo, infatti, non ho mai avuto problemi di “trucco raggrumato” – termine tecnico per definire il trucco creasato XD.
In primo luogo sono un’ottima base per iniziare quando non so esattamente cosa vorrò pasticciarmi sugli occhi; in secondo luogo mi permettono di enfatizzare o modificare i colori degli ombretti quando li uso tono su tono (questo mi rendo conto che per molte potrebbe essere una cosa fastidiosa). Infine, quando ho tipo due nano-secondi per uscire di casa in condizioni accettabili, basta sbattermene un pò addosso per dare l’idea di avere un trucco occhi sù. In ultimo, e per me fattore importantissimo, sono un prodotto utilissimo quando sono in viaggio, per la loro praticità di utilizzo in tutte le situazioni e il fatto che sono piccoli; in  genere mi porto due ombretti in crema (uno “base” e uno più colorato) e una palette per avere la sicurezza di potermi permettere una buona varietà di scelta.

Generalmente mi trovo meglio ad applicarli con un pennello, perchè riesco ad essere più precisa (ho le mani troppo grandi per i miei occhi T_T) e posso sfumarli un pò senza timore di creare la macchiazza all’esterno dell’occhio. In alcuni casi lo trovo anzi uno strumento indispensabile anche per non creare uno strato troppo spesso di colore sulla palpebra. I pennelli che preferisco, tutti a fibre sintetiche, sono essenzialmente quelli piccoli a lingua di gatto (tipo quello UD trovato nella naked) oppure pennelli piccoli da sfumatura (tipo quello di essence). In alcuni casi, però, ci sono ombretti che tendono a tirarsi via con troppa facilità se applicati con il pennello (è il caso del gel eyeliner di Inglot, che tende ad essere molto molto morbido prima di seccarsi e crea macchie vuote se “tirato” con un pennello piatto. In questi casi uso le dita, ma con molta parsimonia, al centro dell’occhio, per poi passare a sfumare con un pennello da sfumatura sul resto dell’occhio.

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da sx a dx: Moonbeam (mac prolongwear Paint pot), soft ochre (Mac paint pot), Pink gold (Maybelline color tattoo), Permanent taupe (Maybelline Color tattoo), Illusoire (Chanel illusion d’ombre)

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da sx a dx: Raise the curtain for…, Camp rock, Steel the show, glammy goes to, Coppy right (Essence stay all day), 87 (Inglot eyeliner gel mate), 116 (Shiseido ombretto in crema vecchia formulazione)

– Paint pot Mac: da quando ho iniziato a fissarmi con questo genere di prodotto, loro sono immediatamente saltati in cima ai prodotti più desiderati. Perché? Perchè, fondamentalmente ne ho sentito così tante decantare le lodi che non potevo esimermi dal provarli, mi pare ovvio :). Devo riconoscere che la maggior parte delle lodi sono condivisibili. Li trovo una base ottima, soprattutto per quello che riguarda i colori neutri, restano leggeri sulla palpebra, uniformandola immediatamente. Soft ochre è la mia base fissa, rende la palpebra di porcellana, crea uno strato sottile e mordido (non troppo appiccicose come molti primer) e rende confortevole la sfumatura degli ombretti in polvere. Benchè non sia un mio must, trovo che usato da solo dia un’aspetto subito più fresco e “aperto” all’occhio.
Moonbeam, acquisto dell’ultimo periodo, mi ha fatto follemente innamorare di lui, perchè è una base praticamente trasparente piena di glitter, che però non risulta affatto pesante, anzi, lo trovo un ottimo passepartout da indossare di mattina. Unica pecca, qualche brillantino, nell’applicazione cade giù, ed è una cosa che mi da veramente fastidio.

