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Ovvero, avere un bagno grande ha il suo gran perché.
Nella nuova casa milanese sono riuscita a sistemare i miei prodotti in modo quasi umani e mi sento quasi in colpa per il mio piccolo spazio sopra la lavatrice che avevo a Roma (che giuro, appena ritrovo le foto fatte prima di partire pubblico per non farmi prendere per matta).

Come sempre mi piace iniziare con una puntualizzazione. So che molte persone non dedicano tanto spazio ai propri trucchi in casa. So anche che se faccio un calcolo complessivo del valore monetario della roba che ho potrebbe venirmi un coccolone. MA è una cosa che amo, sono cose che uso, soprattutto sono cose che mi fanno stare bene e sorridere.
Ci sono donne che compensano comprando scarpe e vestiti senza soluzione di continuità, ecco io potrei rabbrividire di fronte ai vostri armadi e alle vostre scarpiere. Potrebbe venirmi l’ansia al pensiero di chi butta soldi comprando solo primi prezzi al supermercato, a chi usa la macchina per fare 100 metri e spendi centinaia di euro in benzina, a chi non sa rinunciare ad andare dall’estetista una volta a settimana per farsi la manicure o dal parrucchiere per la piega. Ognuno ha bisogno di qualcosa per sentirsi se stesso e farlo senza remore. Io ho i trucchi (tra le mille altre cose, eh!).

Durante il trasloco, che da brava pigra è durato un sacco di tempo, mi sono resa conto di quanti prodotti inutili tenessi nel mio stash e che ogni mattina mi rendevano la vita davvero difficile. Il tempo dedicato al trucco diventava l’epopea de “Alla ricerca dell’ombretto perduto”.
Ho quindi deciso di ridurre notevolmente i prodotti da tenere a portata di mano e di lasciare all’interno del mobiletto del bagno, pronti per essere utilizzati quando ho qualcosa più di 10minuti10 per uscire di casa presentabile (no, è inutile che mi tenga i pigmenti in mezzo alle mani quando so che non li utilizzerò mai se non ho almeno una mezzoretta per ripulirmi la faccia dai fall-out).

In più, come se non fossi già abbastanza geniale, nella furia del trasloco avevo dimenticato una delle fondamentali scatole “bagno” – in cui avevo riposto con tanto amore tutti i miei cassettoni Muji.
Mi sono dovuta arrabattare un po’ e ho quindi deviato versoio sfigatissimo mobilitino ikea (sì, l’ho colorato da sola e si vede) in cui prima tenevo i materiali da disegno.

Questa soluzione in realtà non mi dispiace troppo, la trovo bella compatta, anche se i miei pennelli necessitano di una sistemazione un tantino più ariosa (credono che, stretti come i cinesi, comincino a odiarsi e avere qualche problema di convivenza).

Dopo tutto questo inutile sproloquio passiamo alle biutistescion vera e propria.
Ma voglio fare una piccola premessa: come avrete modo di vedere molti prodotti saranno sporchi e pieni di ditate, i cassettoni ospiteranno qualche residuo di mina… Ecco, questa è la realtà, di cosa mi ritrovo davanti ogni mattina. Sinceramente, non mi sembrava onesto né verso di voi, né tantomeno nei confronti della donna pasticciona che sono, mettere in questo spazio che rappresenta me, una beauty station perfettamente ordinata e pulita giusto il tempo di fare due foto.
(leggi: non voglio sentire commenti del tipo “ma quant’è sporco!”, “ma che schifo!” – I show you mine if you show me yours)

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Eccola qui in tutta il suo essere arrabattato ma con stile. A parte l mobiletto ho naturalmente monopolizzato tutto il ripiano con i miei profumi, scatole (ancora vuote ma è importante marcare il territorio), una scatola di campioncini (non c’è nella foto – che tengo in bella vista per riuscire a smaltirli più velocemente) e i miei prodotti per i capelli (mollettone, forcine e cerchietti indispensabili quando si hanno capelli chilometrici).

biutistescion

Sulla parte di appoggio c’è davvero una piccola fiera dell’inutilità disordinata: oltre ai rossetti (che avranno preso nuova e più decorosa collocazione) e i pennelli (lo so che provate pena per loro) ho alcuni prodotti non esattamente di immediato utilizzo ma con i quali ho un forte legame affettivo, oltre ad avere un packaging particolarmente bello: la crema per il corpo Angel by Thierry Mugler (non so se nota ma la confezione è piana di glitter), regalo della mia migliore amica e una palette di Dior in edizione limitata di qualche anno fa, che mia madre mi ha regalato il giorno della laurea.
Si ho la tendenza maniacale a dover riempire gli spazi e “personalizzarli”, io lo chiamo “effetto poster teenager”, un po’ come quando a 13 anni avevo ogni centimetro dei muri della cambretta coperta da poster e fotografie.

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Nel cassetto più basso tengo, in ordine creativo e alternativo, tutti i prodotti che uso più frequentemente per la base: fondotinta, correttori, blush, l’unico prodotto da countiring che ho intenzione di possedere (Hoola di Benefit), un primer random (il porefessional di Benefit che posso dare anche sopra al make-up se vedo che non ci siamo proprio – gli altri li tendo nel “ripostiglio” visto che li uso in occasioni praticamente eccezionali), illuminanti e ciprie. Special guest: il pennello doppio di Kiko (non male) e che essendo appunto odiosamente doppio non posso tenere insieme agli altri, pena la distruzione di uno dei due pennelli.