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Stay all day Essence: è stato il mio primo approccio agli ombretti in crema e sono stata presa da una folle frenesia che mi ha spinto ha comprarne troppi. Davvero troppi. Ma ero giovane, ingenua e spovveduta. Di questi prodotti è sicuramente apprezzabile, su di me, la durata. In alcuni casi anche la colorazione mi piace molto (è il caso di coppy right che è un bel bronzo leggermente ramato e di Camp rock, un argento scuro con forti sfumature dorate – no, non sono brava a descrivere i colori) perchè la trovo adeguata sia come prodotto da solo, sia come base per un trucco ramato e luminoso. Però, e c’è un grande però, trovo che sulla palpebra facciano un bruttisismo effetto “ammasso” se si prova a intensificare l’effetto o se malauguratamente se ne applica più del dovuto, non si uniformano bene con la pelle e sembra che mi sia messa addosso delle scagliette di colore, mettendo in evidenza le mie tante grinze. Altri colori invece mi lasciano un pò perplessa, anche perchè davvero troppo simili tra loro, come camp rock e steel the show. Tutta la linea, infatti, è satinata/glietterata e i colori si dividono in quelli a base argentata (Steel the show – Camp rock) e quelli a base dorata (Glammy goes to, Coppy right, Raise the curtain for…/l.e. Circus Circus), con diverse sfumature. In generale, comunque, non mi hanno dato tutti la stessa resa: alcuni tendono si sfumano meglio di altri, altri tendon a fare chiazze di colori e, soprattutto, mentre alcuni si stanno evidentemente seccando altri resistono senza problemi.
In ogni caso, non mi sono troppo pentita di questi acquisti (anche perchè il prezzo, rispetto ai cugini, è davvero irrisorio), anche se forse ne avrei preso qualcuno in meno. Mi dispiace moltissimo che Essence li abbia mandati fuori produzione senza rimpiazzarli con qualcosa di simile. In ogni caso sul versante low cost, sono rimasti ancora gli Astra per fortuna (che dovrò provare quanto prima).

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Color tatto Maybelline 24 HR: essendo una persona molto immune alla pubblicità, non appena ho iniziato a vedere in giro foto e review di questi prodotti ho cominciato la caccia grossa al re della linea: il permanent taupe. Lo trovo una base fantastica per molti trucchi, anche colorati, forse un filino troppo scuro per i miei gusti per essere usato completamente da solo: è un marrone freddo abbastanza intenso e matte, mentre se devo utilizzare un solo prodotto sugli occhi voglio che sia chiaro e luminoso, in modo da togliermi di dosso almeno l’aspetto di una che non dorme da una settimana. A parte questo, trovo abbiano una qualità eccellente, sono abbastanza morbidi una volta prelevati e questo permette di sfumarli con agilità, e una volta fissati non si muovono nemmeno con le bastonate.  Possiedo anche pink gold, che trovo sia un colore davvero molto bello per quanto un pò banale (secondo me di colorazioni simili ce ne sono a bizzeffe). Rispetto al fratello ha una consistenza molto più morbida al tatto e questa caratteristica lo rende uno dei pochi che riesco ad applicare facilmente con le dita (insieme a soft ochre); inoltre anche se si applica un pò più prodotto del previsto non crea quell’odiosissimo effetto stratificato, ma si amalgama facilmente a quello precedentemente messo. Altra caratteristica che me lo fa amare, oltre alla sua estrema luminosità (forse anche un pò troppa – se metto solo lui  senza dare un pò di profondità nella piega mi fa gli occhi a palla T_T) che spero darà il meglio di sè in estate, è il fatto che pur essendo molto brillante non è glitterato – oserei dire sia satinato – e non crea quindi alcun tipo di fall out.

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– Chanel Illusion d’ombre – Illusoire: su questo prodotto ho letto reazioni molto diverse e contrastanti, io personalmente lo trovo un ottimo prodotto, ma forse non così superlativo da giustificare il suo prezzo (il mio è stato pagato meno del prezzo italiano e, in verità, è stato un regalo di mia madre che non ne poteva più di vedermi sbavare davanti al counter). In primis adoro la formulazione leggera e soffice al tatto. Trovo  poi che il colore sia davvero meraviglioso, abbastanza scuro da creare un bel look da sera, ma non così tanto da rischiare di sembrare essere uscite dopo una lotta all’ultimo sangue con una scimmia urlatrice; mi piace il fatto che sia luminoso e costruibile in più passate. Sinceramente ne comprerei tranquillamente un altro (in particolare èpatant) ma il prezzo mi blocca molto.  So che molte persone hanno avuto problemi di durata, personalmente lo uso senza problemi come base per ombretti in polvere, ma ho effettivamente notato che se usato da solo tente a perdere leggermente in luminosità dopo parecchie ore (per parecchie intendo non meno di 8).

Cream eye color Shiseido 116 (vecchia formulazione): è stato il primissimissimo ombretto in crema che ho comprato, all’incirica sei anni fa, credo fossero uscii da poco tra l’altro (mi ricordo ancora benissimo quel giorno, in cui ho capito chiaramente come comprare trucchi sia per me lo shopping più terapeutico del mondo). Vi dirò giusto due parole perchè sono molto affezionata a questo prodotto. In primo luogo il colore (da sempre le mie preferenze a livello cromatiche erano verso il viola e il verde –  certe cose per fortuna non cambiano): bello è bello un viola chiaro con dei bei riflessi argentati per niente invasivi; questo bel colore però lo trovi difficilmente utilizzabile da solo perchè mette in evidenza i segni della stanchezza, come base invece lo trovo ottimo (anche giusto con un pò di definizione e qualche punto luce) per i miei ombretti viola poco pigmentati. La consistenza è morbidissima, anche a distanza di anni non si è minimamente seccato per fortuna (ah sì, la scadenza indicata è di 24 mesi, ma ve lo devo proprio dire che su certi prodotti l’unica cosa che fa fede è quello che vedo?:P). L’applicazione però non è fluidissima come mi aspetterei da un prodotto di alta gamma: una volta applicato lascia degli spazi più chiari che scompaiono una volta lavorato un pò il prodotto con le dita. Ecco, questa cosa mi da un pò fastidio, anche se mi rendo conto che non è esattamente una cosa molto negativa, ma ogni volta che cerco di sfumare l’ombretto con i polpastrelli va a finire anche dove non dovrebbe. Quando spendo molt per un prodotto, mi aspetto che sia perfetto in ogni caratteristica. Gli voglio comunque molto bene e mi trovo spessissimo a utilizzarlo quando faccio trucchi con il viola o come eyeliner colorato.

Una categoria a parte meritano forse gli eyeliner in gel, che in molti casi io uso anche come una vera e propria base colorata:

Gel eyeliner Matte Inglot – 87 : benchè si tratti di un eyeliner in gel, io lo uso più frequentemente come base colorata. Il colore è, secondo me, meraviglioso; quando l’ho visto non ci ho capito più niente e l’unico pensiero è stato quello di tornare a casa insieme. Naturalmente l’applicazione non è agevole così come per gli ombretti in crema, si tratta infatti di un prodotto estremamente cremoso e pigmentato che necessita di qualche pasticcio iniziale per essere dosato a dovere. La cosa estremamente positiva è che dopo il primo impatto, che fa presagire sbrodolate a destra e sinistra, il prodotto si secca – non troppo velocemente però, questo con un pò di manualità permette anche di poterlo sfumare a dovere – e si trasforma in una basse immobile, diventando anche più opaco rispetto alla brillantezza che si nota una volta prelevato (dando fede al suo nome).

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A conclusione di tutto ciò vorrei fare anche un piccolo appunto alle case produttrici: trovo che la scelta, a livello di colorazione, sia un pò ristretta. La maggior parte dei brand propone praticamente gli stessi colori, che vanno dal color carne all’oro al bronzo al grigio perlato (insomma ci siamo intesi, tutti quei colori che si ostinano a chiamare “sobri” e “naturali”), mentre per quanto riguarda quelli più colorati la scelta si riduce a poche marche (mi vengono in mente quelli di MUFE,di astra, i nuovi color shock di Kiko,  Shiseido), anche se con l’exploit di questa tipologia di prodotto ho visto un discreto aumento del “parco scelta”. Nella maggior parte dei casi, soprattutto negli anni precedenti, ho sempre ripiegato sugli eyeliner in gel colorati per avere un “ombretto in crema colorato” che mi soddisfasse.