L’idea futura, se mantengo questa disposizione, è quella di creare dei divisori interno per separare le categorie di prodotti, perché anche rovistare vuole il suo tempo e spesso finisce che prendo il primo blusa che mi capita tra le mani, dimenticandomi degli altri (forse ho scoperto perché outlook rosy sta finendo così in fretta)

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Nel secondo cassetto ho tutti i prodotti quotidiani per gli occhi, malamente mischiati tra loro nel vano tentativo di stringere alleanze intercosmetiche.
Quei due o tre prodotti che uso la mattina (se hai dieciminutidieci non puoi stare troppo attento alle sfumature, soprattutto se sei miope e non hai la mano ferma). Sì tu chiamala se cuoi tristezza, visto che campeggiano in primo piano sia la naked 1 che la basics. Lo so, lo so, sembro un’altra persona rispetto ai post di qualche mese fa. A mia discolpa posso solo dire che: in realtà di prodotti colorati ce ne sono tanti lì dentro (una quantità immonda di palette sleek, ombretti depottati, eye-liner colorati), e che se la mattina non hai nemmeno volgi di pensare schiaffarsi addosso un taupe luminoso e ‘na botta di marrone sulla piega (i tecnicismi sono sempre stati il mio forte) risolve complesse relazioni sinaptiche non riesco a mettere in moto prima di colazione.
Questa è la parte dove ho fatto le maggiori cernite, un po’ perché dopo are distrutta la mia ammatassa ultramatte di Sleek ho detto basta ai tentavi di depottaggio; un po’ perché mi rendevo conto che moltissimi prodotti li uso solo quando ho oggettivamente tempo.
L’unica cosa da cui non riesco proprio a separarmi sono i miei adorati ombretti in crema, da cui mi rendo conto ho una leggera dipendenza.

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Passando ai cassetti piccoli, nel primo da sinistra ho le mie matite occhi standard, quelle che a rotazione mette sempre, oltre ai miei inseparabili eye-liner (per la cronaca quello teal di Inglot è insieme agli ombretti in crema, visto che lo uso indistintamente in entrambi i modi). L’idea di metterne su poche mi permette anche di consumarle più velocemente, che non è proprio un male visto che tendo all’accumulo un po’ come i protagonisti di “sepolti in casa”. E si, quelli sono i residui di mina che non ho ancora avuto voglia di togliere.

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Nel cassettino centrale i prodotti per ciglia e sopracciglia, che si stanno inspiegabilmente moltiplicando (fischietta con fare vago), tra matite per le sopracciglia, highlighter, mascara, top coat, primer, ho un buon assortimenti prodotti…
Poca roba ma che devo sempre avere a portata di mano velocemente, se fosse pieno passerei metà dal tempo a imprecare Anakin Skywalker per trovare il mascara.

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Nell’ultimo cassetto, confesso che all’inizio non avevo per niente le idee chiara su coma metterci. Avevo pensato ai rossetti, ma la trovavo una sistemazione poco pratica; alla fine ho deciso di mettere i prodotti per capelli di piccole dimensioni che uso abbastanza di frequente. Come la Phyto, il moroccan oil, e qualche camioncino random di nasci argan che resiste ancora dal Comsoprof dell’anno scorso e che uso quando mi finisce lo shampoo.

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Infine, i rossetti. Tasto dolentissimo, perché a parte che nel trasloco un paio sono finiti nel paradiso degli amori perduti (Craving se sei in ascolto…torna a casa dalla mamma ç_____ç), è evidente come sia scomodo ogni mattina prendere il rossetto giusto, soprattutto se hanno più o meno tutto lo stesse packaging, e senza al contempo buttarne metà giù. Per ora cerco di limitare il più possibile i danni e medito sulla via d’uscita migliore (any suggestions?)

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Anche i pennelli sono in attesa di una riorganizzazione, per ora ho cercato di tenerli il più possibile puliti (anche se non si direbbe, lo so) visto che sono uno attaccato all’altro. Il problema vero sono i pennelli viso che hanno dimensioni ciclopiche. Ammetto comunque che anche inq usto sono abbastanza abitudinaria, rispetto a quanti sono quelli che uso con maggiore frequenza saranno 6, 7 al massimo. Però, ecco, i pennelli mi piace averli tutti davanti agli occhi, no non ho una rara forma di pennellofilia, però per me rappresentano un po’ tutto il percorso che ho fatto nel mondo beauty, dal primo “non applicatore in spugna” al “pennello da countiring”. Si, gli voglio tanto bene ai miei pennelli.

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La cosa che davvero mi manca di più è uno specchio sopra, bello comodo e illuminato, che mi eviti la famosa maratona mattutina dal cassetto al lavandino. Avrei puntato, da brava consumatrice non responsabile quale sono, quello di babyliss ma non ho ancora avuto la forza di spendere così tanto per qualcosa che non sono nemmeno sicura di dove posizionare.

Tutta la biutistescion è molto in divenire, non sono ancora sicura di tenerla così, o di tornare ai cassettoni Muji che nel frattempo sono sbarcati in terra meneghina. Sono ben accette consigli e suggerimenti; tutto è molto in divenire perché non sono soddisfatta al cento per cento, ma data la mia epocale accidia ogni cambiamento richiede tempi biblici.

L’anti biutistescion diventa borghese

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