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Sulla mia faccia || Aprile

Ovvero i prodotti che mi sono capitati più spesso in faccia in questo periodo. Sarà che la primavera non mi è mai andata a genio fino in fondo (chi ha problemi di pelle/allergie potrà capirmi, ma anche chi come me è sotto sotto una persona triste) e per me è solo quel periodo che mi divide dall’amata estate (dai maggio dai!), ma mentre tutti si sbizzarriscono finalmente con qualche colore più acceso in faccia, io divento un gambero e regredisco a stato di “larva” con i miei colorini nude rigorosamente opachi.
Come avrete capito sono una tipa decisamente democratica, tendo a preferire sempre qualcosa di colorato, che sia anche una semplice riga di matita sulla rima inferiore, ma anche io ho i miei periodi di trucchi “naturali”, complice forse il fatto che è stato un mese intenso anche dal punto di vista lavorativo e di spostamenti, con sveglie all’alba e valige fatte alla meno peggio.
In più, e forse scriverò l’ennesimo post polemico su questo argomento, se c’è una cosa che psicologicamente non tollero è questa strana divisione in cose che si possono mettere in inverno e cose che si possono mettere a primavera. Fatti salvi i discorsi che riguardano la maggiore luce (vi prego ditemi che non sono l’unica pazza che sceglie il “finish” dello smalto guardando le previsioni XD) e la temperatura (che ha grossi implicazioni su resa e durata a seconda del clima), per il resto continuerò a non capire perché non posso indossare trucchi molto colorati con un tempo da cani…illuminatemi, perché cmd spesso credo, è proprio la mia testolina che non ci arriva.
Tanto per rimanere fedele alla linea a me stessa, questo è stato il messo dei rossetti rossi matte, meglio se sanguinolenti, come avrete modo di vedere più giù.
Dopo i soliti brevissimi preamboli passo all’illustrazione della tristezza fatta trucco.
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  • HD foundation Make up forever in n118: probabilmente il fondotinta con cui mi sono trovata meglio da tempo immemore. Non ci scrivo una review – per ora- perché è uno di quei fondi di cui se ne sono lette di ogni e insomma avete tutte il vago sentore che sia un buon prodotto. Dalla mia voglio aggiungere che: va bene anche per chi ha una pelle brutta (come la mia) e che vorrebbe avere lo stucco in faccia se la paura di sembrare un clown non superassa la difficoltà di andare in giro con le imperfezioni. Oltreutto dopo mesi (anni?) in cui soffrivo la cosa, sono giunta alla conclusione che non siamo più brutte solo perché i segni di acne si intravedono. Lui ha una buona coerenza modulabile, è leggero e sembra adattarsi perfettamente alla mia pelle. Dura, con una cipria sopra mi sento davvero tranquilla per tutto il giorno praticamente (poi dipende da quale).
  • HD Studio photogenic grinding powder Nyx n 01 nude: l’ho testata ben benino perché vorrei scrivere una review di questi prodotti, se come mi hanno detto davvero si lanceranno sul mercato fisico italiano. Vi anticipo solo che no, non mi piace come la cugina (metti link all’articolo), non è malaccio ma non fa quello che chiedo ad una cipria, in primis evitare l’aberrante effetto transfer (avete presente l’effetto telefono incipriato alla fine di una telefonata?)
  • Prolongwer blush MAC  in outlook rose: è successo che un giorno mi sono guardata allo specchio e ho deciso di volere un blush “tranquillo”. Di solito sono avvezza a colori un pochinino accesi :P, ma se ti svegli all’alba e ti trucchi in un seminterrati molto poco luminoso (il mo bagno) hai bisogno anche di qualcosa che difficilmente ti renda la sorella di heidi una volta uscita dalla bar-caverna. All’inizio non mi convinceva tanto, proprio perché ero abituata a toni più accesi, ma ho finito per innamorarmene e usarlo quasi sempre. La cosa che gradisco maggiormente di lui è il tono neutro ma su base rosa (a differenza del fratello su base aranciata – ma secondo me che sono daltonica- che è il famigerato melba).
  • Mineralize skinfinish Mac in Soft&gentle: dopo il primo approccio con il carinissimo illuminante di essence, ho fatto la follia di buttarmi a occhi chiusi su di lui (in realtà avrei desiderato tanto stereo rose, ma non potevo mica aspettare che lo rimettessero in un’altra le). Ho fatto benissimo, perché è bello da far schifo e anche se parecchio brillantoso io lo indosso senza pudore anche per andare al lavoro.
  • Stay all day  Essence in coppy right: ve lo avevo annunciato che è stato un mese di nudismo :). In realtà nel mio primo approccio essente sono stata presa dall’euforia di avere tutto lo stand praticamente e sono piena di questi ombretti in crema che poi son praticamente tutti uguali. Che si stanno seccando, li sto vedendo questi maledetti, quindi ho deciso che almeno uno meritava una fine dignitosa. Lui è il più carino tra quelli in mio possesso e non dà, apparentemente, segni di cedimento. Lo uso tranquillamente come base e rimane dov’è, ma ripeto che la mia palpebra è tipo tufo, raramente mi finisce qualcosa nelle pieghe.
  • Eyeliner liquido marrone WjCon: io amo gli eye-liner, anche se sono un po’ inabile con le codine finali (non per niente ho gli occhi che solo sulla carta sono della stessa persona, hanno una forma proprio diversa), mi metto l’eye-liner quasi sempre. Questo di wjcon non è male per niente, è un bel punto di marrone che si opacizza una volta asciugato e si stende senza difficoltà.
  • Gloss eye pencil I love rock Essence: l’ho lungamente preferita alla 0L di Mufe, a mio avviso scrive molto meglio (soprattutto nella rima interna) e ha un’ottima durata senza crearmi grossi fastidi. Mi sto mangiando le mani per aver speso 16 euro.

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  • Matte lipstick Mac in Viva Glam I: ovvero uno dei rossi di cui sento parlare / vedo indossare meno. Io lo amo, ma proprio tanto. Non voglio arrischiarmi troppo ma forse il mio rosso preferito. Si stende bene, ha un bel tono scuro ma non troppo da farmi sembrare un cadavere. Ah, dura un’infinità di tempo, io sono rimasta sbalordita quando qualche giorno fa, dopo qualcosa come almeno 12 ore di vita intensa, ho trovato ancora residui sulle labbra struccandomi. E io fumo, bevo tantissimo (acqua, eh – mentre lavoro..), faccio pausa pranzo con il panino…
  • Retro matte lipstick Mac in Ruby Woo: (è timido e non si vuole far fotografare. No, l’ho lasciato a Perugia l’ultima volta che son salita, e sto attendendo che qualcuno me lo traghetti sano e salvo a casa. Nell’attesa, il mio cuore piange) lui è meraviglioso. è brioso, superduraturo sulle labbra, credo si accordi a tantissimi toni di pelle. Non lo trovo insomma un rossetto così difficilmente portabile, io infatti lo metto tranquillamente la mattina per andare al lavoro. L’unica accortezza è prendersi il tempo per stenderlo.
  • Nano lèvres Sephora in 20 real red: la mia storica matita rossa, comprata l’anno scorso (no, prima non me la mettevo mai). Abbastanza morbida, di un bel rosso freddo che si adtta alla gran parte dei miei rossetti, non mi ha fatto acora venire voglia di trovarle una sostituta adeguata (anche se stavo per comprare cherry, da mac, fortunatamente era finita). La prendo ogni due mesi circa, visto quando è piccina, ma puntualmente lei ritrova la strada di casa, merita la mia attenzione solo per la sua diligenza <3.
  • Water eyeshadow Kiko in 212 (Smeraldo): perché ok che sono stata una donna tristA, ma alla fine un pò di colore sugli occhi per me è fondamentale :P. Questi ombretti non sono per niente male, anche se a mio avviso danno il meglio di loro da bagnati. Lui fa quasi look da solo, anche se ammetto che per me è davvero difficile usare un singolo prodotti sugli occhi (un mino di colore sulla piega per dare profondità ce lo sbatto sempre).

 

Sono in tremendo ritardi visto che Maggio è inizato da qualche giorno ma dalla mia posso dire che il post era pronto da diverso tempo, come sempre a fregarmi sono le foto, visto che il mio luogo di d’ispirazione è il treno (sì, la maggior parte delle cialtronerie che leggete qua, sono state scritte grazie a Trenitalia :P). In arrivo, ça va sans dire, anche gli empties, un pò ingloriosi questo mese.

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